Fed, rialzo ai tassi. Ma il picco previsto si ferma al 4,1%

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Tassi di interesse più elevati: tendenza strutturale o temporanea?

La Federal Reserve alza i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75-4%, ma le nuove proiezioni indicano un solo ulteriore rialzo e una pausa per tutto il 2027. Una traiettoria decisamente meno restrittiva rispetto alla stretta di circa un punto percentuale incorporata dai mercati alla vigilia della riunione.

Indice

  • Kevin Warsh: “Non mi occupo di fornire indicazioni prospettiche. Non intendo anticipare alcuna delle decisioni future che prenderemo”.
  • Sulla decisione di alzare i tassi: “Abbiamo rimosso una dose di accomodamento affinché le condizioni finanziarie e creditizie fossero maggiormente coerenti con i nostri obiettivi”.
  • Sull’impatto sull’economia: “Non credo che sia necessario danneggiare il mercato del lavoro per raggiungere il nostro obiettivo. Non ritengo che le due componenti del nostro mandato, stabilità dei prezzi e piena occupazione, siano in conflitto nel medio termine”.

La Federal Reserve aveva poco margine per sorprendere i mercati e ha deciso di non farlo: il Federal Open Market Committee (Fomc) ha alzato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei tassi sui federal funds, portandolo al 3,75-4%, con voto unanime. È il primo rialzo dal luglio 2023.

“L’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, anche a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha mostrato capacità di tenuta. La crescita della produttività è robusta e gli investimenti in capitale rimangono solidi. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con la crescita della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato”, si legge nel comunicato. “L’inflazione rimane elevata. La decisione odierna di politica monetaria favorirà un ritorno più tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% fissato dal Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.

Nella conferenza stampa, Kevin Warsh ha spiegato che la Fed fatica a considerare restrittive le condizioni finanziarie attuali. “Abbiamo rimosso una dose di accomodamento affinché le condizioni finanziarie e creditizie fossero maggiormente coerenti con i nostri obiettivi”, ha dichiarato. La priorità della Fed, ha aggiunto, è tornata a essere il contenimento dell’inflazione, mentre il mercato del lavoro si trova sostanzialmente in una condizione di piena occupazione.

Nel frattempo, le proiezioni macroeconomiche aggiornate hanno delineato uno scenario caratterizzato da disoccupazione più bassa e crescita e inflazione più elevate rispetto alle stime di giugno. In particolare, l’inflazione Pce attesa nel 2026 sale dal 3,6 al 3,7%, per poi diminuire al 2,3% nel 2027, al 2,1% nel 2028 e, infine, al 2% nel 2029. La crescita del Pil è stata rivista al rialzo di un decimale sia per quest’anno sia per il prossimo, rispettivamente al 2,3 e al 2,4%. Il tasso di disoccupazione atteso per il 2026 e il 2027 scende invece dal 4,3 al 4,1%.

A cambiare in modo più significativo è anche il percorso atteso dei tassi: la mediana delle proiezioni dei membri del Fomc indica ora un livello del 4,1% sia alla fine del 2026 sia alla fine del 2027, contro il 3,8 e il 3,6% indicati a giugno. Per il 2028, la previsione sale dal 3,4 al 3,9%. Una revisione che suggerisce come, nelle valutazioni dei membri della Fed, il ritorno a una politica monetaria meno restrittiva richiederà più tempo di quanto ipotizzato tre mesi fa.

Alla vigilia del meeting, i mercati avevano già incorporato nelle quotazioni un aumento cumulato dei tassi di circa un punto percentuale nei successivi 12 mesi: un ciclo di rialzi innescato dal rischio che l’inflazione sfugga al controllo della banca centrale. Questo porterebbe il tasso finale al 4,5-4,75% contro il 4,1% mediano indicato nelle proiezioni di oggi.

Ad agosto, l’incremento mensile dei prezzi era accelerato dallo 0,1 allo 0,4%, con un contributo significativo della componente energetica, passata da una flessione dell’1,5% a un aumento del 2,1%.

A preoccupare è soprattutto la recente impennata del petrolio, stabilmente sopra quota 100 dollari al barile dal 9 settembre. Fino a un mese fa, gli investitori erano orientati a ritenere che nessun rialzo sarebbe arrivato prima delle elezioni di metà mandato americane, in programma all’inizio di novembre. La forte impennata dei rendimenti dei Treasury a lungo termine, con il trentennale arrivato al 5,33% poco prima della pubblicazione della decisione, ha però reso sempre più difficile rinviare un intervento.

“Non aumentare i tassi avrebbe comportato un rischio di perdita di credibilità e un potenziale aumento dei premi al rischio a lungo termine”, ha scritto Michael Gapen, capo economista per gli Stati Uniti di Morgan Stanley.

Fed: le nuove proiezioni a confronto | Settembre vs giugno 2026
FED / ECONOMIC PROJECTIONS
16 SETTEMBRE 2026 · DATI UFFICIALI FOMC

La Fed rivede al rialzo i tassi attesi, mentre migliora la crescita

Confronto tra le mediane delle proiezioni dei partecipanti al FOMC di settembre e giugno 2026. Cinque indicatori, valori percentuali; la revisione è espressa in punti percentuali.

Giugno 2026 Settembre 2026

Come leggere il grafico. I valori sono mediane, non una previsione unitaria del FOMC né impegni sui futuri tassi. I valori del 2029 compaiono per la prima volta nella tornata di settembre e pertanto non hanno un confronto con giugno. Il «lungo periodo» è un valore di convergenza e non è collegato cronologicamente al 2029.

Definizioni. PIL reale e inflazione: variazione dal quarto trimestre dell’anno precedente al quarto trimestre dell’anno indicato. Disoccupazione: media del quarto trimestre. Federal funds: punto medio dell’intervallo obiettivo ritenuto appropriato a fine anno. Le proiezioni di lungo periodo del core PCE non vengono raccolte.

Fonte: Federal Reserve, Summary of Economic Projections, 16 settembre 2026, tabella 1, pagina 2 (confronto con le proiezioni del 16–17 giugno 2026). Elaborazione grafica su valori pubblicati dalla Fed.

Domande frequenti su Fed, rialzo ai tassi. Ma il picco previsto si ferma al 4,1%

Qual è stata la decisione della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse?

La Federal Reserve ha deciso di alzare l'intervallo obiettivo dei tassi sui federal funds di 25 punti base, portandolo al 3,75-4%. Questa decisione è stata presa con voto unanime dal Federal Open Market Committee (Fomc).

Quando è avvenuto l'ultimo rialzo dei tassi prima di questa decisione?

Questo è il primo rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Federal Reserve dal luglio 2023. La decisione attuale interrompe quindi un periodo di stabilità dei tassi.

Qual è il picco previsto per i tassi di interesse secondo l'articolo?

Secondo le informazioni dell'articolo, il picco previsto per i tassi di interesse si ferma al 4,1%. Questo suggerisce che la Fed potrebbe non aumentare ulteriormente i tassi oltre questo livello.

Come viene descritta l'attività economica attuale dalla Federal Reserve?

La Federal Reserve descrive l'attività economica come in espansione a un ritmo sostenuto. Nonostante l'incertezza, la spesa interna ha mostrato capacità di tenuta.

Quali fattori contribuiscono all'incertezza economica menzionata dalla Fed?

L'articolo menziona che l'incertezza economica rimane elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici. Questi eventi esterni possono influenzare le prospettive economiche.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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