Ftse Mib: ecco i campioni della crescita in Borsa

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Continua la corsa delle blue chip del Ftse Mib, anche nell’anno della crisi. Campioni della crescita DiaSorin, Inwit e Interpump. Crollano i margini industriali (-42,5%). Per la manifattura, atteso un ritorno ai livelli pre-crisi nel 2022

Indice

Le blue chip del Ftse Mib hanno visto balzare il proprio valore in Borsa dell’1,4% nell’anno della crisi, guadagnando 5,2 miliardi di euro

Registrato un crollo dei ricavi del 18,6%, per oltre 75 miliardi di euro. Lievemente più “resiliente” la manifattura (-14,3%)

La crisi non frena la corsa delle blue chip del Ftse Mib che, nel 2020, hanno visto la propria capitalizzazione balzare dell’1,4% guadagnando 5,2 miliardi di euro. Campioni della crescita manifattura (+10,9% per un guadagno di 19,7 miliardi) e utilities (+8,2% per 9,5 miliardi). Sul versante opposto i servizi e il petrolifero con Eni, che riportano un crollo rispettivamente del -12,9 e del -38,8% lasciando sul campo 4,4 e 19,6 miliardi.
Sono i dati della nuova analisi dell’Area studi Mediobanca, che torna ad analizzare l’impatto dell’emergenza sanitaria da covid-19 sui bilanci annuali delle 27 società industriali e di servizi dell’indice Ftse Mib (16 società a controllo privato e 11 a controllo pubblico, 17 manifatturiere, sei energetiche-utilities, tre dei servizi e una petrolifera). A guidare la corsa su Piazza Affari sono DiaSorin con il +47,4%, Inwit e Interpump con il +42,8%, Prysmian (+35,3%) e Amplifon (+32,8%). Sul versante opposto, invece, Saipem (-49,4%), Leonardo (-43,4%) e Eni (-38,8%, come anticipato). Complessivamente, al 23 aprile 2021, le blue chip tricolori “rappresentano un valore di Borsa totale di 431 miliardi, in aumento dell’11,7% da inizio anno, con un guadagno di 45 miliardi”, si legge nell’analisi.

Crollano i margini industriali: -42,5%

Per quanto riguarda i dati finanziari, in confronto al 2019, le società analizzate riportano invece un crollo dei ricavi del 18,6%, per oltre 75 miliardi di euro. Resiste in misura lievemente maggiore la manifattura (-14,3%), seguita dai servizi (-14,7%) e dalle energetiche-utilities (-15,6%). Brilla ancora Diasorin, con un’impennata dei ricavi a doppia cifra pari al +27,1%, accompagnata da Stm (+6,8%), Inwit (+6,1%) e Italgas (+6,0%). Crollano i margini industriali (-42,5% sul 2019) per un buco superiore ai 19 miliardi di euro. Su questo versante, tra le più “resilienti” spiccano invece le società dell’energy-utilities (-4,0%), mentre affondano manifattura (-43,9%), servizi (-53,4%) e petrolifero (-97,8%).

La “coppa” della redditività va a Snam (ebit margin al 51,4%), Terna (48,2%) e Inwit (43,7%). Complessivamente, l’ebit margin medio risulta in calo al 7,7% rispetto all’11% del 2019, per una contrazione di 3,3 punti percentuali. Il capitolo risultato netto, invece, si chiude in rosso per le blue chip, per una perdita netta di circa 1,5 miliardi rispetto all’utile di 12,8 miliardi del 2019 (trainato in particolare dal rosso da 8,6 miliardi di Eni). Quanto ai dividendi, “nel 2021 ne verranno distribuiti complessivamente 1,4 miliardi in meno (-12%) rispetto al 2020. In aumento però i dividendi distribuiti dai grandi gruppi pubblici di energia-utilities (+0,6 miliardi) e dalla manifattura privata (+0,2 miliardi)”, osserva Mediobanca. Chiude il cerchio la variabile investimenti, in calo dell’11,3% sul 2019, con petrolifero e manifattura giù del 45,2 e del 2,8%. In controtendenza energia-utilities (+3,7%).

Manifattura: peggior calo degli ultimi 30 anni

Spostando la lente d’ingrandimento sulla grande manifattura italiana quotata sul listino milanese, si evidenzia il peggior calo degli ultimi 30 anni per il fatturato (-14,3%). “A diminuire sono stati specialmente i ricavi realizzati nell’area delle Americhe (-18,3%) seguiti dall’Emea (-14,1%), mentre aumentano quelli dell’area Asia e Pacifico (+2,8%)”, scrivono i ricercatori. Da non dimenticare, tuttavia, l’importante rimbalzo della seconda metà dell’anno dopo il crollo del 42,2% registrato tra aprile e giugno: il calo dei ricavi si è ridotto infatti al -4,2% nel terzo trimestre (contro il -14,3% del Ftse Mib nel suo complesso) e al -6,5% nel quarto (contro il -11% del listino). In definitiva, è atteso un rimbalzo del giro d’affari entro la fine del 2021 del 10%. Ma bisognerà attendere il 2022 per sfiorare nuovamente i livelli pre-crisi.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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