La riforma del catasto e l'impatto sul patrimonio degli italiani

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La riforma fiscale contiene anche criteri direttivi per la revisione del catasto. Cosa prevede e quale potrebbe essere l'impatto sullo stock immobiliare italiano? Intervista a Paolo Longo, avvocato e consulente legislativo presso la Camera dei Deputati (Commissioni Bilancio e Finanze)

La necessità di avviare una revisione del catasto era già stata segnalata anche in ambito europeo

Lo stock immobiliare italiano, al 31 dicembre 2020, si compone complessivamente di oltre 74,9 milioni di immobili o loro porzioni

Il disegno di legge delega per la riforma fiscale – attualmente all'esame della commissione Finanze della Camera – reca all'articolo 6 principi e criteri direttivi per la revisione del catasto. Dopo l'esito negativo in Commissione delle votazioni su alcune proposte di modifica, il contenuto di tale norma è rimasto inalterato nella sua formulazione originaria.

A che punto siamo? We Wealth lo ha chiesto a Paolo Longo, avvocato e consulente legislativo presso la Camera dei Deputati (Commissioni Bilancio e Finanze)
D: Longo, potrebbe riassumere brevemente il contenuto della riforma del catasto e indicare come si inserisce, tutto questo, in ottica non solo nazionale ma europea?

La necessità di avviare tale revisione era già stata segnalata anche in ambito europeo: nel 2019 il Consiglio dell'Ue, all'interno delle raccomandazioni e dei pareri sulle politiche economiche, occupazionali e di bilancio degli Stati membri, raccomandava all'Italia di riformare i valori catastali non aggiornati, oltre a una revisione delle agevolazioni fiscali, al fine di compensare la riduzione della pressione fiscale sul lavoro.

Più nello specifico, i principi contenuti nella delega sono finalizzati alla modifica del sistema di rilevazione catastale degli immobili, mediante nuovi strumenti da mettere a disposizione dei comuni e dell'Agenzia delle entrate per facilitare l'individuazione e il corretto classamento degli immobili. Vengono, altresì, indicati criteri direttivi da utilizzare per l'integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale (da rendere disponibile a partire dal 1° gennaio 2026). Tali informazioni serviranno ad attribuire all'unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, anche attraverso meccanismi di adeguamento periodico. Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico saranno introdotte adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario considerati i più gravosi oneri di manutenzione e conservazione.

 

D: Qual è, secondo lei, l'impatto della riforma del catasto?

La riforma del catasto avrà sicuramente un rilevante impatto sullo stock immobiliare italiano che, al 31 dicembre 2020, si compone complessivamente – come risulta dall'ultimo rapporto Statistiche catastali 2021 realizzato dall'Agenzia delle entrate – di oltre 74,9 milioni di immobili o loro porzioni. Di questi, circa 64,5 milioni sono censiti nelle categorie catastali “ordinarie” e “speciali”, con attribuzione di rendita catastale (rendita catastale totale di oltre 36,9 miliardi di euro). Sono 6,8 milioni gli immobili che costituiscono i “beni comuni non censibili” (ossia beni di utilità comune a più unità immobiliari, che non producono un reddito proprio). Riguardo ai destinatari, l'Analisi dell'impatto della regolamentazione (Air), allegata alla delega fiscale, rileva che le disposizioni riferite al “Catasto fabbricati”, sebbene per espressa previsione normativa non abbiano ripercussioni fiscali dirette (permanendo il riferimento fiscale alle rendite catastali attualmente vigenti), potrebbero interessare circa 39 milioni di persone fisiche e circa 1,5 milioni di persone giuridiche, intestatarie di immobili urbani.

Sui possibili effetti di finanza pubblica, la relazione tecnica del provvedimento non quantifica la portata degli oneri di spesa relativi alla revisione del catasto – operando un mero rinvio al momento in cui verranno emanati i decreti delegati – tenuto conto del carattere di delega della riforma fiscale.

 

D: La nuova mappatura catastale potrebbe avere effetti sull'imposizione fiscale lato Irpef, imposte di registro, Iva e tasse di successione?

Prevista anche nelle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la riforma degli estimi catastali porterebbe con sé un legittimo interrogativo. Benché le nuove informazioni sul catasto non debbano essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali, rimane comunque il dubbio che l'aggiornamento dei valori catastali possa in futuro determinare politiche macroeconomiche di rientro dal debito pubblico che tengano conto inevitabilmente anche della nuova mappatura catastale, con effetti sull'imposizione fiscale lato Irpef, imposte di registro, Iva e tasse di successione. A ogni modo, questo sistema di classamento servirà, altresì, a far emergere gli immobili fantasma, ossia le unità immobiliari urbane non censite in catasto, nonché i casi di abusivismo edilizio.

 
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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