Donne, in Italia l’asset management è il settore meno inclusivo

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Solo il 29% dei gestori basati in Italia ha adottato almeno un’iniziativa per migliorare l’inclusione di genere, contro l’83% di tutte organizzazioni finanziarie

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In tema di diversità di genere l’83% delle organizzazioni finanziarie ha adottato almeno un’iniziativa per incrementarla, con la macroscopica eccezione delle società di asset management, per le quali la percentuale scende al 29%

Ancora oggi, secondo i dati globali citati da Deloitte, il 93% delle donne crede che denunciare atteggiamenti poco inclusivi da parte dell’organizzazione possa avere ripercussioni negative sulla propria carriera

In Italia l’86% delle organizzazioni finanziarie ha sviluppato almeno un’iniziativa in ambito Diversity, Equity e Inclusion (DE&I), ma la relativa reportistica si concentra soprattutto sulla presenza di donne nell’organizzazione e solo 31% monitora il Gender Pay Gap, ossia il divario nella retribuzione con gli uomini. Solo il 37% delle organizzazioni, poi, si è dotato di un sistema di indicatori KPI, nelle modalità di valutazione delle performance. E’ questo il quadro ancora in chiaroscuro dell’Italian Financial Industry 2022 Deloitte DE&I Maturity Index, realizzato da Deloitte con la Milano School of management, basato sul sondaggio di un campione composto da 42 organizzazioni presenti in Italia nel secondo trimestre del 2022. In tema di sola diversità di genere l’83% delle organizzazioni finanziarie ha adottato almeno un’iniziativa per incrementarla, con la macroscopica eccezione delle società di asset management, per le quali la percentuale scende al 29%.      

Nel dettaglio, le principali iniziative riguardano la definizione di standard per garantire un processo di selezione libero da stereotipi (77%), l’introduzione di indicatori di selezione per tipologia di diversity (74%). Il coinvolgimento dei leader in queste iniziative, però è ancora minoritario: “solo il 36% ha introdotto un manifesto firmato dalla leadership” e “solo il 24%” delle organizzazioni finanziarie “prevede percorsi di sviluppo per promuovere la leadership inclusiva”.

 

Potrebbe dunque non essere un caso se solo il 19% delle posizioni dirigenziali apicali è in mano a donne, mentre per quelle di middle management la quota sale al 30% – ancora ampiamente al di sotto della parità. Da questo punto di vista è ancora l’asset management il settore a maggior prevalenza maschile, mentre la maggiore parità di genere nell’ambito finanziario italiano si trova fra le compagnie assicurative. 


Ancora oggi, secondo i dati globali citati da Deloitte, il 93% delle donne crede che denunciare atteggiamenti poco inclusivi da parte dell’organizzazione possa avere ripercussioni negative sulla propria carriera e quasi sei donne su dieci affermano di aver subito nel 2021 micro molestie e/o aggressioni nei luoghi di lavoro.

L’incidenza delle iniziative per l’inclusione, poi, sembra strettamente legata alla dimensione delle società intervistate: il 71% delle organizzazioni da 10 a 249 dipendenti e il 29% di quelle da 250 a 999 dipendenti, non hanno adottato iniziative per aumentare la diversity. 

Le altre iniziative per l’inclusione

L’inclusione non si esaurisce nella maggiore parità di genere. Gli altri ambiti dell’equality, però, risultano meno importanti nelle agende delle società finanziarie italiane. Le iniziative a sostegno della popolazione LGBTQI+, ad esempio, riguardano solo il 38% delle organizzazioni finanziarie, mentre solo il 18% ha deciso di celebrare il Pride. Ciò è particolarmente importante se si considera che la percentuale di persone LGBT+ nei cui confronti si sono verificati comportamenti non inclusivi al lavoro arriva al 42%, a livello globale.

E ancora, solo per il 28% del campione ritiene  l’inclusione delle persone colpite da disabilità e neurodiversità come un pillar strategico, nonostante il 74% affermi di prevedere azioni a loro sostegno.  

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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