Fintech e banche tradizionali: una sfida all’ultimo cliente

MIN

Le fintech danno prova di resilienza e chiudono l’anno della crisi con una crescita a doppia cifra. Ma le incumbent continuano a marcare stretta la clientela. E ci riescono

Il 25% dei consumatori ricerca servizi più veloci, personalizzati e comodi, dichiarandosi disponibili a sperimentare anche prodotti bancari offerti dai nuovi operatori

Ma continuano a fidarsi delle banche tradizionali: il 68% afferma di essere disposto a provare l’offerta unicamente digitale del proprio istituto di riferimento

Berry: “Per rimanere rilevanti, gli operatori tradizionali devono far sì che la finanza sia integrata nello stile di vita dei clienti e abbracciare modelli basati su piattaforme”

Entrate in scena dopo la grande crisi finanziaria del 2008, le fintech hanno scosso l’ecosistema bancario offrendo un’esperienza digitalmente dirompente, praticità e semplicità dell’onboarding, e un mix di prodotti a basso costo. Caratteristiche che, anche nell’anno del “cigno nero” della crisi pandemica, hanno consentito loro di registrare una crescita a doppia cifra.
Dopo quattro anni consecutivi col segno meno, infatti, il settore ha riportato nel quarto trimestre del 2020 un boom dell’attività commerciale del +11% anno su anno. E i mega-round (accordi d’investimento di grandi dimensioni) sono scivolati a fine anno a 102 da 92 nel 2019. A scattare la fotografia è il nuovo World fintech report 2021 di Capgemini ed Efma, che ricorda al contempo come più della metà delle fintech (51%) stimi un calo delle riserve di capitale a causa dell’incremento dei costi relativi a personale, onboarding e archiviazione dei dati durante i lockdown succedutisi.

Ma è proprio l’adozione globale di modelli digitali innescata dalla pandemia che, secondo gli esperti, ha consentito al settore di guadagnare quote di mercato e accelerare il pressing sui player tradizionali. Il 25% dei consumatori, infatti, ricerca servizi più veloci, personalizzati e comodi, dichiarandosi disponibili a sperimentare anche i prodotti bancari offerti dagli operatori di nuova generazione. Certo, i dati lo dimostrano, continuano a fidarsi anche delle banche tradizionali, con il 68% che afferma di essere disposto a provare l’offerta unicamente digitale del proprio istituto di riferimento. E le incumbent, dal canto loro, continuano a marcarli stretti facendo leva sui propri punti di forza (come la portata globale e la fiducia dei clienti) ma anche lavorando su quelli deboli (come legacy It e customer experience).

Esse, osservano i ricercatori, “sono consapevoli del potenziale dell’engagement digitale, tanto che il 63% dei dirigenti bancari intervistati ha affermato che i touch point digitali consentono di sviluppare un business capillare, mentre il 50% ha dichiarato che permettono di portare nuovi prodotti sul mercato più velocemente e il 52% che rendono la collaborazione con l’ecosistema più facile grazie alla funzionalità plug-and-play”. Ma, spesso, tendono essere frenate proprio da mindset e modelli di business troppo tradizionali: il 47% cita l’assenza di un supporto a lungo termine della capogruppo, per esempio, il 43% l’indisponibilità a sostenere la cannibalizzazione strategica a breve termine della base clienti, e il 55% la difficoltà nel presentare offerte digitali non competitive.

Di conseguenza, conclude il rapporto, mentre le fintech conquistano quote di mercato, le banche tradizionali dovrebbero incamminarsi verso un “modello ibrido”, modernizzando le operazioni di middle e back-office e mettendo a terra entità “digital-only” per servire determinati segmenti di clientela. “Gli effetti della pandemia hanno reso il tradizionale contesto del retail banking ancora più esigente”, spiega John Berry, ceo di Efma. “Per rimanere rilevanti, gli operatori tradizionali devono far sì che la finanza sia integrata nello stile di vita dei clienti e abbracciare modelli basati su piattaforme: procrastinare non è più un’opzione possibile”. Sulla stessa linea d’onda anche Monia Ferrari, financial services director di Capgemini in Italia, secondo la quale “sebbene i percorsi digitali delle fintech stiano diventando un modello strategico di riferimento da seguire, le banche devono muoversi in modo accurato e specifico, perché non esiste un approccio unico che possa andare bene per tutti i touch point digitali”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth