Convivenze di fatto. Come tutelare il patrimonio?

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Nicola Dimitri
24.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Le più recenti riforme in materia di famiglia si pongono a favore di istituti familiari diversi da quelli tradizionali, fondati sul matrimonio. Allo stesso tempo, benché il concetto di famiglia si sia evoluto, allarga...

La disciplina sulle convivenze di fatto non prevede, a differenza di quanto non accada per le unioni civili, sufficienti tutele in ambito successorio e patrimoniale

È opportuno individuare i negozi giuridici e gli strumenti contrattuali idonei a tutelare il patrimonio dei conviventi

Per tutelare e proteggere il patrimonio dei conviventi nel modo corretto non bisogna escludere l'opportunità di ricorrere ad una pianificazione patrimoniale e successoria

La società evolve e con essa anche gli schemi giuridici che disciplinano l'unione tra due persone. Con riferimento all'Italia, infatti, a partire dal 2016, grazie alla L. 76/2016 (meglio conosciuta come legge Cirinnà), sono stati introdotti due nuovi istituti, che si affiancano ai tradizionali modelli familiari fondati sul matrimonio. Nello specifico, si tratta delle convivenze di fatto e delle unioni civili.L'unione civile è un istituto previsto per consentire alle coppie same-sex di vedersi riconosciuti i medesimi diritti attribuiti alle coppie coniugate dal vincolo del matrimonio, in forza di un atto che incide sullo stato civile.La disciplina su...
E invero, nonostante entrambe le fattispecie siano disciplinate dalla medesima legge, tra le due discipline sussistono differenze sostanziali.

Se per le coppie dello stesso sesso unite civilmente, non si pongono problemi di natura patrimoniale e successoria, potendo le stesse (tra le altre cose) instaurare il regime di comunione dei beni e adottare il regime del fondo patrimoniale, diverso discorso deve essere fatto per il caso delle convivenze di fatto.

Nella disciplina sulle famiglie di fatto, in effetti, ad eccezione del fatto che il convivente - come accade nel matrimonio o nelle unioni civili - potrà partecipare agli utili e agli incrementi dell'impresa individuale del compagno imprenditore, sussistono numerose incertezze e lacune normative; sia in ambito patrimoniale che successorio.

In ambito successorio, il convivente superstite non gode di alcun diritto sull'eredità del partner defunto, tanto che si tratti di successione legittima, quanto di successione necessaria.

Tuttalpiù, sarà possibile destinare al convivente superstite, ove nominato nel testamento quale erede, la quota disponibile; vale a dire la quota di eredità di cui il testatore può disporre a piacimento, nel rispetto dei diritti dei legittimari.

Tra conviventi, inoltre, non si instaura il regime di comunione sugli acquisti: in questo senso, ogni partner rimane titolare esclusivo dei beni che acquista e, in mancanza di un apposito contratto, i rapporti patrimoniali all'interno della coppia resteranno, di fatto, privi di una specifica regolazione.
In questo scenario, alla luce delle criticità e dei vuoti normativi evidenziati, risulta determinante individuare gli istituti o gli strumenti contrattuali che possono permettere ai conviventi di tutelare nel modo corretto il loro patrimonio.

In primo luogo, deve prendersi in considerazione il contratto di convivenza.

La coppia di conviventi, infatti, con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, potrà stipulare un contratto (da trasmettersi all'ufficio anagrafe del comune di residenza), attraverso cui disciplinare le modalità di contribuzione ai bisogni della famiglia e regolare i rapporti e le questioni patrimoniali. In questo modo, ad esempio, si potrà ottenere la messa in comune dei diritti maturati, e dei beni acquistati, nelle more della convivenza.

In secondo luogo, poiché non è data la possibilità ai conviventi di istituire un fondo patrimoniale (trattandosi, quest'ultimo, di una convenzione matrimoniale), occorre porre l'attenzione sull'opportunità di costituire un vincolo di destinazione, o istituire un trust.

Con il vincolo di destinazione sarà possibile destinare beni immobili o mobili registrati ad uno scopo meritevole di tutela, limitando così l'esposizione dei beni alla responsabilità patrimoniale.

Il testamento con vincolo di destinazione (ad esempio sulla casa di proprietà a favore di un figlio, concedendo l'usufrutto al convivente), permetterebbe di apporre un vincolo sul bene, separandolo dalla restante massa patrimoniale e proteggendolo da eventuali aggressioni di terzi.

Mediante l'istituzione di un trust (eventualmente trust auto-dichiarato, fattispecie in cui il disponente rimane proprietario dei beni e coincide con il trustee), si potrebbero, invece, ottenere altri effetti protettivi sui beni a favore del convivente.

Ebbene, quando si parla di convivenza di fatto, che sia determinata da coppie dello stesso sesso o di sesso diverso, sono numerose le criticità che possono emergere.

In questi termini, può rivelarsi utile analizzare esaustivamente la struttura del patrimonio, in tutte le sue componenti, ricorrendo anche all'ausilio di consulenti esperti in pianificazione successoria e patrimoniale.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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