Per chi pianifica a lungo termine, sono più convenienti gli Etf o i fondi pensione azionari? Se ci si ferma al puro rendimento di lungo termine i dubbi sono pochi: gli Etf vincerebbero facilmente grazie ai loro costi più bassi. Tuttavia, i vantaggi fiscali di cui godono i fondi pensione rendono l’esito meno prevedibile di quanto si pensi.
Trade Republic, società d’investimenti tedesca che lo scorso dicembre ha ottenuto la licenza bancaria dalla Bce, è stata la prima a lanciare i piani di accumulo in Etf a costo zero in Germania. Questa novità è stata imitata in seguito da varie altre società native digitali. In una conferenza all’Hotel Et de Milan, Trade Republic ha presentato uno studio che confronta proprio Etf e fondi pensione nel contesto della pianificazione previdenziale italiana. “La scelta di questo luogo non è casuale: qui Giuseppe Verdi ha vissuto gli ultimi anni della sua vita”, ha dichiarato Emanuele Agueci, Regional Manager per l’Italia, l’Irlanda e i Paesi Baltici di Trade Republic, “come la musica di Verdi seppe risvegliare gli animi degli italiani, così vorremmo con questo evento fare fronte unito nel rispondere a quello che probabilmente è il problema principale”, ossia la pianificazione della pensione. In questo presunto ‘Risorgimento’ finanziario la parte degli austriaci usurpatori dovrebbe essere, sulla carta, giocata dai fondi pensione inefficienti. Sarà veramente così?
L’analisi, condotta dai professori della Sapienza di Roma Michele Raitano (Direttore del Dipartimento di Economia e Diritto) e Marco Di Pietro (professore associato di Politica Economica), ha sortito un quadro finale più sfumato.
Rendimenti e vantaggi fiscali: come prendere il meglio da Etf e fondi pensione
Come prevedibile, negli ultimi 20 anni un Etf ancorato all’indice azionario globale MSCI World (con costi annui dello 0,3%) avrebbe reso, al netto delle tasse, il 6% annuo, ben oltre il 4,2% dei fondi pensione negoziali azionari e il 3,7% dei fondi aperti. Assumendo di aver investito il 9% del reddito annuo lordo ogni anno per formare un risparmio previdenziale, con una Ral di 25mila euro l’Etf avrebbe prodotto un rendimento di 42.558 euro al netto delle tasse, contro i 31.888 euro di un fondo pensione aperto.
L'effetto delle deduzioni fiscali
Il confronto, però, non finisce qui. Infatti, per ogni anno di contribuzione, il fondo pensione aperto ha permesso all'investitore di dedurre dalle tasse parte del suo investimento. Assumendo che le cifre investite siano quelle indicate nell'esempio, si parlerebbe di 780 euro di risparmio fiscale per ogni anno. Se queste somme anziché essere spese o lasciate sul conto venissero investite nell'Etf azionario, il capitale finale arriverebbe a 46.697 euro netti dopo 20 anni - una somma superiore ai 42.558 che avremmo ottenuto investendo esclusivamente in Etf.
Grazie al loro ancora più favorevole trattamento fiscale, i fondi pensione negoziali permettono di sbloccare ancora più risorse investibili (866 euro annui nell'esempio specifico), portando l'accumulo finale a 55.527 euro netti al termine del ventennio. All'aumentare della Ral, poi, il potenziale guadagno determinato dalle deduzioni fiscali può aumentare ulteriormente, allargando l'opportunità di investimento supplementare che migliora il risultato finale dell'investimento.
Da questo confronto gli Etf emergono come un complemento utile alla pianificazione previdenziale, più che nella veste dei sostituti più efficienti ai fondi pensione. "Non vogliamo demonizzare nessun prodotto, solo promuovere le soluzioni che sono nel migliore interesse degli investitori", ha dichiarato a We Wealth Agueci.

