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Mercato immobiliare, 5 generazioni a confronto: i nuovi trend | WeWealth

Mercato immobiliare, 5 generazioni a confronto: i nuovi trend

Tempo di lettura: 3'
Le abitudini degli italiani stanno cambiando e le loro necessità si differenziano da generazione a generazione: ecco le risposte del mercato immobiliare in ambito residenziale (life), uffici (work) e retail (shop)

“Le abitudini degli italiani stanno cambiando e noi operatori del mercato immobiliare dobbiamo essere in grado di leggere questi cambiamenti e adattarci alle nuove sfide che ci troviamo davanti”. Lo ha detto Mirko Baldini, ceo di Cbre Italy, presentando l’indagine della società immobiliare dal titolo “Live-work-shop Italy”, nella quale sono state intervistate oltre 20mila persone in tutto il mondo ed estrapolati i risultati ottenuti dai 1.100 intervistati italiani. 


I comportamenti delle varie generazioni e gli effetti sul mercato immobiliare 

Cinque le generazioni a confronto: il 16% appartenenti alla Gen Z (età 18-25 anni), il 17% ai Late Millennials (26-33 anni), il 18% agli Early Millennials (34-41 anni), il 31% alla Gen X (42-57 anni) e, infine, il restante 19% ai Baby Boomers (dai 58 anni in su). Queste le percentuali a livello mondiale, che non si discostano però per più di uno-quattro punti percentuale massimo se si guarda la situazione italiana. L’indagine evidenzia come “la globalizzazione stia appianando le varie differenze geografiche, con gli italiani che sono allineati agli altri paesi sulle principali tendenze (dall'e-commerce al lavoro ibrido)", ha spiegato Giulia Ghiani, head of research & data intelligence di Cbre Italy, che poi però ha aggiunto che persistono delle differenze culturali. “In particolare, le differenze generazionali all'interno dell'Italia sembrano essere maggiori rispetto a quelle tra i diversi Paesi”, ha aggiunto Ghiani.

Come si stanno muovendo i vari settori immobiliari e quali i trend emergenti? 


Il settore residenziale: focus sul “live”

Uno dei temi emerso è forte desiderio di mobilità soprattutto (ma non solo) nelle generazioni più giovani. “Il 37% degli intervistati italiani esprime il desiderio di voler cambiare casa entro i prossimi due anni e la maggior parte di queste persone (63%) ha un'età inferiore ai 33 anni”, ha dichiarato Silvia Gandellini, head of capital markets & A&T High Street di Cbre Italy, commentando i dati della ricerca che mostrano una forte preminenza di proprietari di casa ma anche un forte interesse alla formula dell’affitto

Vediamo i numeri: degli intervistati, il 61% possiede un’abitazione di proprietà, con percentuali diverse a seconda delle varie generazioni. Si va infatti dal 41% della Gen Z all'81% dei Baby Boomers. Per quanto riguarda le persone di età inferiore ai 33 anni, queste infatti sono le più propense a trasferirsi in alloggi in affitto (73% degli intervistati sotto i 33 anni)

La sostenibilità della spesa per l’abitazione cambia molto tra le generazioni, penalizzando le fasce di popolazione più giovani, in particolare nelle aree centrali delle grandi città. Gli young, infatti, continuano a porre una forte attenzione al prezzo, come conseguenza di una minore capacità di spesa. In linea con i risultati europei è la preferenza degli italiani a trasferirsi in aree più decentrate, mentre è interessante notare come i due estremi della popolazione, Baby Boomers e Gen Z, sono quelli più propensi a trasferirsi all’estero. 


Quali sono le sfide del mercato residenziale italiano?
“Nei prossimi anni il settore residenziale dovrà essere in grado di offrire alternative economicamente più accessibili, in particolare abitazioni in affitto attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti multi-family e built-to-rent nelle grandi città”, ha spiegato Gandellini, aggiungendo che sono queste le richieste delle generazioni più giovani e degli individui con risorse economiche limitate. “La sfida per il settore sarà quella di offrire soluzioni abitative con un impatto positivo sia a livello ambientale che sociale, come affordable housing, senior living e student housing”, ha poi aggiunto, precisando che l’investimento multi-family è in grado di generare una redditività intorno al 4% netto.


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Il settore degli uffici: focus sul “work” 

“Gli uffici sono tornati a essere l’asset class di riferimento, ma in una veste chiave”, ha spiegato Fabio Mantegazza, head of advisory & transaction services di Cbre Italy, precisando che “il lavoro ibrido è ormai una tendenza chiave nel mondo office” e che, “nei prossimi anni, ci aspettiamo che le aziende corporate privilegeranno uffici situati in location fortemente accessibili, ricche di servizi e comfort in zona, in grado di offrire un’ottima qualità del lavoro e attenzione al well-being”.

La buona qualità dei servizi e delle strutture è quindi fondamentale per aumentare la soddisfazione dei lavoratori e rendere più attraente il luogo di lavoro. Dalla ricerca emerge che meno della metà degli intervistati italiani (48%) si ritiene complessivamente soddisfatta della qualità del proprio attuale ambiente di lavoro in ufficio, un livello inferiore rispetto ai colleghi europei e mondiali, dove la soddisfazione complessiva raggiunge rispettivamente il 62% e il 66%. 

“Gli occupier dovranno considerare tutti questi aspetti per soddisfare al meglio le richieste dei propri dipendenti e siamo certi che il luogo di lavoro potrà contribuire ad attrarre e trattenere i talenti, soprattutto per le generazioni più giovani”, ha proseguito Mantegazza, che ha spiegato che la redditività del settore degli uffici è di circa il 3,9% netto.

Il settore retail: focus sullo “shop”

Online o negozio fisico? La maggior parte dei consumatori italiani preferisce ancora acquistare in negozio (61%). Alla base di questa preferenza ci sono 3 fattori comuni a tutte le generazioni: la possibilità di vedere e provare i prodotti, la loro immediata disponibilità e il supporto dell'addetto alle vendite. 

Sicuramente però non si può tralasciare la formula dell’online, che raccoglie gli interessi di tutte le generazioni. I nativi digitali non sono, infatti, necessariamente i principali consumatori di e-commerce, come dimostra la ricerca di Cbre Italy dove la Gen Z ha la stessa probabilità della Gen X di acquistare principalmente o esclusivamente online. 

Cosa fare in futuro? “È importante che i retailer si impegnino a migliorare l’esperienza per il consumatore omnicanale e investano nella formazione dei propri dipendenti e nella loro retention, per assicurare al cliente finale tutti i benefici di un ottimo servizio di supporto alle proprie decisioni di acquisto”, ha concluso Baldini.

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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