Il portafoglio 60/40 ha ancora senso? Gli analisti restano divisi

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BlackRock non vede un rientro dei tassi e, di conseguenza, non suggerisce i bond a lunga scadenza; Vanguard non è dello stesso avviso

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L’anno scorso il classico portafoglio bilanciato ha perso il 16%, il peggior calo dal 2008. Nei nove anni precedenti al 2022 questa strategia (in una diversificazione globale) aveva reso l’8,9% medio ogni anno.

I critici del portafoglio 60/40 sostengono che qualcosa sia radicalmente cambiato e che la stabilizzazione offerta dai bond non funzioni più

La diversificazione di portafoglio ha sempre portato sulla tavola due portate principali: azioni e obbligazioni. La distribuzione bilanciata classica dedica rispettivamente il 60% all’azionario, che offre i migliori ritorni a lungo termine, e il 40% ai bond, che riducono la volatilità del portafoglio, assumendo che aumentino di valore proprio quando le azioni arrancano. Gli analisti continuano a dividersi, però, sulla validità di questo modello: i critici, sostengono che qualcosa sia radicalmente cambiato e che la stabilizzazione offerta dai bond non funzioni più. Questo perché, come avvenuto in modo estremo nel 2022, i prezzi di bond e azioni sono crollati simultaneamente, sovvertendo la supposta correlazione inversa fra le due classi di attivo. Di conseguenza, l’anno scorso il classico portafoglio bilanciato ha perso il 16%, il peggior calo dal 2008. Nei nove anni precedenti al 2022 questa strategia (in una diversificazione globale) aveva reso l’8,9% medio ogni anno.

BlackRock critica sul 60/40

Sul superamento del portafoglio 60/40 si è espresso il BlackRock Investment Institute in una nota del 17 aprile, nella quale si prevede che, anche in futuro, i bond non torneranno a muoversi in controtendenza rispetto all’azionario. Questo perché “è improbabile che le banche centrali intervengano in soccorso con rapidi tagli dei tassi nelle recessioni che hanno architettato per far scendere l’inflazione verso gli obiettivi politici”, hanno affermato gli autori, “semmai, i tassi potrebbero rimanere più alti di quanto il mercato si aspetti. Inoltre, gli investitori chiederanno sempre più un compenso per detenere titoli di Stato a lungo termine in presenza di livelli di debito elevati, offerta in aumento e inflazione più elevata”. Con queste considerazioni, BlackRock suggerisce un posizionamento sui bond a breve termine, sulla base dell’aspettativa che i titoli obbligazionari a lungo termine non diventeranno più attraenti in caso di recessione.

L’assunto fondamentale di questa impostazione consiste nell’idea che i tassi d’interesse resteranno elevati più a lungo del previsto (assieme con l’inflazione). Il Fondo monetario internazionale, nel suo ultimo outlook di aprile, ha dedicato un intero capitolo sostenendo la tesi opposta: ossia che le forze fondamentali che avevano spinto i tassi su livelli storicamente bassi prima del covid torneranno a prevalere nei prossimi anni. Non stupisce, quindi, che la visione strategica sui bond e sulla validità del portafoglio 60/40 presenti oggi opinioni anche molto diverse da quelle degli analisti di BlackRock.

I favorevoli a un ritorno stabile del 60/40 

Lo scorso 10 aprile LPL Research ha pubblicato una nota dedicata all’attrattiva a lungo termine del portafoglio 60/40, dopo l’inizio scoppiettante osservato a inizio 2023. “Da un punto di vista tattico, le obbligazioni, con rendimenti iniziali più elevati, una Federal Reserve (Fed) probabilmente vicina alla fine della sua campagna di rialzo dei tassi e un’inflazione in discesa, non solo le prospettive di rendimento appaiono più rosee per le obbligazioni, ma riteniamo che sia più probabile che tornino a svolgere il loro ruolo storico di diversificatori di portafoglio in caso di recessione economica”, ha affermato lo strategist di LPL, Barry Gilbert. “Il balzo dei rendimenti obbligazionari”, osservato negli ultimi mesi e che aveva provocato il crollo nei prezzi dei bond in circolazione “si trasforma in un lato positivo in prospettiva”, ha aggiunto Gilbert, anticipando una riduzione dei tassi nei prossimi anni. “La nostra previsione per un portafoglio 60/40 è migliorata di 2,3 punti percentuali, il che nel corso di un ciclo di investimento di 10 anni farebbe una profonda differenza nei rendimenti”.

Fra le voci più decise a sostenere l’appeal del portafoglio 60/40 c’è anche quella del colosso dei fondi a gestione passiva Vanguard, che ha innalzato le previsioni sul rendimento annualizzato decennale di questa strategia dal 3,83% di fine 2021 al 6,09%, da fine 2022. Gran parte della revisione, hanno affermato gli analisti di Vanguard, deriva proprio dal miglioramento delle performance attese dalla componente obbligazionaria del portafoglio, “più che raddoppiate” rispetto a quanto atteso a fine 2021: “Tutt’altro che morto, il 60/40 è posizionato per un altro decennio molto forte”.

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Mercati privati, un’alternativa per ampliare la diversificazione?

Le posizioni strategiche del BlackRock Investment Institute, piuttosto critiche sui bond a lunga scadenza, non si pongono a favore di un maggior peso sulle asset class alternative come private debt e private equity. Anzi, nella visione di lungo termine la visione degli analisti è negativa: “Gli asset privati non sono immuni da una maggiore volatilità macro e di mercato o da un aumento dei tassi, e i ribassi dei mercati pubblici hanno ridotto il loro appeal relativo”, dal momento che è possibile acquistare azioni pubblicamente scambiate a prezzi più vantaggiosi oggi. Eppure, un sondaggio realizzato dalla stessa BlackRock sugli investitori istituzionali e i family office a livello globale ha mostrato come il 72% di questo bacino intenda incrementare la propria esposizione al private equity, di cui il 43% “in modo sostanziale” (il sondaggio è stato condotto fra ottobre e gennaio).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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