Family office, c’è tanta voglia di crypto (e di pianificare l’eredità)

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Il 43% dei family office globali investe già in criptovalute per conto dei clienti; fra le maggiori sfide? Il passaggio generazionale

Indice

Da sempre più attivi sul fronte degli investimenti alternativi, buona parte dei family office investe già in  in criptovalute: è emerso da un nuovo sondaggio globale condotto da Bny Mellon, che ha incluso anche l’Italia

Fra le maggiori difficoltà riportate dai family office c’è il tema del passaggio generazionale: tanto importante, quanto difficile da affrontare

I family office globali giudicano la pianificazione successoria come uno degli argomenti più importanti da trattare con i loro, assai facoltosi, clienti. Farlo, però, continua ad essere piuttosto complicato. Secondo un nuovo sondaggio condotto da Bny Mellon su 200 family office in 13 Paesi (Italia inclusa), il 24% di questi uffici ritiene il passaggio generazionale di un’importanza “estrema”, e un altro 42% “molto importante”.

Per le famiglie molto benestanti, pianificare la successione ha l’obiettivo di ridurre gli oneri fiscali che sono tanto più elevati quanto più crescono i patrimoni in gioco. Benché questo sia risaputo, per il 42% dei family office intervistati il passaggio generazionale è un argomento difficile per sua natura e c’è la tendenza ad evitarlo. Il 45% del campione, poi, afferma che la nuova generazione di leader è più difficile da coinvolgere per via delle attuali responsabilità professionali o famigliari.
Un altro problema intergenerazionale riguarda, poi, i valori: per il 58% dei family office la pianificazione della successione è difficile perché l’etica di “padri e figli”, per così dire, non coincide. Tre quarti degli intervistati ritiene ad esempio che le nuove generazioni siano più interessate ai temi Esg e anche a rinunciare ad un pezzo dei profitti, pur di allineare gli investimenti ai propri valori.

Inoltre, quattro family office su dieci affermano di aver bisogno di professionalità esterne per sviluppare un piano successorio efficace. Altrettanti trovano difficile trovare un partner fidato per questo compito.

A proposito di ottimizzazione fiscale, parte del sondaggio ha voluto indagare su dove si posizionassero i family office nell’attuale dibattito sulla necessità di tassare maggiormente gli ultra-ricchi. “E’ evidente che gli atteggiamenti dei family office verso aumento della tassazione e della supervisione governativa sono confusi”, scrive Bny Mellon nel suo report. “Per esempio, l’86% dei family office è fortemente d’accordo, o un po’ d’accordo, sul fatto che i ricchi individui ricchi debbano pagare la loro giusta quota di tasse. Allo stesso tempo, l’82% dei family intervistati sono anche d’accordo, in misura diversa, che i family office sono utilizzati dai ricchi per proteggere le loro fortune dalla tassazione”.

Non stupisce, quindi, se il 47% dei family office (58% negli Usa) ritiene che i benefici fiscali siano una parte importante delle strategie collegate alle donazioni filantropiche (che, per l’appunto, godono di deduzioni fiscali). Attivi nella gestione della filantropia dei propri clienti sono oltre 7 family office su 10.

Family office, più audaci sulle criptovalute

Da sempre attenti sul fronte degli investimenti alternativi, i family office sembrano particolarmente attivi anche nel usare le criptovalute per i portafogli dei propri clienti. Oltre tre quarti di questi uffici hanno un interesse o un coinvolgimento diretto su questa categoria di investimento emergente.

Ben quattro su dieci, fra i family office che già investono in criptovalute per conto dei clienti, le definiscono una parte importante della loro strategia d’investimento. Due terzi contano di incrementarne il peso in portafoglio. Perché inserire le cripto nella propria pratica d’investimento? Fra i family office la risposta più frequente (70%) “per tenere il passo con i trend”, elemento nettamente più popolare delle prospettive di guadagno vere e proprie (citate dal 49% degli intervistati).

In Italia, come avevamo mostrato in un’intervista a Luigi Conte, presidente dell’Anasf, l’atteggiamento dei consulenti finanziari resta prevalentemente cauto. Fra gli advisor autonomi, comunque, le opinioni appaiono ancora piuttosto variegate.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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