Nel private equity italiano è nato un nuovo soggetto che promette di coniugare visione imprenditoriale, track record solido e ora anche una struttura regolamentata per scalare verso il mondo istituzionale. Faro Value, realtà nata dall’esperienza di Orienta Capital Partners, ha alle spalle 28 operazioni, 6 exit e una media di rendimento ampiamente superiore al mercato. Non una fiammata, ma una costanza di performance che ha portato oltre 150 investitori – in larga parte imprenditori e family office e alcuni investitori istituzionali italiani e esteri– a credere nel progetto. Oggi, con una SICAV RAIF lussemburghese e tre comparti tematici (FARO Real Economy, FARO Innovation, FARO Fashion Luxury & Design), Faro punta a una raccolta fra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Ce ne parla Augusto Balestra, CEO e cofondatore. A partire dal DNA.
Qual è il vostro target di riferimento? Chi volete attrarre con Faro Value?
Il nostro DNA è imprenditoriale. Faro nasce da Orienta Capital Partners, dove per anni abbiamo fatto operazioni in club deal con partecipazioni di maggioranza in PMI nei settori di eccellenza del made-in-Italy, spesso coinvolgendo l’imprenditore nel reinvestimento. Tutti noi veniamo dal mondo delle imprese: siamo stati imprenditori, manager, amministratori delegati. Questo è il nostro vero “lievito madre”. E i risultati ci hanno dato ragione: 28 operazioni, 6 exit, rendimenti medi ampiamente superiori al mercato.
Perché, secondo voi, siete riusciti ad avere performance così elevate?
Perché il nostro approccio è molto diverso. Partiamo sempre dal progetto industriale. Conosciamo il linguaggio degli imprenditori, parliamo la loro lingua. E questo ci permette di entrare nei deal a condizioni tendenzialmente migliori: in quanto veniamo scelti come partner di fiduciain un processo di sviluppo e crescita, nel quale l’imprenditore decide di reinvestire insieme a noi. Quando c’è fiducia, costruisci valore.
Cosa vi ha spinto a strutturarvi in una SICAV?
A un certo punto abbiamo capito che, per fare un salto di scala, dovevamo entrare in un contesto regolamentato. Per intensificare le relazioni con investitori istituzionali, serve un veicolo eligibile con regole, caratteristiche di governance e trasparenza specifiche. Ma l’anima resta la stessa. Inoltre, questo passaggio è funzionale a supportare le prospettive sulla crescita di lungo periodo dell’organizzazione e del Team.
Oggi quanti sono i vostri investitori? E che profilo hanno?
Abbiamo sviluppato e consolidato rapporti con oltre 150 investitori. Sono soprattutto imprenditori, persone che hanno realizzato eventi di liquidità, family office e alcuni investitori istituzionali italiani e esteri.. Il passaparola è stato lo strumento più potente. Nei rapporti personali, la fiducia può diventare un collante molto importante, e così da un investitore soddisfatto possono nascere numerose altre relazioni che coinvolgono familiari, amici o anche semplici “compagni di viaggio”.
Ha detto che siete nuovi in questo mondo: come vi state strutturando per diventare più istituzionali?
Abbiamo rafforzato e integrato il Team con competenze specifiche. In primis, Monica Magrassi, con 25 anni di esperienza da Clessidra, è entrata oltre un anno fa, diventando il nostro chief operating officer, figura di riferimento su tematiche legate all’area operations del fondo: regolamenti, legal, compliance, finance. Inoltre, di recente è entrato anche Roberto Del Giudice, una figura di grandissima esperienza nel private capital, che guida le attività di Investor Relations ed ESG. Con il suo profilo internazionale e la sua credibilità sul mercato, ci aiuterà a costruire un dialogo più strutturato con gli investitori prevalentemente istituzionali. Abbiamo un team eterogeneo e complementare, con competenze che non sono solo finanziarie. Il nostro approccio è ancora imprenditoriale, ma oggi siamo in grado di affiancarlo a una struttura solida e con competenze tecniche specifiche.
Nel mondo dei private market, negli ultimi due anni è sembrato più difficile trovare opportunità. Anche per voi?
Lavorando prevalentemente su operazioni primarie con gli imprenditori, il deal flow è rimasto vivace. Diverso dal lato della raccolta capitali, dove il contesto di mercato è meno favorevole in questo momento, con portafogli ingessati, tassi alti e multipli più contenuti: ci sono meno operazioni di exit con conseguente minor liquidità sul mercato destinabile ad investimenti illiquidi. La seconda parte del 2025 e il 2026 si prospettano però interessanti, e il panorama istituzionale risulta già mostrare segnali positivi di ripresa, e la creazione di nuove opportunità di allocazione capitali in fondi di private equity e venture capital.
I vostri fondi sono tematici. State andando verso una specializzazione verticale?
Sì, per ciascun fondo abbiamo selezionato un team di investimento con un solido track record e competenze specifiche sull’asset class e sul settore di riferimento. Ci siamo affidati a keyman (ndr manager chiave di comprovata esperienza e reputazione) che condividono pienamente il nostro DNA imprenditoriale. Nel caso di FARO Real Economy, parliamo di un fondo di private equity con focus su buyout industriali, che investe in piccole e medie imprese operanti nei settori di eccellenza dell’economia italiana – dal food & beverage all’aerospace & defence, passando per beauty & cosmetics, packaging, healthcare e altri ambiti – con l’obiettivo di supportare il ricambio generazionale, favorire processi di consolidamento tramite strategie di buy & build e promuovere l’internazionalizzazione. Il fondo è guidato da Orienta Capital Partners con Mario Gardini alla guida, in continuità con l’attività già intrapresa. FARO Fashion, Luxury & Design è invece un fondo di private equity che realizza operazioni prevalentemente di maggioranza e, in modo opportunistico, di minoranza con diritti di governance, investendo in brand della moda, dell’arredo e del lusso ad alta riconoscibilità, puntando sull’eccellenza operativa e sull’espansione internazionale; a guidarlo è Marco Bizzarri, affiancato da un team che unisce competenze settoriali e di private equity. Infine, FARO Innovation è un fondo di venture capital che adotta un approccio ibrido, investendo sia nei migliori fondi di fondi statunitensi top-tier, sia in start-up italiane ed europee – dallo stadio seed fino alle PMI innovative nei round A e B – attive nei settori fintech, digital B2B, intelligenza artificiale e software. La guida del fondo è affidata a Fabio Nalucci e Stiven Muccioli, entrambi imprenditori e investitori con un’esperienza comprovata in questa asset class.
In definitiva, cosa rende Faro diverso dagli altri?
Siamo imprenditori prima ancora che uomini di finanza. Il nostro approccio è profondamente pragmatico: gestiamo le partecipate partendo sempre dal progetto industriale, con una visione imprenditoriale che ci spinge ad attrarre le migliori competenze all’interno del nostro ecosistema. L’obiettivo è chiaro: generare valore per i nostri investitori, ma anche per la comunità, i territori in cui operiamo e tutti gli stakeholder coinvolti nei nostri progetti. A distinguerci è anche la nostra totale indipendenza: non apparteniamo a gruppi bancari né abbiamo conflitti di interesse, il che ci consente di valutare e sviluppare ogni opportunità con piena autonomia e nella massima trasparenza, sempre nell’interesse degli investitori. FARO Value, lead advisor dei fondi FARO, rappresenta a tutti gli effetti un multi-family office che allinea gli interessi dei soci fondatori con quelli degli investitori, massimizzando la capacità di creare valore e opportunità. Abbiamo costruito un ecosistema aperto, capace di attrarre competenze verticali e reti relazionali strategiche, generando una contaminazione virtuosa che riteniamo essenziale per affrontare con successo anche i contesti più sfidanti. A questo si affianca un impegno concreto verso il miglioramento degli aspetti ESG e il supporto alla crescita della next generation, tanto tra i collaboratori quanto tra gli investitori. Siamo, in sintesi, una nuova realtà nel panorama italiano degli investimenti alternativi, nata per creare un ponte tra industria e finanza e con l’ambizione di scalare il nostro modello nel lungo periodo, costruendo una piattaforma internazionale capace di offrire qualità, diversificazione e di rispondere pienamente alle aspettative e ai requisiti richiesti dagli investitori istituzionali e professionali.

