In fumo 42 miliardi a Piazza Affari, ma è già tempo di ripresa

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Dopo aver bruciato 86 miliardi nel primo trimestre, la primavera ha visto Piazza Affari rimboccarsi le maniche e iniziare a rifiorire. Secondo un’analisi dell’Area studi Mediobanca, da inizio anno si stimano 42 miliardi di perdite. Meno fortunate le 150 multinazionali industriali sotto la lente, che hanno toccato il fondo tra aprile e giugno

Le 25 blue chip del Ftse Mib oggi valgono 335 miliardi di euro e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale

Il settore petrolifero registra la contrazione maggiore (-38,9%)

Stimati 50 miliardi di ricavi in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno

Sebbene restino duri da digerire i conti di Piazza Affari, il tempo della rimonta è già arrivato. Dopo un primo trimestre in rosso che ha segnato una contrazione della capitalizzazione del 22,9% per 86 miliardi di perdite, i primi sei mesi dell’anno restituiscono l’immagine di una Borsa pronta a ripartire. Considerando le società industriali e di servizi del Ftse Mib – che oggi valgono 335 miliardi di euro e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale, escludendo banche e assicurazioni – da inizio anno sono stati bruciati 42 miliardi di euro, pari al -11,2%.
A scattare la fotografia del settore è l’Area studi Mediobanca, che torna ad analizzare l’impatto della pandemia sulle 25 blue chip quotate sul listino principale. Semaforo rosso per il settore petrolifero che registra la contrazione maggiore (-38,9%), accompagnato dai servizi (-18,5%) e dal manifatturiero (-10,8%). Segnano invece performance positive a doppia cifra Diasorin (+45,9%), Recordati (+17,9%) e Stm (+10,4%), accompagnate da Enel (+8,4%), Inwit (+8,2%), Ferrari (+7,2%) e Terna (+2,7%).

In termini di ricavi si parla di un crollo di 50 miliardi rispetto al primo semestre del 2019, trainato anche in questo caso principalmente dal petrolifero, con Eni al -40,4%, e dalla manifattura, che segna il -26,0%. In tendenza opposta, spiccano tra le macerie Inwit (+46,4%), DiaSorin (+8,6%) e Terna (+7,7%), seguite da Snam (+3,3%), Recordati (+2,3%), Stm (+1,9%) e Hera (+0,9%). Le società analizzate registrano inoltre 18 miliardi di profitti in fumo e 16 miliardi in meno di risultato operativo, pari -67,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo i ricercatori, nel 2020 il mercato italiano dei servizi digitali potrebbe conoscere una crescita del +3,7%, contro il +2,1% del 2019. “Digital e robotica – spiegano – rappresentano una prospettiva di sviluppo per quelle aziende che riusciranno a internalizzarli nei propri business model acquisendo un vantaggio competitivo decisivo e distintivo in termini di servizio al cliente, emancipazione dalle catene di fornitura ed efficientamento produttivo”.

Se però Piazza Affari sembra aver già voltato pagina, il secondo trimestre è da dimenticare per le oltre 150 grandi multinazionali industriali mondiali sotto la lente di Mediobanca. Dopo un primo trimestre complicato, i conti da inizio anno mostrano un crollo del fatturato del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma non tutti i settori viaggiano sulla stessa linea d’onda. Le websoft e la grande distribuzione organizzata (gdo) hanno conosciuto una crescita del fatturato rispettivamente del +17,6% e del +9,6%, ma anche degli utili netti (+9,0% e +31,6%). Con il segno più in termini di fatturato anche le aziende farmaceutiche (+1,3%), il food (+0,7%) e i pagamenti digitali (+0,4%). Sul fronte opposto le multinazionali petrolifere (-33,8%), i produttori di aeromobili (-31,8 %), la moda (-28,4%) e l’automotive (-26,9%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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