Mid small cap e pir, per navigare i mercati volatili

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
22.3.2022
Tempo di lettura: 3'
Nonostante il calo delle ultime settimane, le mid small cap italiane hanno sovraperformato il mercato più ampio. Cresce la raccolta dei pir

Intermonte ha pubblicato il report mensile sulle mid small cap italiane. Da inizio anno gli indici Ftse rispettivi hanno sovraperformato il mercato del 2,9% e del 2%

Secondo gli ultimi dati Assogestioni, nel quarto trimestre la raccolta netta dei pir è stata pari a 379,5 milioni di euro, in accelerazione rispetto ai trimestri precedenti

Prima i tassi, poi la guerra hanno messo fine alla cavalcata delle mid small cap italiane in borsa. Tuttavia, rispetto al mercato più ampio, anche in queste settimane caratterizzate da corsi azionari simili a montagne russe, il segmento è risultato reggere meglio all'urto della paura. Mentre Piazza Affari scendeva del 9,2% nell'ultimo mese e dell'11,9% da inizio anno (prezzi al 17 marzo 2022) l'indice FTSE Italia Mid-Cap (-6,3% nell'ultimo mese) ha sovraperformato l'indice principale del 2,9% (-1,2% ytd su base relativa). Per l'indice small cap invece le sovraperfomance sono pari al 3,5% e al 2%.
È quanto emerge dall'ultimo report di Intermonte, che ha evidenziato la maggiore resilienza delle pmi italiane quotate in questo contesto di alta volatilità innescato dalla guerra in Ucraina, che ha aggiunto un'incertezza geopolitica senza precedenti a uno scenario macro già scosso dai timori di stagflazione. La performance relativamente migliore delle mid/small cap si spiega, in parte, con un migliore mix settoriale, in parte con una maggiore inerzia nel riequilibrare i portafogli meno liquidi. Ad ogni modo se il newsflow negativo della guerra dovesse continuare, potrà impattare negativamente le mid/small cap, in quanto asset relativamente più rischiosi. A ciò si aggiungono le tensioni sul mercato delle materie prime ed energetico.

Durante la reporting season, l'approccio del mercato è rimasto cauto, soprattutto sui nomi esposti a Russia/Ucraina o soggetti a maggiori rischi di margin squeeze, mentre le principali reazioni positive si sono registrate per le società operanti nei settori digitale e rinnovabili, che hanno parzialmente recuperato il de-rating registrato a febbraio. Nel corso della prossima settimana, la conferenza STAR dovrebbe offrire l'opportunità ad alcuni titoli di alta qualità di rassicurare gli investitori sulla possibilità di confermare una direzione positiva delle stime per quest'anno.

Intermonte ha attuato una revisione del +4% delle nostre stime eps 2022, soprattutto grazie ad alcuni aggiornamenti degli utili dei titoli energetici, mentre ha tagliato le previsioni per la nostra copertura mid/small cap del 5,4%. Il report ha poi evidenziato che la liquidità per le mid-cap ha visto una crescita più limitata delle large-cap, mostrando una variazione del +18,8%, mentre per le small cap la stessa metrica è diminuita del 2,6%.
Per quanto riguarda i Pir, dagli ultimi dati Assogestioni è emerso come la raccolta netta è stata pari a 379,5 milioni di euro nel 4Q21, con un'ulteriore accelerazione della raccolta positiva rispetto al 2Q21 (+106 mln) e 3Q21 (+155 mln) dopo tre precedenti trimestri di deflussi. Gli afflussi totali nel 2021 hanno raggiunto i 323 mln di euro. Secondo Il Sole 24 Ore, la raccolta di gennaio 2022 dovrebbe essere rimasta in territorio positivo per 63,5 milioni di euro, un trend positivo che è proseguito a febbraio, dove si dovrebbe essere registrata una raccolta di 37,7 milioni di euro.

Le di ipotesi di Intermonte alla base delle stime attuali sono le seguenti:

  • Per il 2022 una raccolta lorda da parte di nuovi sottoscrittori di Pir di 1,8 miliardi di euro;

  • Per quanti sottoscrivono Pir in modo continuativo, una raccolta complessiva nel secondo anno pari a una parte della somma accantonata nel primo anno (dal 35% al 40% nel nostro modello); nei restanti anni (cioè dal terzo al quinto anno) una raccolta stabile, equivalente in media al 60% degli investimenti fatti nel secondo anno;

  • Infine, calcola l'ammontare del capitale che sarà ritirato dagli investitori che decidono di uscire dal fondo prima del termine di cinque anni (per qualsiasi motivo) a circa il 4% del patrimonio in gestione nel 2021 e oltre.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti