L’euro digitale nel contesto geopolitico attuale
L’euro digitale potrebbe difenderci dall’amministrazione Trump. Vediamo perché.
Una delle tante novità portate dall’avvento del neopresidente (versione “reloaded”) è di grande e drammatica evidenza: gli europei devono difendersi a proprie spese (di qui la decisione recente di procedere ad un riarmo).
Il principio appare coerente con un approccio isolazionista, ma dovrebbe probabilmente accompagnarsi anche ad altri tipi di autonomia e indipendenza dal partner d’oltreoceano, a volte a scapito di quest’ultimo (se dobbiamo arrangiarci, perché ospitare delle basi Nato che non intervengono?).
Lasciando temi così impegnativi ad altri commentatori, è comunque in questo contesto storico che va letto e interpretato lo sforzo con cui viene promosso un nuovo possibile protagonista della vecchia Europa: l’euro digitale.
Cos’è l’euro digitale e come funziona?
L’euro digitale è la versione informatica e (altrettanto) anonima della banconota cartacea, avente valore legale e senza alcun sottostante, ovviamente garantita dalla Banca centrale europea (Bce).
Il suo funzionamento pratico, da quanto è dato capire, dovrebbe essere del tutto simile alla monetica attuale: quando pago trasferisco disponibilità da un wallet (sul mio telefonino) ad un altro (per intenderci, come avviene oggi con Paypal).
Non pare trattarsi di un’iniziativa volta a rinverdire i fasti dell’unione monetaria, quanto a guidare il cambiamento, governandolo e indirizzandolo dal ponte di comando di un’istituzione che non sembra (per il momento) essere in discussione, vale a dire la Bce.
Perché l’euro digitale è strategico per l’Europa?
È in questo contesto che va riconosciuto come uno degli scopi dell’iniziativa, forse il più pregnante, quello di affrancarsi dai circuiti di pagamento a stelle e strisce.
La stessa vicedirettrice della Banca d’Italia, Chiara Scotti, ha dichiarato in questi giorni al Sole24Ore che “all’estero i pagamenti con bancomat vengono fatti tramite circuiti internazionali non europei. Questa situazione limita la nostra autonomia strategica ed espone il nostro sistema attuale a possibili rischi geopolitici”: parole impensabili 10 anni fa, oggi perfettamente in linea con il contesto storico.
Euro digitale vs criptovalute: quali sono le differenze?
Non si tratterebbe peraltro né di una nuova criptovaluta (nessun “minatore” necessario per crearla – sarebbe piuttosto “stampata” dalla Banca centrale europea), né di una stablecoin (con un sottostante che può fluttuare anche fortemente), ma di una vera e propria “Fiat” (moneta avente valore legale), in versione digitale. In altre parole, esattamente come i contanti, ma fatta di bit (e quindi conservata in un wallet anziché in un portafogli).
Euro digitale vs contanti: quali sono le differenze?
La principale differenza rispetto al contante sta ovviamente nell’assenza di materialità, e quindi, in teoria, nella maggior sicurezza per il possessore.
Inoltre, l’euro digitale consente di pagare senza appoggiarsi ad alcun circuito (con risparmio di costi, almeno per l’esercente) e, volendo, anche “off-line”, cioè senza bisogno di reti di telecomunicazione (possibili oggetto di attacco).
Una delle criticità sembra essere invece il limite di importo che si può detenere, oltre alla necessità di collegare il conto in euro digitale al conto corrente ordinario.
Quando arriverà l’euro digitale?
Per nascere ed entrare in funzione, l’euro digitale ha comunque bisogno di vari passaggi: un regolamento europeo ad hoc, un’infrastruttura adeguata (in parte già esistente), e la relativa distribuzione ai cittadini europei. Christine Lagarde (presidente Bce) ha sottolineato l’urgenza della questione.
In ogni caso: why not?

