Articolo tratto dal numero di We Wealth di aprile 2025
“Questo non è un consiglio finanziario”. E’ la frase implicita che distingue la cronaca finanziaria, come quella che leggete su questo giornale. E’ la frase esplicita che si può ascoltare in buona parte dei video online offerti, gratuitamente, da decine di influencer finanziari. Il rischio è che l’avvertimento della pura divulgazione informativa possa mascherare un contenuto che orienta, consapevolmente, le decisioni finanziarie. Per questo genere di attività non esiste una deontologia codificata e un organismo prefissato per farla rispettare. Eppure, questo non toglie che ci sia grande qualità nel mondo degli influencer finanziari. La domanda allora è: servono vincoli più chiari?
“Parliamoci chiaro, il fact checking non esiste quando si parla di finanza, esattamente come ci insegna il film The Wolf of Wall Street”, dice il presidente di Assoinfluencer, Jacopo Ierussi, “quali sarebbero le norme deontologiche che dovrebbero garantire di più gli investitori? Chi sa veramente in che direzione andrà il mercato?”. Sulla necessità dei disclaimer, Ierussi è però chiaro: “Bisogna evitare di indicare strategie di investimento personalizzate e adottare un linguaggio prudente per non creare ambiguità e tutelare il consumatore”. Ci sono talenti come Mr. Rip e Pietro Michelangeli, ma anche tanti fuffa-guru sponsorizzati a nastro continuo su tutte le piattaforme. Questo complica il lavoro di chi deve distinguere e, per ora, gli anticorpi veri uno li deve sviluppare da sé. “Linee guida sugli influencer e Codice di condotta Agcom hanno spianato la strada a un ecosistema più rigoroso e responsabile”, dice il presidente di Assoinfluencer, “ma la confusione tra esperti qualificati e ‘fuffa-guru’ è un problema reale. Vi è, però, un’unica cura per l’ignoranza – afferma Ierussi – ed è la consapevolezza, ma quella è nelle sole mani degli investitori che dovrebbero pensare prima allo studio di questo mondo complesso e poi al potenziale guadagno”.
Anche Sara Zanotelli, presidente dell’Associazione dei Content e Digital Creator (Aicdc), sottolinea il rischio di sconfinare nella consulenza finanziaria: “Un creator dovrebbe evitare di raccomandare prodotti specifici, aggiungere disclaimer chiari e focalizzarsi sulla divulgazione di concetti generali, non su strategie personali di investimento”. Ma il vero problema, dice, è che l’utente medio fatica a distinguere tra chi informa e chi opera professionalmente. Il punto è che, per il momento, non esistono regole universali e, in loro assenza, “alcuni creator stanno adottando codici di condotta interni”, spiega Zanotelli, “come Aicdc stiamo lavorando su un codice etico per mettere almeno alcuni paletti chiari dal lato della comunicazione”.
Ma la questione non si esaurisce qui: esiste anche il bisogno di distinguere l’influencer da un consulente finanziario iscritto che fa divulgazione usando esattamente le stesse piattaforme? Per il presidente dell’Anasf, Luigi Conte, la chiave è separare due categorie: “finfluencer casual” e “finfluencer professionali” . Per i primi, “l’idea deve essere quella di infondere a più persone possibili nozioni con una esposizione semplice e chiara, assumendo un ruolo di divulgatori senza la pretesa di orientare, perché questo significherebbe assumersi delle responsabilità, assumere un ruolo non consono alla qualifica che si possiede”. Solo gli influencer professionali, “in quanto abilitati, possono avere un approccio anche di orientamento nel rispetto della normativa” che consente solo ai consulenti finanziari questo genere di consigli. “Questa è la prima distinzione”, dice Conte, “e va rappresentata in maniera sempre più consistente”. Il che porta immediatamente a pensare a una sorta di bollinatura del divulgatore: rendendo chiaro subito chi è, in più, anche iscritto all’Albo dei consulenti.
Per molti influencer finanziari di qualità, il presidente di Anasf apre le porte della professione con un invito: “Potrebbero pensare di accedere all’Albo, perché no? Per noi potrebbe essere soltanto un vantaggio vista la grande richiesta di consulenti finanziari che c’è sul mercato”, dice Conte, “questo secondo me potrebbe arricchire tutto il sistema e gli stessi influencer, pur rimanendo tali, potrebbero dire di aver fatto un upgrade”.
Per Zanotelli non è necessaria un iscrizione all’Albo per chi resta sull’informazione generica, “ma se stai, di fatto, guidando le persone su dove investire, allora sì, dovresti avere una certificazione ufficiale”. Assoinfluencer ha una posizione diversa: “Sarebbe per loro opportuno conformarsi agli stessi standard richiesti ai consulenti iscritti all’Albo”. Il che, però, non significa diventare consulenti a tutti gli effetti.

