Assegno di mantenimento ai figli: quando può essere revocato?

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Nicola Dimitri
25.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Il dovere di corrispondere l’assegno di mantenimento deve venire meno nel caso in cui il mancato raggiungimento dell'indipendenza economica si possa ricondurre alla mancanza di un impegno a cercare un'occupazione da parte del figlio.

L’obbligo di sostenere economicamente la prole permane a carico del genitore obbligato anche dopo la maggiore età del figlio

L’assegno di mantenimento mensile può essere revocato se il figlio sceglie di non rendersi economicamente indipendente

L’assegno di mantenimento non ha una funzione assistenziale incondizionata dei figli disoccupati. 

Così si esprime la Corte di Cassazione che, su un caso recente, venuto alla ribalta sul piano nazionale, ha statuito che il figlio che rifiuta offerte di lavoro perde il diritto a essere mantenuto dal genitore.

L’assegno di mantenimento in favore dei figli, in linea generale, risponde al dovere dei genitori, anche quando separati, di provvedere al mantenimento di questi ultimi, affinché l’interruzione dei rapporti personali tra coniugi non incida, almeno dal punto di vista economico-patrimoniale, sulla prole.

In questi termini, anche in relazione alle sostanze economiche e patrimoniali dei genitori, il genitore obbligato all’erogazione dell’assegno provvederà periodicamente a garantire la somma individuata al proprio figlio.

L’obbligo di sostenere economicamente la prole permane a carico del genitore obbligato anche dopo la maggiore età del figlio, almeno fino a quando questo non abbia raggiunto una comprovata indipendenza economica.

Ebbene, cosa accade, invece, se il figlio assegnatario del mantenimento, si mette volontariamente nella condizione di non raggiungere la suddetta indipendenza economica?

Ad avviso dei giudici di legittimità, l’assegno di mantenimento mensile, dovuto dal genitore nei confronti del figlio maggiorenne, non può essere garantito all’infinito.

Al contrario, l'assegno può essere revocato ove si dimostri che il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica di quest’ultimo è riconducibile esclusivamente a sua colpa.

Nel recente caso giurisprudenziale, divenuto popolare, la figlia ventiduenne percettrice dell’assegno mensile erogato dal padre divorziato, senza apparente ragione aveva rifiutato almeno due offerte di lavoro a tempo determinato; una di queste, pervenuta direttamente dal padre, il quale aveva proposto alla figlia di assumerla quale segretaria del suo studio legale.

E invero, una simile condotta, ad avviso della Corte, mette in evidenza la volontà della figlia di non voler raggiungere, pur avendone possibilità, alcun tipo di indipendenza economica, apparendo tale scelta non giustificata da una diversa e coerente scelta progettuale alternativa, come ad esempio continuare gli studi.

In conclusione, per la Suprema Corte, l’assegno di mantenimento non può assumere una incondizionata e illimitata (quanto a contenuto e durata) funzione assistenziale a favore dei figli maggiorenni disoccupati, dovendo il relativo obbligo di corresponsione venire meno nel caso in cui il mancato raggiungimento dell'indipendenza economica si possa ricondurre alla mancanza di un impegno effettivo del figlio a trovare un'occupazione o ad impegnarsi in un progetto formativo rivolto all'acquisizione di competenze professionali.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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