Criptovalute: cosa ne pensano, oggi, i consulenti italiani

Alberto Battaglia
18.11.2021
Tempo di lettura: 5'
Dopo il boom del 2020 la curiosità degli investitori verso le crypto è cresciuta: ma le posizioni dei consulenti restano variegate

Le criptovalute possono avere un posto nella pianificazione finanziaria dei consulenti finanziari? Le risposte non sono affatto univoche

Ne abbiamo parlato con il co-fondatore di Consultique Scf, Luca Mainò, con il fondatore di SoldiExpert Scf, Salvatore Gaziano e con il portfolio manager di Moneyfarm, Roberto Rossignoli

I consulenti finanziari americani che usavano e/o raccomandavano le criptovalute ai propri clienti nel 2020 erano meno dell'1%. Un anno più tardi, nel marzo 2021, la Financial Planning Association ha ripetuto l'indagine, scoprendo che quella percentuale era già salita al 14%. E' curioso: nel 2020 nessuno dei consulenti intervistati (lo 0%) aveva previsto di incrementare l'utilizzo delle crypto nell'anno successivo, anche se poi, nei fatti, questo si è verificato. Che cosa abbia cambiato, nel frattempo, la visione dei consulenti non è difficile immaginarlo. Nel 2020 le sorti di mercato del Bitcoin e delle altre criptovalute sono mutate radicalmente, dopo alcuni anni di relativa “stasi”. Dall'inizio del nuovo rally, l'interesse dei media e degli investitori ha in qualche modo incoraggiato la finanza tradizionale a implementare le crypto nei propri modelli di business, rafforzando l'idea che l'adozione di queste monete virtuali sia destinata a diventare sempre più “mainstream”.

E' tempo, dunque, di abbandonare le diffidenze e di inserire un po' di criptovalute in portafoglio? Probabilmente, questa sarà una domanda che i risparmiatori rivolgeranno sempre più spesso ai propri advisor. Secondo un recente sondaggio di WisdomTree, infatti, il 21% dei risparmiatori italiani assistiti da un consulente intendono includere le criptovalute nei propri portafogli, anche al di fuori dal rapporto con l'advisor. E per il 94% dei consulenti italiani quello delle crypto è già stato un argomento di confronto con i clienti.

La visione dei professionisti sull'eventuale ruolo delle criptovalute in portafoglio continua ad essere molto variegata. We Wealth ha chiesto una visione complessiva sul tema al co-fondatore di Consultique Scf, Luca Mainò e al fondatore di SoldiExpert Scf, Salvatore Gaziano, due pionieri della consulenza finanziaria indipendente in Italia. La visione sulle criptovalute dei due esperti è, in questo caso, piuttosto diversa: una più aperturista, l'altra più tradizionale. Un atteggiamento di cauto interesse, inoltre, lo abbiamo rilevato anche da Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, una delle piattaforme di robo advice “ibride” più popolari in Italia e in Europa.
Moneyfarm non ritiene opportuno inserire gli asset digitali “in un portafoglio bilanciato tradizionale”, anche se “questo non significa che investire in questi asset non abbia senso in assoluto”. E' qualcosa che dovrebbe avvenire “con il giusto grado di prudenza, di conoscenza, e di un supporto professionale, nel caso l'investitore non sia del mestiere”, ha affermato Rossignoli. Per il portfolio manager di Moneyfarm, l'ingresso di “molti investitori istituzionali nel business delle criptovalute” indica che “non si tratta di un fenomeno passeggero” e che queste monete “sono qui per restare”. Infatti, “più l'interesse di grossi investitori istituzionali si allarga agli asset digitali, meno sarà probabile che l'azione politica possa muoversi in maniera fortemente contraria” e, dunque, repressiva. Anche se al momento non fanno parte dei portafogli Moneyfarm, Rossignoli ritiene “giusto” che la società "si adoperi per valutare le possibilità offerte dalle criptovalute in ottica di consulenza patrimoniale”. Tuttavia, ha aggiunto, “gli investitori retail devono maneggiare con cura le criptovalute e in un contesto di consulenza finanziaria: non sono adatte a tutti e non vanno bene per tutti in egual misura”.

Luca Mainò e Consultique hanno parzialmente cambiato l'atteggiamento sugli asset digitali negli ultimi anni. “In passato, consideravamo questo tipo di soluzioni solo per i clienti che ne facevano esplicita richiesta”, ha dichiarato il consulente, “adesso con i clienti più preparati e ricettivi abbiamo iniziato a toccare l'argomento - naturalmente sui profili più aggressivi”. Per questa tipologia di cliente e “ importi limitati del portafoglio”, Consultique ritiene “l'investimento nelle principali criptovalute (ad esempio Bitcoin ed Ethereum) come un'opportunità interessante”, ulteriormente “favorita dalla possibilità di utilizzare strumenti finanziari come ETC o Certificati per esporsi all'andamento delle crypto senza acquistarle direttamente”, ha precisato Mainò. Il rischio dell'investimento in questi prodotti va oltre la sola volatilità, ha aggiunto il consulente, perché in molti casi è emerso il problema delle truffe. “Anche solo per questo motivo riteniamo che un consulente finanziario debba essere adeguatamente informato su questo mondo, in modo tale da poter guidare i clienti verso forme di investimento senza ulteriori rischi oltre a quello della variazione di valore della criptovaluta”, ha dichiarato il co-fondatore di Consultique.

Il recente boom delle criptovalute e l'interesse degli investitori istituzionali non convince, invece, SoldiExpert. “Nel caso delle criptovalute non c'è un sottostante vero su cui basarsi se non il concetto di adozione crescente”, ha dichiarato Salvatore Gaziano, “noi evitiamo di consigliare sull'assunto che si compra qualcosa oggi perché si conta che, domani, qualcun altro comprerà a un prezzo più alto”. La criptovaluta di fatto è un asset che “non produce nulla, nessun flusso reddituale ed è solo un brillante esperimento nato, paradossalmente, per contestare la finanza globale”.

Il Bitcoin è nato come moneta peer 2 peer con l'obiettivo di rimuovere la necessità degli intermediari finanziari nel meccanismo dei pagamenti, ma il suo utilizzo come mezzo di scambio è molto limitato. Secondo Gaziano, il fatto che alcune grandi banche abbiano iniziato a lanciare servizi come il trading di future basati su criptovalute ha poco a che vedere con l'adozione crescente di queste monete nella vita quotidiana. Questi servizi “fingono di dare un sigillo di serietà alla cosa, ma il reale motivo è guadagnare grasse commissioni e non perdersi un mercato che sta attirando un pubblico perfetto a cui collocare sempre qualcosa di nuovo ed eccitante”.

Rinunciare all'investimento criptovalute potrebbe far “perdere delle opportunità”, ha ammesso Gaziano, “ma se un giorno in un flash crash o qualcosa di più duraturo un nostro cliente ci chiedesse come consulenti finanziari indipendenti perché gli avevamo consigliato di mettere delle criptovalute in portafoglio ci sentiremmo in imbarazzo a dirgli: 'così facevano tutti ed era una pura scommessa'”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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