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Crypto-asset, in arrivo nuove regole per gli operatori. Caos sugli Nft | WeWealth

Crypto-asset, in arrivo nuove regole per gli operatori. Caos sugli Nft

Rita Annunziata
28.3.2023
Tempo di lettura: 3'
È in fase di conclusione l’iter di approvazione del nuovo regolamento europeo sulle cripto-attività (MiCa). In bilico l’inclusione degli Nft nel perimetro di applicazione della direttiva. Ecco cosa cambierà concretamente per gli operatori

La bozza finale del Regolamento MiCa conferma la ripartizione dei crypto-asset in tre categorie: asset-referenced tokens, e-money tokens e utility token

I crypto influencer saranno tenuti a indicare in modo chiaro e trasparente la natura pubblicitaria dei contenuti che diffondono sui propri canali social

È attesa nelle prossime settimane, entro la fine di aprile, l’approvazione definitiva del nuovo regolamento europeo sulle cripto-attività (MiCa). Poi, l’obbligo di adeguamento scatterà dopo 18 mesi dalla data di entrata in vigore, presumibilmente a partire dal secondo semestre del 2024. Resta ancora irrisolto intanto il nodo dei Non-fungible token, l’unica categoria di asset digitali che presenta incertezze circa l’inclusione o meno nel perimetro di applicazione della direttiva. Ma cosa cambierà concretamente per gli operatori? E a cosa dovranno prestare attenzione, in particolare, i crypto influencer? Andiamo per gradi, ricostruendo l’evoluzione di un provvedimento che, secondo gli esperti, ancora prima di essere pubblicato, rischia di venir superato dalla portata innovativa del settore che si appresta a regolare.


La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento MiCa il 24 settembre 2020, come parte di un più ampio pacchetto sulla finanza digitale volto a promuovere sviluppo tecnologico, stabilità finanziaria e protezione dei consumatori. Il Consiglio ha successivamente adottato il suo mandato negoziale il 24 novembre 2021; i triloghi tra i colegislatori hanno avuto inizio il 31 marzo 2022, fino ad arrivare all’accordo provvisorio tra Consiglio e Parlamento nel mese di giugno. Da allora, la data di approvazione definitiva della direttiva ha subito diversi slittamenti, alimentando l’attesa degli operatori del mercato. “Un’attesa che, da un lato, deriva dal fatto che la gestazione di questa normativa abbia richiesto molto tempo proprio per la sua portata innovativa”, spiega a We Wealth Marco Boldini, partner e head del dipartimento di fintech e regulatory di Orrick Italia. “Ma allo stesso tempo anche dalla percezione che stia per uscire un regolamento che sia stato già superato dalla tecnologia, tarato sugli schemi e i paradigmi della regolamentazione finanziaria classica”.


Regolamento MiCa: a chi si applica

“Il perimetro applicativo è molto vasto, perché si applica a tutte le persone fisiche e giuridiche coinvolte nell’emissione, negoziazione e fornitura di servizi correlati all’interno dell’Unione europea”, continua Boldini. “E quando si parla di servizi correlati si apre un’enorme voragine, perché si intendono tutti i servizi che in qualche modo rientrano nella filiera delle criptovalute, catturando anche quegli operatori che fino a poco tempo fa non erano pensati per divenire soggetti regolamentati. Si va dall’emissione al collocamento di crypto-asset, fino alla loro custodia e amministrazione e a tutti i servizi di ricezione e trasmissione”.


Le novità del nuovo regolamento

La bozza finale conferma la ripartizione dei crypto-asset in tre categorie: asset-referenced tokens (stablecoins), e-money tokens e utility token. “Il Regolamento MiCa tenta infatti di fornire una definizione chiara dei crypto-asset, definendoli come la rappresentazione digitale di diritti trasferibili”, interviene Boldini. “Al loro interno, si definisce per la prima volta anche l’utility token, che fornisce l’accesso digitale a un bene o un servizio su tecnologia blockchain e che di conseguenza è accettato generalmente solo dall’emittente del token. Sono novità dunque molto tecniche, che hanno che vedere con l’ambito oggettivo (quali servizi rientrano), soggettivo (a quali soggetti si rivolge) e tecnico. Il che porrà inevitabilmente dei temi interpretativi nelle prossime settimane e mesi, mentre l’evoluzione tecnologica imporrà all’interprete di incasellare nuovi prodotti partoriti dai mercati all’interno di una di queste categorie”.


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Gli obblighi per i crypto influencer

A dover prestare attenzione ai nuovi obblighi in dirittura d’arrivo dovranno essere anche i crypto influencer, vale a dire quei soggetti noti che ne suggeriscono l’acquisto ai propri follower tramite i social. Come ricorda Boldini, dovranno infatti indicare in modo chiaro e trasparente la natura pubblicitaria del contenuto che diffondono; se ricevono compensi o incentivi per promuovere crypto-asset, saranno tenuti a precisarlo con esattezza; e dovranno infine rispettare le regole sulla manipolazione del mercato. “Sono state portate all’interno del MiCa tutte quelle regole di comportamento del marketing e della pubblicità tipiche del mondo finanziario tradizionale”, conferma insomma l’esperto.


Cosa cambia per gli operatori di valute virtuali

Quanto invece ai soggetti che già si sono mossi all’interno di questo perimetro offrendo servizi collegati agli asset digitali, le stringenti maglie della regolamentazione potrebbero innescare nuove problematiche. “Tecnicamente questi soggetti hanno già dovuto iscriversi al registro dell’Oam (il Registro operatori valute virtuali, ndr) che si occupa principalmente, ma non esclusivamente, di tenere traccia di tutte le attività degli operatori del mondo cripto, soprattutto da un punto di vista dell’antiriciclaggio”, ricorda Boldini. “Con l’entrata in vigore del MiCa, dovranno rafforzare ulteriormente la loro struttura e i loro controlli, ottenendo quella che può essere definita un’autorizzazione full, più onerosa di quella dell’Oam. Questo richiede investimenti in infrastrutture, personale e procedure esterne, rischiando di scoraggiare chi non ha un’ottima intuizione o chi, pur avendo un’ottima intuizione, non possiede i mezzi economici per accedere a un’autorizzazione come questa; anche considerando che si tratta spesso di startup”. Tra i nuovi obblighi post-MiCa, oltre a quelli relativi al market abuse, si parla di trasparenza contrattuale, divieto di divulgare informazioni fuorvianti, non veritiere o inesatte dal punto di vista pubblicitario e del marketing, e dell’impossibilità di operare in mancanza di licenza


MiCa: che fine faranno gli Nft?

Come anticipato in apertura, resta infine da sciogliere il nodo Nft, attualmente non espressamente inclusi nel perimetro di applicazione del Regolamento MiCa. “Qualora la loro inclusione dovesse essere confermata, chi offre Nft (piattaforme di scambio o gallerie d’arte online, per esempio) dovrà adeguarsi non solo alle regole sulla custodia, l’amministrazione e la negoziazione dei token, ma anche alle specifiche disposizioni sul market abuse, il che aumenterebbe costi e complessità per gli operatori del settore”, dichiara Boldini. “Immobili di lusso, diritti musicali, opere d’arte rientrerebbero nel regolamento solo se rappresentati digitalmente come crypto-asset”, precisa l’esperto. “È un tema che va discusso, anche perché bisognerà conciliare queste norme con le regole standard del diritto civile”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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