Dazi, lo stop del tribunale non galvanizza: Trump ha alternative

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Un uomo in giacca e cravatta è seduto a una scrivania e parla al telefono fisso. Sullo sfondo si vede una bandiera americana. L'immagine è in bianco e nero.

Mercati positivi ma le oscillazioni osservate nelle scorse settimane: la battaglia legale sarà lunga e Trump può percorrere altre strade per tenere in piedi la minaccia dei dazi

Wall Street ha avviato la seduta in territorio positivo, ma senza euforia, nella prima giornata dopo la decisione del tribunale statunitense che ha ribaltato le basi legali su cui l’amministrazione Trump aveva costruito la stretta sui dazi del “Liberation Day”. Si apre così una battaglia legale che potrà essere sfidata da eventuali ricorsi o dalla reintroduzione dei dazi attraverso altre normative vigenti, su cui ancorare gli ordini esecutivi (che, da soli, non possono introdurre nuove leggi). A circa tre ore dall’apertura delle contrattazioni, l’S&P 500 guadagna mezzo punto percentuale, dopo che le Borse asiatiche hanno chiuso in netto rialzo e lo Stoxx 600 si è mantenuto poco sotto la parità. Come a dire: si è vinta una battaglia, ma la guerra commerciale è ancora lontana dalla conclusione.

“I partecipanti al mercato hanno accolto in gran parte con favore la notizia, nella speranza che la sentenza possa far saltare i dazi o, quantomeno, indebolire la posizione degli Stati Uniti nei negoziati commerciali in corso”, ha dichiarato Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury. Se i Paesi con cui gli Stati Uniti stanno negoziando arrivassero alla conclusione che i dazi non possono superare il vaglio della Corte americana, poiché privi di solide basi legali, la leva negoziale di Washington si ridurrebbe drasticamente. “Tuttavia, finora la reazione dei mercati è stata ben lontana dall’euforia. Gli investitori restano cauti, presumibilmente nella convinzione che la Casa Bianca troverà una soluzione alternativa per portare avanti la propria agenda commerciale”, ha aggiunto Ryan. “Esistono infatti diversi meccanismi previsti dal Trade Act del 1974 che possono essere utilizzati per aggirare i tribunali, e nulla impedisce a Trump di raddoppiare la pressione con dazi settoriali, che non sono stati bloccati dalla sentenza”.

Per Gabriel Debach, market analyst di eToro, “il tentativo di utilizzare l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi si è scontrato con un principio giuridico chiaro: quella norma, mai applicata prima in ambito tariffario, non conferisce al Presidente un potere illimitato per colpire virtualmente tutte le importazioni. Ora che è stata messa alla prova, cade al primo round. Ma non è un KO tecnico: la decisione della corte rappresenta l’inizio di una lunga battaglia legale, potenzialmente destinata ad approdare alla Corte Suprema. L’incertezza normativa americana torna a occupare la scena, alimentando volatilità e diffidenza tra gli investitori, ed è questo il vero fattore che ha mosso i mercati”. Secondo Debach, nuovi ordini esecutivi potrebbero fondarsi sul Balance of Payments Act (Sezione 122), sul Tariff Act del 1930 (Sezione 338), oppure su nuove indagini avviate tramite la Sezione 301: “strade alternative, già percorse, che potrebbero riportare i dazi sotto una veste diversa ma con impatto simile”.

“Se il mercato azionario brinda, come da copione, sul mercato valutario il dollaro si rafforza a causa dell’ambiguità normativa. È un classico flight to quality di breve durata, alimentato più dall’incertezza che dalla forza strutturale dell’economia americana. Tuttavia, se la battaglia legale si prolunga e l’incertezza politica si cronicizza, la volatilità valutaria rischia di aumentare, insieme alla ricerca di asset rifugio al di fuori del perimetro statunitense”.

Secondo Simone Obrizzo, Portfolio Manager di AcomeA Sgr, la decisione del tribunale “non cambia radicalmente” lo scenario. “La Casa Bianca ha già presentato ricorso affinché l’Emergency Act resti valido, il che può offrire ulteriore margine d’azione al Presidente. Inoltre, può rivolgersi alla Corte Suprema, dove si approderà con ogni probabilità. Lì i Repubblicani hanno una maggioranza di 6 a 3, dunque la probabilità che il progetto tariffario di Trump venga bloccato nei prossimi mesi mi sembra piuttosto bassa. Sicuramente aumenterà la volatilità, ma vedo difficile uno scenario in cui Trump non riesca a mantenere attivi i dazi nei mesi a venire”.

Domande frequenti su Dazi, lo stop del tribunale non galvanizza: Trump ha alternative

Qual è stato l'impatto immediato della decisione del tribunale sui mercati finanziari?

Wall Street ha aperto la seduta in territorio positivo, ma senza mostrare particolare euforia. Questo suggerisce una reazione cauta dei mercati alla notizia.

Su quali basi legali si fondava la stretta sui dazi dell'amministrazione Trump che è stata ribaltata?

La decisione del tribunale ha ribaltato le basi legali su cui l'amministrazione Trump aveva costruito la stretta sui dazi del 'Liberation Day'. L'articolo non specifica ulteriormente queste basi legali.

Quali sono le possibili alternative per l'amministrazione Trump dopo la decisione del tribunale?

L'amministrazione Trump ha diverse alternative, tra cui la possibilità di sfidare la decisione legale con eventuali ricorsi. Potrebbe anche reintrodurre i dazi attraverso altre normative vigenti.

In che modo l'amministrazione Trump potrebbe reintrodurre i dazi se gli ordini esecutivi da soli non sono sufficienti?

L'articolo indica che i dazi potrebbero essere reintrodotti attraverso altre normative vigenti. Queste normative potrebbero fornire un ancoraggio legale più solido per gli ordini esecutivi.

Qual è la natura della battaglia legale che si apre a seguito della decisione del tribunale?

Si apre una battaglia legale che potrebbe vedere la decisione del tribunale contestata tramite ricorsi. L'amministrazione potrebbe anche cercare di reintrodurre le misure attraverso canali normativi alternativi.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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