Intelligenza artificiale: dalle origini a oggi
Come spesso accade, l’intelligenza artificiale (AI) non è un fenomeno recente, ma risale storicamente alla seconda metà del secolo scorso e ha visto alternarsi “inverni” ed “estati” della relativa ricerca, ovvero momenti di stasi (seguiti a fallimenti o disillusioni) e momenti di slancio (seguiti a conferme empiriche o a nuovi orizzonti che queste hanno dischiuso).
Adesso siamo in piena canicola, a giudicare dalla corsa agli “armamenti informatici” di Usa e Cina per il predominio nel campo dell’AI: l’immensa quantità di dati che stiamo generando (nel 2022 sono transitati su internet gli stessi dati transitati dal 1984 al 2016), il crollo del costo delle memorie informatiche e l’esplosione della potenza elaborativa paiono essere le basi fondamentali di questa crescita.
AI nelle aziende: da vantaggio competitivo a necessità strategica
Nelle aziende l’Intelligenza artificiale si sta rapidamente trasformando da elemento distintivo a leva strategica imprescindibile per la competitività; in altri termini, la sua adozione non rappresenta più soltanto un’opportunità, ma una condizione necessaria per restare competitivi.
Machine learning e intelligenza generativa: come funziona davvero l’AI
Peraltro, con AI si identifica una varietà di strumenti e soluzioni informatiche variegate, di cui forse le più note sono il machine learning e l’intelligenza generativa (GenAI); in ogni caso, da quel poco che ho capito, alla base ci sono elaborazioni statistiche di dati, e non programmi informatici deterministici, per cui, come sempre accade quando ci si basa su probabilità, non esiste l’errore zero (vedasi alla voce “incidenti con la guida autonoma”).
Normativa sull’Intelligenza artificiale: tra Stati Uniti, Cina ed Europa
Se poi è vero che gli Usa inventano, la Cina copia, e l’Unione europea legifera, anche in questo caso non ci siamo smentiti: vedasi il Regolamento Ue 2024/1689 e la legge (italiana) n. 132 del 25 settembre 2025.
AI e lavoro: cosa cambia davvero per professioni e studi professionali
Il tema che appare subito cruciale è il seguente: l’AI distruggerà posti di lavoro? Rivoluzionerà la nostra esistenza?
Invito tutti a farne esperienza diretta (è sufficiente abbonarsi, anche solo per un mese, a Chat Gpt o a Gemini), per rendersi conto che è uno strumento potentissimo, destinato certamente ad incidere (quanto meno) sulla nostra quotidianità.
Come osservato nel testo sopra citato, l’AI innalza grandemente il livello di “delega” che l’umano compie nei confronti della macchina. Un paragone terra terra: il detersivo per piatti ne ha certamente migliorato l’igiene e la pulizia, ma è solo con la lavastoviglie che il compito è stato interamente delegato alla macchina (salvo la scocciatura del carico/scarico), liberando una grande quantità di tempo libero (magari speso male, ma libero).
AI e studi professionali: chi rischia di più e chi è (per ora) al sicuro
Tutto ciò premesso, è illusorio pensare che gli studi professionali possano rimanere “indenni” dallo “tsunami” che sta per abbattersi sulle attività ad alto (a maggior ragione, su quelle con basso) contenuto intellettuale, mentre tutti sono concordi sul fatto che le attività manuali sono momentaneamente “salve” (un umanoide che faccia il barista è molto più complicato da realizzare rispetto ad un cervellone che giochi a scacchi – Ibm ci è già riuscita con “Deep Blue” nel lontano 1997).
Del resto, la tenuta della contabilità, piuttosto che le ricerche di dottrina o giurisprudenza, sono già gestite o “contagiate” dall’AI, che, per esempio, è da tempo incaricata di risparmiarci le e-mail spazzatura (cosiddette spam), attraverso algoritmi che analizzano la ricorrenza di determinate parole (tra le quali, la più tipica è “pagamento”).
Il professionista del futuro: nuove competenze e nuovi ruoli nell’era dell’AI
Le piattaforme di AI per studi professionali sono già in commercio a prezzi abbordabili, e si pone quindi il tema, secondo me fondamentale, di che utilizzo ne possano fare (o non fare) i giovani che desiderano costruirsi un bagaglio di competenze professionali (in grado di funzionare anche “off-line”).
Sarà un dibattito che si arricchirà di ben altri contributi rispetto al mio; mi limito ad osservare che ci adatteremo (come sempre è avvenuto in passato), forse dedicando più tempo ad una formazione più “alta” e meno “burocratica”, delegando all’AI la parte più noiosa del lavoro (fino al giorno in cui l’AI “disintermedierà” il professionista, ovvero fino a quando il cliente non deciderà di utilizzare l’AI direttamente, senza rivolgersi al professionista stesso).
AI, nuove professioni e nuove competenze
Intravedo per esempio un possibile nuovo lavoro, indicato in particolar modo per taluni professionisti âgé: l’addestratore di macchine, ovvero un “coach” che insegni all’AI a fare meglio il proprio lavoro; del resto, sono convinto che il bravo professionista sia quello che sa porre le giuste domande, non quello che trova sempre le risposte (a questo penserà l’AI).

