Il 2025 segna un nuovo record per le vendite nette dei fondi comuni di investimento europei, ovvero aderenti alla normativa Ue (gli Ucits, in italiano Oicvm, organismi di investimento collettivo in valori mobiliari). Aumentano inoltre gli acquisti di fondi da parte degli investitori retail, così come la domanda di Etf. Gli Ucits si confermano sempre più come standard internazionale di riferimento per i fondi di investimento. Sono le principali evidenze che l’associazione di categoria Efama (European Fund and Asset Management Association) ha pubblicato lunedì 15 giugno nel suo Fact Book 2026 dedicato all’industria del risparmio gestito.
5 tendenze di lungo periodo nei fondi di investimento europei
Riduzione generalizzata dei costi dei fondi per tutte le principali categorie di Ucits a lungo termine. I costi medi dei fondi azionari Ue compliant sono infatti diminuiti gradualmente negli ultimi cinque anni, con un calo di 18 punti base. Nello stesso periodo, il costo medio degli analoghi fondi obbligazionari si è ridotto di 5 punti base; quello dei multi-asset è rimasto pressoché invariato (flessione di appena 1 punto base).
Fondi di dimensioni maggiori. Nel 2025, i fondi con masse inferiori a 100 milioni di euro rappresentavano meno del 3% del patrimonio netto complessivo, e la quota è in rapido calo. Di contro, continua ad aumentare il peso dei fondi più grandi, quelli superiori a 1 miliardo e a 10 miliardi di euro, sostenuti anche dalla crescente domanda di ETF e fondi monetari.
Prosegue inoltre l’ascesa degli Ucits passivi (quota di mercato dal 13% del 2015 al 30% alla fine del 2025). La crescita riflette il crescente interesse degli investitori per gli Etf, considerati strumenti di investimento a basso costo e facilmente accessibili.
L’industria del risparmio gestito Ue compliant si conferma anche sempre più internazionale. La quota dei fondi cross-border è cresciuta in modo costante. La tendenza conferma la vitalità del mercato unico degli Ucits e il successo di questo modello come prodotto finanziario europeo esportato a livello globale, oggi distribuito in oltre 50 Paesi al di fuori dell’Unione Europea, in particolare in Asia e Sud America.
Inoltre, dopo un decennio in cui la quota di azioni europee era diminuita nettamente a favore dell’esposizione agli Stati Uniti, nel 2025 la quota di titoli statunitensi nei portafogli azionari è calata. Ciò si deve al recupero delle azioni europee, alla migliore performance di mercato, al rinnovato interesse per i fondi azionari europei e al deprezzamento del dollaro rispetto all’euro.
I dati dell’anno trascorso
Nel 2025 gli Ucits hanno registrato un anno da record, con vendite nette pari a 814 miliardi di euro. Gli obbligazionari hanno attirato forti afflussi, grazie ai tagli dei tassi. Anche gli azionari hanno beneficiato di una domanda robusta in un contesto di solide performance di mercato, mentre i multi-asset sono tornati in territorio positivo. Allo stesso tempo, i consistenti afflussi nei fondi monetari hanno riflesso l’atteggiamento prudente degli investitori in un contesto segnato da volatilità geopolitica e valutaria.
Azioni si, ma solo tramite fondi di investimento
Gli acquisti di fondi da parte delle famiglie europee hanno raggiunto un massimo storico. C’è stato un calo degli acquisti diretti di obbligazioni da parte degli investitori retail, e allo stesso tempo l’investimento retail in azioni quotate resta ancora marginale. Ciò vuole dire che le famiglie si affidano quasi esclusivamente ai fondi di investimento per ottenere un’esposizione diretta ai mercati dei capitali.
Gli Etf hanno raggiunto un nuovo record
Nel 2025 gli Etf Ucits hanno raccolto 347 miliardi di euro, trainati principalmente dagli azionari. Il dato contrasta con l’andamento dei fondi azionari non Etf, che hanno registrato deflussi netti per tutto il 2025 (terzo anno consecutivo di uscite nette, a fronte di terzo anno di ingressi netti per gli Etf). I flussi dei fondi classificati articolo 9 – ovvero i “dark green”, improntati a una sostenibilità pura degli investimenti – sono rimasti negativi (come nel 2024). Sono invece aumentati gli afflussi verso i fondi articolo 8 (light green) e articolo 6 (fondi dallo scopo puramente finanziario). Al contrario, i fondi articolo 6 e articolo 8 hanno registrato una ripresa degli afflussi netti; il divario si spiega in larga misura per l’elevata domanda di Etf.
Le performance
Nel 2025 gli azionari hanno registrato un rendimento dell’8,5%, gli obbligazionari dello 0,4%, i multi-asset del 5,5% e i fondi monetari del -2,5%. Solo i multi-asset hanno sovraperformato la propria media quinquennale. Ha influito negativamente sui rendimenti 2025 il deprezzamento del dollaro statunitense, che ha avuto un impatto particolarmente marcato sui fondi monetari.
I commenti degli economisti di categoria sui fondi di investimento europei
Tanguy van de Werve, direttore generale di EFAMA: «Questa nuova edizione dell’EFAMA Fact Book mette in evidenza diversi sviluppi positivi per l’industria europea dei fondi nel 2025: vendite nette record degli Ucits, acquisti di fondi da parte degli investitori retail dell’Ue ai massimi storici e una rinnovata allocazione verso le azioni europee nei portafogli dei fondi. Il documento mostra come gli asset manager stiano contribuendo al raggiungimento di alcuni obiettivi della Savings and Investment Union, in particolare la mobilitazione del risparmio delle famiglie, il finanziamento dell’economia reale e il rafforzamento del ruolo dell’UE come hub globale degli investimenti».
Thomas Tilley, vice direttore della ricerca ed economista senior di Efama: «Ogni anno, il team di ricerca di Efama punta ad approfondire la propria analisi dell’industria europea dei fondi di investimento. Tra la grande quantità di dati e spunti disponibili, vorrei evidenziare alcune tendenze emergenti che potrebbero altrimenti passare inosservate. Tra queste figurano lo spostamento dei portafogli obbligazionari verso titoli a più breve scadenza, il calo dell’attrattività dei fondi immobiliari e dei fondi obbligazionari indicizzati all’inflazione, la ripresa degli Ucits azionari settoriali e il costante aumento della detenzione di fondi da parte delle compagnie assicurative negli ultimi anni”.

