Il futuro delle cripto in Italia: tra sfide fiscali, innovazione ed educazione finanziaria

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Un uomo con i capelli corti e scuri e la barba è in piedi su uno sfondo semplice. Vestito con un completo blu navy e una camicia bianca, ha le braccia incrociate, guardando direttamente la telecamera con un'espressione neutra che riflette la contemplazione del futuro delle cripto in Italia.

Massimo Di Rosa, Country Director di Bitpanda Italia dallo scorso agosto, esprime preoccupazioni sulle conseguenze della tassazione del 42% sulle plusvalenze da cripto-attività. E racconta a We Wealth l’impegno dell’azienda nell’educazione finanziaria, il sostegno alla crescente comunità di investitori in criptovalute e le future innovazioni che intende esplorare nel contesto italiano

La tassazione al 42% sulle criptovalute? “Una proposta iniqua che rischia di frenare l’innovazione in Italia”. Massimo Di Rosa, nuovo country director italiano del broker viennese Bitpanda, si allinea alla levata di scudi degli operatori del fintech domestico. Ma la proposta anti-cripto del governo non basta a spegnere l’entusiasmo della piattaforma per lo sviluppo nel nostro Paese, che è uno dei cinque mercati core (insieme a Francia e aera Dach). “Stiamo investendo parecchio – dice Di Rosa – e prevediamo assunzioni nel corso del 2024 e del 2025”.

Puntate a crescere dunque in Italia. Ma la nuova tassazione del 42% sulle plusvalenze da cripto-attività non potrebbe rappresentare un freno per lo sviluppo del mercato o non vi interessa in quanto operatori non italiani?

La tassazione ci tocca direttamente perché colpisce gli investitori e, di conseguenza, anche noi e tutti gli operatori europei. Ma quel che è peggio è che la decisione del governo colpisce gli 1,3 milioni di italiani che detengono cripto per un controvalore di 2,2 miliardi di euro: la gran parte di questi investitori ha meno di 40 anni, secondo Oam. Si calcola che ci sia almeno un altro milione di persone che detengono cripto con operatori non autorizzati. Quelli potrebbero essere avvantaggiati, mentre a farne le spese saranno senza dubbio i 150 virtual provider registrati presso Oam che oggi producono un giro di affari di 2,7 miliardi di euro, in aumento del 85% anno su anno.

Dunque, un danno al Pil del Paese, a conti fatti…

Siamo molto contrari a questa tassazione: la consideriamo iniqua e discriminatoria, con un aumento del 61% sulle cripto, ed è probabilmente incostituzionale. Ciò che mi preoccupa di più è che colpisce i giovani, proprio coloro che investono maggiormente in criptovalute. Secondo un sondaggio recente condotto con YouGov, Gen Z e Millennial investono significativamente in questo settore, e questa tassazione rappresenta una barriera significativa per loro.

Inoltre, l’Italia rischia una perdita di competitività nel settore cripto. Aziende, sia italiane che straniere, potrebbero evitare di investire qui a causa di questa tassazione. Stiamo pregiudicando il futuro del Paese in un settore che rappresenta il futuro della finanza. Le criptovalute si basano su tecnologie come gli smart contract e la blockchain, che sono fondamentali per il futuro finanziario.

Infine, questa normativa potrebbe favorire operatori non autorizzati e aprire la strada a forme di arbitraggio fiscale con operatori non regolamentati.

Forse si dovrebbe invece supportare e ampliare ulteriormente la base di utenti cripto in Italia. Come si fa?

Ci sono due responsabilità principali: quella delle istituzioni, che devono promuovere l’educazione finanziaria nelle scuole, e quella degli operatori privati, come noi, che devono educare e informare il pubblico italiano. Dobbiamo sbloccare la diffidenza che molti investitori tradizionali e non hanno nei confronti degli asset digitali. L’educazione finanziaria è la chiave per superare questo scetticismo e creare una politica fiscale ed economica che supporti il mondo delle criptovalute.

Parliamo di voi, allora. Quali strategie avete in programma per affrontare la crescente richiesta di formazione in materia di criptovalute, considerato che il mercato è in continua evoluzione?

L’educazione finanziaria è un tema a noi caro, soprattutto in Italia. Non forniamo consulenza finanziaria, ma offriamo la Bitpanda Academy, con informazioni aggiornate e oltre 100 contenuti che spaziano dalla finanza personale alla pianificazione fiscale, fino a temi legati alle criptovalute. Abbiamo già avviato conversazioni con partner locali per collaborare e creare contenuti educativi. Puntiamo su collaborazioni sia con i media tradizionali che con i content creator, per fornire un’informazione corretta e accessibile al pubblico su criptovalute e altri asset.

Bitpanda non è Exchange, ma un intermediario. Qual è il vostro elemento differenziante rispetto ad altre piattaforme concorrenti?

Bitpanda è un broker che offre una vasta gamma di prodotti finanziari, con un forte posizionamento nel settore cripto, includendo più di 450 asset legati alle criptovalute. La piattaforma è orizzontale, consentendo l’acquisto di azioni, materie prime ed Etf. Siamo un player regolamentato, con oltre 15 licenze in Europa e uno dei più antichi, in quanto la fondazione risale al 2014. Collaboriamo con istituzioni e banche di rilievo, come Deutsche Bank. Direi che i pilastri della nostra offerta siano questi, oltre alla semplicità: la nostra piattaforma è user-friendly e a sicurezza e affidabilità.

Il settore cripto si evolve rapidamente, con innovazioni come NFT, DeFi e applicazioni nel Web3. Quali sono le prossime frontiere che Bitpanda intende esplorare nel contesto italiano?

Abbiamo un team dedicato, chiamato Asset and Listing, che monitora il mercato ogni giorno e lancia progetti innovativi. Recentemente, abbiamo introdotto lo Steel Coin, un nuovo security token legato all’acciaio, dimostrando il nostro impegno verso token collegati ad asset fisici. Si parla molto anche di stablecoin e, dopo il successo di USDT, si discute anche dell’euro digitale. Siamo anche molto interessati agli sviluppi nel campo del Web3 e dell’intelligenza artificiale. Ma il futuro è davvero tutto ancora da costruire. Una cosa certa è che le cripto – non solo e non tanto le valute ma soprattutto le tecnologie collegate – sono il futuro della finanza.

di Laura Magna

Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Fino al 2025 si è occupata del coordinamento del Magazine We Wealth. Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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