Le ondate di calore aumentano la domanda di energia e di prodotti di consumo come i condizionatori, ma l’effetto complessivo sul Pil, contrariamente a quanto queste premesse potrebbero suggerire, finisce per essere poco rilevante – almeno nel breve periodo. Piuttosto, affermano due nuove analisi di Goldman Sachs e Oxford Economics, dal caldo anomalo europeo c’è da attendersi soprattutto un aumento dell’inflazione.
Caldo e Pil, l’effetto sulla crescita resta modesto
In particolare, ha stimato Goldman Sachs, “in Francia, Italia e Spagna, una giornata di caldo estremo fa aumentare il Pil reale dello 0,02-0,04% nei 12 mesi successivi, con un lieve incremento dell’inflazione complessiva; in Germania, invece, sia il Pil reale (-0,02%) sia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo diminuiscono leggermente dopo lo shock”. La differenza fra il Sud Europa e la Germania emerge anche analizzando i singoli comparti: secondo Goldman, Spagna e Italia mostrano il caso più evidente di sostegno alla crescita attraverso turismo, vendite al dettaglio e produzione industriale, con un contributo particolare dalla produzione e dal consumo di elettricità, coerente con la maggiore diffusione dell’aria condizionata domestica.
Combinando le stime specifiche per Paese in una misura riferita all’intera area euro, ha concluso Goldman Sachs, “stimiamo che l’attuale ondata di caldo potrebbe costare tra lo 0,04% del Pil, secondo la nostra valutazione descrittiva, e lo 0,3% del Pil nell’arco del prossimo anno, secondo la stima del modello che tiene conto della concavità dell’impatto”. Si tratta comunque di stime circondate da una notevole incertezza: le elaborazioni econometriche più aggressive non risultano statisticamente significative e Goldman definisce complessivamente l’effetto sulla crescita come moderato.
Il continente sta vivendo “il secondo anno più secco dell’ultimo decennio”, ha affermato Oxford Economics, “le conseguenze economiche negative restano incerte, ma continuano ad accumularsi con il protrarsi del caldo”. Più nel dettaglio, “sebbene vi siano ampie evidenze del fatto che le ondate di caldo e gli altri eventi meteorologici estremi tendano a pesare sull’attività economica, non riteniamo che quella attuale possa far deragliare l’economia. Le indicazioni provenienti dai Paesi e dai settori maggiormente esposti sono coerenti con un impatto negativo moderato, ma non tale da minacciare una contrazione del Pil dell’intera area euro nel terzo trimestre”.
Fra i settori che possono invece beneficiare della maggiore frequenza delle ondate di calore ci sono le imprese attive nei sistemi di raffrescamento. Oxford Economics osserva esplicitamente che le vendite al dettaglio dovrebbero ricevere una spinta dall’acquisto di nuovi condizionatori, mentre Goldman individua nell’aumento della produzione e del consumo di elettricità uno dei canali attraverso cui il caldo contribuisce ad aumentare il Pil nel Sud Europa.
Si surriscalda anche l’inflazione
Ma è sul fronte dell’inflazione che il conto si fa più salato: secondo Goldman Sachs, “le stime indicano un aumento del livello dei prezzi compreso tra lo 0,2% e lo 0,6% dopo un anno”. Il canale passa soprattutto da alimentari ed energia: dopo gli incendi Goldman rileva un aumento dello 0,2-0,3% del livello dei prezzi della componente food, alcol e tabacco e segnala pressioni anche sui prezzi energetici, alimentate contemporaneamente dalla maggiore domanda di raffrescamento e dalle difficoltà sul fronte della generazione. Più decisa ancora di quella di Goldman la previsione di Oxford Economics sul fronte dell’inflazione: siccità e le ondate di caldo di quest’anno potrebbero aumentare l’inflazione alimentare di oltre 1 punto percentuale il prossimo anno. Ci aspettiamo che l’impatto sia distribuito nel tempo: gli aumenti dei prezzi saranno più forti e immediati per gli alimenti non trasformati, mentre saranno necessari circa sei-nove mesi perché si trasmettano pienamente ai prezzi degli alimenti trasformati, dato che il pass-through avviene più gradualmente man mano che i raccolti vengono lavorati”.
Un effetto che potrebbe avere una rilevanza anche nelle future decisioni della Banca centrale europea, dalla quale il mercato attende almeno un altro rialzo dei tassi da qui a fine anno.
Germania, il Reno è il punto debole
Il punto debole più evidente è la Germania. Più che il caldo in sé, a pesare sono i bassissimi livelli del Reno, che limitano la capacità di carico delle chiatte e mettono sotto pressione le catene di fornitura. Chimica, prodotti petroliferi e costruzioni sono indicati da Oxford fra i comparti maggiormente esposti; sulla base degli episodi precedenti, un mese di livelli dell’acqua particolarmente bassi può ridurre la produzione industriale di circa l’1%. Oxford stima che il fenomeno potrebbe sottrarre fino a 0,2 punti percentuali alla crescita tedesca del terzo trimestre. Anche le imprese si sono adattate, aumentando le scorte, prenotando capacità ferroviaria e investendo in imbarcazioni adatte a fondali più bassi, ma alcuni gruppi chimici hanno già iniziato a dichiarare force majeure su alcune forniture petrolchimiche.
Energia, chi vince e chi perde con il caldo
La siccità e le temperature elevate non hanno solo fatto crescere le bollette: hanno anche ridotto la produzione idroelettrica, mentre i bassi livelli e le alte temperature dei fiumi hanno limitato la produzione nucleare in Francia e provocato maggiori interruzioni in Ungheria e Romania. Fino a luglio eolico e solare avevano compensato buona parte del deficit, ma in agosto il maggiore ricorso ai combustibili fossili, in particolare al gas naturale, ha colmato il divario fra offerta e domanda.
A vincere con il caldo, dunque, non sono soltanto i produttori di condizionatori: anche la domanda elettrica e, nelle fasi di maggiore tensione, la generazione a gas ricevono un sostegno; fra i perdenti figurano invece idroelettrico e nucleare nelle aree maggiormente esposte alla scarsità d’acqua.
Inflazione alimentare, gli effetti si faranno sentire nel 2027
Più decisa ancora di quella di Goldman è la previsione di Oxford Economics sul fronte dei prezzi alimentari: siccità e ondate di caldo di quest’anno potrebbero aumentare l’inflazione alimentare di oltre un punto percentuale il prossimo anno. L’impatto dovrebbe manifestarsi in tempi diversi: più immediatamente sugli alimenti non trasformati, mentre sarebbero necessari fra sei e nove mesi perché gli aumenti si trasmettano pienamente agli alimenti trasformati.
Cereali e prodotti derivati, frutta, verdura e latticini saranno le categorie alimentari maggiormente colpite, secondo Oxford, con le rese dei cereali in Europa già vicine a un calo del 10% quest’anno. Questi prodotti rappresentano circa il 35% del paniere complessivo di alimenti e bevande e, secondo le stime, la loro maggiore inflazione farà salire l’indice generale dei prezzi di circa 0,2 punti percentuali all’inizio del 2027.

