Investimenti al femminile: nel portafoglio mattone e cripto

Rita Annunziata
8.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Il 29% delle donne che non hanno ancora investito dichiara che prenderebbe in considerazione l'immobiliare. Seguono le criptovalute

Il 56% delle donne che non ha ancora investito dichiara di aver valutato questa possibilità in passato, una quota che sale al 60% tra chi ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni

Tra gli ostacoli che si frappongono tra donne e finanza (sia tra chi già investe che tra chi non ha ancora iniziato a farlo) si cita la mancanza di reddito disponibile

Patrizia Franchi di Moneyfarm: “Le donne hanno dimostrato di riuscire a tenere i nervi saldi anche nei momenti in cui i mercati sono stati più volatili, come in piena pandemia”

La finanza al femminile, ancora agli albori, cela una certa curiosità verso nuove forme di investimento: il 29% delle donne che non hanno ancora mobilitato i propri risparmi dichiara che probabilmente prenderebbe in considerazione il settore immobiliare, seguito dalle criptovalute (26%) e dai prodotti bancari (23%). Un desiderio che si lega alla possibilità (attesa) di accrescere il proprio “gruzzoletto” nel lungo termine nel 41% dei casi ma anche di costruire una sicurezza finanziaria per la propria famiglia nel 40% e incrementare rapidamente il proprio capitale nel 29%. Anche se la mancanza di reddito disponibile continua a essere citata come una delle principali motivazioni che le terrebbe distanti dal mondo finanziario.
Sono i risultati di una nuova ricerca condotta dall'istituto di ricerca Sapio per conto di N26 nel mese di febbraio su un campione totale di oltre 16mila individui tra donne e uomini in Austria, Francia, Germania, Italia, Spagna. Quanto all'Italia, in particolare, si parla di 1.483 donne residenti e 1.492 uomini. Il 56% delle risparmiatrici che non ha ancora investito dichiara di aver valutato questa possibilità in passato, una quota che sale al 60% tra chi ha un'età compresa tra i 35 e i 44 anni. Come anticipato in apertura, il 29% punterebbe sul mattone, il 26% sulle criptovalute e il 23% sui prodotti bancari. Il 72% delle donne che già investono stima di aumentare la somma mensile destinata nel 2022. Quelle tra i 35 e i 44 anni prevedono di raddoppiare tale cifra (+111%).
Tra gli ostacoli che si frappongono tra donne e finanza (sia tra chi già investe che tra chi non ha ancora iniziato a farlo) si cita innanzitutto la mancanza di reddito disponibile, rispettivamente per il 42 e il 52%. Il 33% delle investitrici lamenta anche una certa incertezza sulla propria stabilità finanziaria futura, mentre il 32% di coloro che non investono ancora parla di una scarsa conoscenza (32%) e di una mancanza di fiducia nei prodotti d'investimento (15%). A spingerle a investire, invece, potrebbe essere un'adeguata formazione sul tema (28%), conversazioni più aperte e semplici su vantaggi e rischi connessi (23%) e il sostegno di un professionista (22%).

Stando a un'altra indagine condotta nello stesso periodo da Moneyfarm sui suoi oltre 80mila clienti attivi tra Italia e Regno Unito, le donne che puntano a investire per la pensione rappresentano in questo contesto quasi il doppio degli uomini. Quelle che invece investono per difendersi dall'inflazione rappresentano il 55% in più della controparte maschile. Inoltre, le investitrici rivelano anche una maggiore avversione al rischio. Identificando il profilo di rischio su una scala da 1 a 6, la società internazionale d'investimento ha svelato come il 40,1% delle donne vanti un profilo di rischio prudente (tra 1 e 3) a fronte del 24,2% degli uomini. Solo nel 10,1% dei casi si registra un profilo di rischio elevato (pari a 6), sette punti percentuali in meno rispetto la controparte maschile. “Le donne sono meno impulsive degli uomini quando investono”, interviene Patrizia Franchi, investment consultant manager di Moneyfarm. “E hanno dimostrato di riuscire a tenere i nervi saldi anche nei momenti in cui i mercati sono stati più volatili, come in piena pandemia”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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