Dazi, il ritorno: cosa (non) cambia per i mercati

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Un uomo in giacca e cravatta è seduto a una scrivania e parla al telefono fisso. Sullo sfondo si vede una bandiera americana. L'immagine è in bianco e nero.

I dazi rientrano in vigore su nuove basi, ma il tema rimborsi e l’incertezza legale futura restano fattori cruciali per l’orientamento degli investitori.

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Per il momento, il nuovo dazio globale imposto dagli Stati Uniti dopo la sentenza della Corte Suprema è del 10%. Ma Donald Trump, che aveva preannunciato un’aliquota al 15%, ha fatto sapere che “ci sta lavorando e arriverà più avanti”. Anche in quest’ultimo caso, la fisionomia delle politiche commerciali sarà diversa rispetto allo scenario introdotto con il Liberation Day. Fra le partite aperte vi sono gli accordi commerciali raggiunti con diversi Paesi sulla base di leve negoziali divenute poi illegali, così come il tema dei rimborsi a famiglie e imprese: un nodo politico, ma anche di bilancio.

La base legale per l’introduzione di nuovi dazi è cambiata, ma la sostanza economica è un po’ meno dirompente di quella politica. La volontà della Casa Bianca è quella di mantenere una politica commerciale restrittiva, anche se alcuni istituti indipendenti hanno calcolato che nelle casse federali il futuro dazio globale al 15% comporterà meno gettito del previsto. Secondo lo Yale Budget Lab, infatti, il gettito dei dazi pre-sentenza sarebbe stato di 2.620 miliardi di dollari nell’arco di un decennio. Con la nuova tariffa al 15% si scenderebbe a 1.300 miliardi se la misura restasse in vigore per 150 giorni, secondo l’attuale vincolo legale. Una successiva introduzione permanente su altre basi giuridiche porterebbe il gettito a 2.200 miliardi nel decennio.

In ogni caso, la riduzione dei dazi crea sollievo per le famiglie americane che hanno sostenuto in larga parte il prezzo di importazioni più costose: secondo la Tax Foundation, l’onere medio annuo dei dazi scenderà dai 1.300 dollari stimati per il 2026 con il vecchio regime a circa 700 dollari, di cui 250 derivanti proprio dalla prevista tariffa al 15%. Tradotta in termini più macro, l’aliquota tariffaria media degli Stati Uniti passerebbe dal 16% pre-sentenza al 13,7% (assumendo l’arrivo del dazio al 15%): un sollievo parziale, se si considera che nel solo 2025 l’aliquota era stata innalzata di dieci punti percentuali.

“I mercati hanno accolto con una certa stabilità l’annuncio dei nuovi dazi generali al 15% voluti da Trump. Questa reazione composta è dovuta al fatto che l’adozione di percorsi legali differenti era già stata scontata dagli investitori; inoltre, trattandosi di provvedimenti transitori, è scontato che verranno rimpiazzati da strumenti più definitivi”, ha dichiarato Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury. “Dal punto di vista macroeconomico, l’impatto sugli Stati Uniti appare limitato, poiché il livello dei dazi al 15% ricalca sostanzialmente la media in vigore prima della pronuncia della Corte Suprema”.

“Con le molteplici strade che possono essere perseguite per mantenere in vigore i dazi, quelli statunitensi sembrano destinati a rimanere, anche se la loro base giuridica potrebbe cambiare”, hanno commentato gli strategist di Invesco. “Soluzioni più permanenti includono i dazi della Section 232 e della Section 301, che richiedono processi potenzialmente lunghi per essere messi in atto, ma non hanno limiti di tempo una volta imposti.”

Il nodo rimborsi: impatto fiscale e settoriale

Il vero banco di prova, tuttavia, resta quello dei rimborsi. Come osserva Elliot Hentov, Chief Macro Policy Strategist di State Street Investment Management, gli Stati Uniti hanno incassato circa 130 miliardi di dollari di entrate tariffarie legate all’IEEPA nel 2025, pari a circa lo 0,3% del PIL. La restituzione di tali pagamenti agli importatori genererebbe un significativo incremento dei loro utili, ma le barriere legali e amministrative per ottenerli saranno elevate, riducendo in modo significativo gli importi complessivamente restituiti.

Se sul piano macroeconomico ciò suggerisce un impatto limitato, lo stesso potrebbe non valere a livello settoriale o aziendale, dice Hentov, la dinamica favorisce le grandi aziende con strutture regolatorie e legali consolidate. I principali operatori nei settori elettronica, automotive, industriale e chimico — tutti grandi contribuenti dei dazi IEEPA — potrebbero registrare un aumento degli utili, mentre le società specializzate nel recupero fiscale potrebbero beneficiarne, rappresentando una nicchia di opportunità anche nei mercati privati.

Il tema più sensibile, a giudizio di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, non è dunque la sentenza in sé ma la gestione dei rimborsi. La Corte non ha definito un rimedio automatico, aprendo la strada a un contenzioso potenzialmente lungo tra importatori, amministrazione e Court of International Trade. Le cifre in gioco sono rilevanti: diverse stime citano un ordine di grandezza compreso tra 170 e 175 miliardi di dollari. Non si tratta soltanto di una questione di equità per gli importatori, ma anche di una possibile fonte di incertezza per il mercato obbligazionario statunitense, qualora il Tesoro fosse chiamato a compensare eventuali restituzioni con nuove emissioni di debito.

Alla domanda sulla possibilità di rimborsi per i consumatori, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato di avere “la sensazione che il popolo americano non li vedrà”. Ma la questione si preannuncia oggetto di battaglia politica: la senatrice democratica Elizabeth Warren ha invitato l’amministrazione a istituire un meccanismo legale per consentire a consumatori e piccole imprese di recuperare le somme versate: “È compito del segretario al Tesoro predisporre un sistema che permetta agli americani di riavere il denaro che è stato loro illegalmente sottratto”.

Asset rifugio e autonomia strategica europea

Sul piano politico di lungo periodo, la vicenda rischia inoltre di incidere sulle scelte allocative globali. Tom Bailey, Head of Research di HANetf, sottolinea come la posizione di sfida assunta da Trump — tra il rifiuto di accettare la sentenza e l’ulteriore aumento delle tariffe — possa delineare i contorni di una possibile crisi costituzionale. In contesti di incertezza e rischio, gli investitori tendono tradizionalmente a rifugiarsi nei titoli di Stato statunitensi; ma se gli Stati Uniti diventano essi stessi fonte di instabilità, l’attenzione potrebbe spostarsi su altri asset difensivi, con l’oro in prima linea.

L’apparente utilizzo dei dazi come leva in una disputa politica interna potrebbe inoltre rafforzare le iniziative europee volte a perseguire una maggiore autonomia strategica rispetto alle politiche statunitensi.

In un simile contesto, osserva ancora Diodovich, l’oro tende a beneficiare non solo della domanda difensiva ma anche della difficoltà del mercato nel delineare uno scenario ordinato per dollaro, tassi e crescita globale. Il tema, infatti, non riguarda più soltanto i dazi, ma l’instabilità del quadro decisionale nel suo complesso: una condizione che potrebbe continuare a sostenere gli asset rifugio finché non emergerà maggiore chiarezza normativa e fiscale. L’oro ha già superato la soglia dei 5.200 dollari l’oncia e sembra ora puntare ai 5.380 dollari, proiezione dell’ampiezza del recente movimento rialzista.

Domande frequenti su Dazi, il ritorno: cosa (non) cambia per i mercati

Qual è l'attuale percentuale del nuovo dazio globale imposto dagli Stati Uniti?

Attualmente, il nuovo dazio globale imposto dagli Stati Uniti, a seguito della sentenza della Corte Suprema, è del 10%. Tuttavia, è importante notare che questa percentuale potrebbe aumentare in futuro.

Donald Trump ha intenzione di aumentare l'aliquota del dazio? Se sì, a quale percentuale?

Sì, Donald Trump ha espresso l'intenzione di aumentare l'aliquota del dazio. Ha menzionato una possibile aliquota del 15%, ma ha dichiarato che 'ci sta lavorando e arriverà più avanti'.

L'articolo menziona un 'nodo rimborsi'. A cosa si riferisce?

Il 'nodo rimborsi' si riferisce all'impatto fiscale e settoriale legato ai rimborsi derivanti dai dazi. Questo aspetto è cruciale per valutare le conseguenze economiche delle nuove politiche commerciali.

In che modo le nuove politiche commerciali differiranno dallo scenario precedente, definito 'Liberation Day'?

L'articolo indica che la fisionomia delle politiche commerciali sarà diversa rispetto allo scenario introdotto con il 'Liberation Day'. Le differenze risiedono negli accordi commerciali raggiunti con diversi Paesi, basati su leve negoziali.

Cosa si intende per 'asset rifugio' nel contesto dell'articolo?

'Asset rifugio' si riferisce a beni o investimenti considerati sicuri in periodi di incertezza economica o turbolenze di mercato, come quelle potenzialmente causate dai dazi. L'articolo suggerisce che la situazione potrebbe spingere verso tali investimenti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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