- Kevin Warsh: “Non mi occupo di fornire indicazioni prospettiche. Non intendo anticipare alcuna delle decisioni future che prenderemo”.
- Sulla decisione di alzare i tassi: “Abbiamo rimosso una dose di accomodamento affinché le condizioni finanziarie e creditizie fossero maggiormente coerenti con i nostri obiettivi”.
- Sull’impatto sull’economia: “Non credo che sia necessario danneggiare il mercato del lavoro per raggiungere il nostro obiettivo. Non ritengo che le due componenti del nostro mandato, stabilità dei prezzi e piena occupazione, siano in conflitto nel medio termine”.
La Federal Reserve aveva poco margine per sorprendere i mercati e ha deciso di non farlo: il Federal Open Market Committee (Fomc) ha alzato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei tassi sui federal funds, portandolo al 3,75-4%, con voto unanime. È il primo rialzo dal luglio 2023.
“L’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, anche a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha mostrato capacità di tenuta. La crescita della produttività è robusta e gli investimenti in capitale rimangono solidi. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con la crescita della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato”, si legge nel comunicato. “L’inflazione rimane elevata. La decisione odierna di politica monetaria favorirà un ritorno più tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% fissato dal Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.
Nella conferenza stampa, Kevin Warsh ha spiegato che la Fed fatica a considerare restrittive le condizioni finanziarie attuali. “Abbiamo rimosso una dose di accomodamento affinché le condizioni finanziarie e creditizie fossero maggiormente coerenti con i nostri obiettivi”, ha dichiarato. La priorità della Fed, ha aggiunto, è tornata a essere il contenimento dell’inflazione, mentre il mercato del lavoro si trova sostanzialmente in una condizione di piena occupazione.
Nel frattempo, le proiezioni macroeconomiche aggiornate hanno delineato uno scenario caratterizzato da disoccupazione più bassa e crescita e inflazione più elevate rispetto alle stime di giugno. In particolare, l’inflazione Pce attesa nel 2026 sale dal 3,6 al 3,7%, per poi diminuire al 2,3% nel 2027, al 2,1% nel 2028 e, infine, al 2% nel 2029. La crescita del Pil è stata rivista al rialzo di un decimale sia per quest’anno sia per il prossimo, rispettivamente al 2,3 e al 2,4%. Il tasso di disoccupazione atteso per il 2026 e il 2027 scende invece dal 4,3 al 4,1%.
A cambiare in modo più significativo è anche il percorso atteso dei tassi: la mediana delle proiezioni dei membri del Fomc indica ora un livello del 4,1% sia alla fine del 2026 sia alla fine del 2027, contro il 3,8 e il 3,6% indicati a giugno. Per il 2028, la previsione sale dal 3,4 al 3,9%. Una revisione che suggerisce come, nelle valutazioni dei membri della Fed, il ritorno a una politica monetaria meno restrittiva richiederà più tempo di quanto ipotizzato tre mesi fa.
Alla vigilia del meeting, i mercati avevano già incorporato nelle quotazioni un aumento cumulato dei tassi di circa un punto percentuale nei successivi 12 mesi: un ciclo di rialzi innescato dal rischio che l’inflazione sfugga al controllo della banca centrale. Questo porterebbe il tasso finale al 4,5-4,75% contro il 4,1% mediano indicato nelle proiezioni di oggi.
Ad agosto, l’incremento mensile dei prezzi era accelerato dallo 0,1 allo 0,4%, con un contributo significativo della componente energetica, passata da una flessione dell’1,5% a un aumento del 2,1%.
A preoccupare è soprattutto la recente impennata del petrolio, stabilmente sopra quota 100 dollari al barile dal 9 settembre. Fino a un mese fa, gli investitori erano orientati a ritenere che nessun rialzo sarebbe arrivato prima delle elezioni di metà mandato americane, in programma all’inizio di novembre. La forte impennata dei rendimenti dei Treasury a lungo termine, con il trentennale arrivato al 5,33% poco prima della pubblicazione della decisione, ha però reso sempre più difficile rinviare un intervento.
“Non aumentare i tassi avrebbe comportato un rischio di perdita di credibilità e un potenziale aumento dei premi al rischio a lungo termine”, ha scritto Michael Gapen, capo economista per gli Stati Uniti di Morgan Stanley.
La Fed rivede al rialzo i tassi attesi, mentre migliora la crescita
Confronto tra le mediane delle proiezioni dei partecipanti al FOMC di settembre e giugno 2026. Cinque indicatori, valori percentuali; la revisione è espressa in punti percentuali.
Come leggere il grafico. I valori sono mediane, non una previsione unitaria del FOMC né impegni sui futuri tassi. I valori del 2029 compaiono per la prima volta nella tornata di settembre e pertanto non hanno un confronto con giugno. Il «lungo periodo» è un valore di convergenza e non è collegato cronologicamente al 2029.
Definizioni. PIL reale e inflazione: variazione dal quarto trimestre dell’anno precedente al quarto trimestre dell’anno indicato. Disoccupazione: media del quarto trimestre. Federal funds: punto medio dell’intervallo obiettivo ritenuto appropriato a fine anno. Le proiezioni di lungo periodo del core PCE non vengono raccolte.
Fonte: Federal Reserve, Summary of Economic Projections, 16 settembre 2026, tabella 1, pagina 2 (confronto con le proiezioni del 16–17 giugno 2026). Elaborazione grafica su valori pubblicati dalla Fed.

