Hong Kong, capitale del wealth management

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L’ex colonia Britannica si conferma terra fertile per l’industria della gestione e della protezione patrimoniale, soprattutto nel momento in cui Pechino vuole mettere un freno all’accumulo di ricchezza personale

La Cina è il paese che nel 2021 sta creando un nuovo miliardario ogni settimana, per un numero totale di 750 miliardari. Lo rileva il Bloomberg Billionaires Index. La popolazione cinese di high net worth individual (persone con un patrimonio personale netto di almeno un milione di dollari) è pari a un milione e trecentomila unità, con un patrimonio complessivo di circa 6.500 miliardi di dollari. Con questi numeri, la Cina si conferma uno dei territori di conquista del wealth management.
Non sorprende allora che l’industria del private banking e del wealth management sia cresciuta del 25% nel 2020 (rispetto all’anno precedente) a Hong Kong, avamposto degli investimenti esteri verso la Cina continentale (e viceversa) grazie anche al recente programma governativo Wealth Management Connect – operativo da ottobre 2021 – che interessa tutta la Greater Bay Area (Guangdong-Hong Kong-Macao). Le masse wealth gestite dall’industria dell’asset management nel “Porto Profumato” sono arrivate a 600 miliardi di dollari Usa nel 2020, crescendo del 21% rispetto al 2019 (dati Securities and Futures Commission).

Il numero di family office – punta di diamante del wealth management – in crescita in tutto il mondo (+38% nel 2019 sul 2017), in Asia è aumentato del 44%, e in particolare ad Hong Kong (dati Campden Research). Hsbc per esempio sta investendo 3,5 miliardi di dollari per assumere 5000 nuovi wealth planner in Asia nei prossimi 3-5 anni. Un impegno di portata simile lo stanno mettendo in campo Ubs, Dbs. I family office dell’ex città-Stato, in particolare, si stanno dimostrando interessati gli investimenti verdi e alternativi, come quelli in arte e vino.

L’ascesa di Hong Kong come una delle capitali del wealth management va apparentemente in contrasto con il nuovo slancio egualitarista della politica economica di Pechino (Xi Jinping negli ultimi mesi ha dichiarato a più riprese che il governo sarà sempre più orientato alla redistribuzione della ricchezza). I consulenti patrimoniali di Hong Kong intanto consigliano ai clienti più abbienti di allocare il più possibile all’estero le posizioni dei loro portafogli.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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