Dazi Usa: i vincitori (relativi) in Borsa, nel rosso generale

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Un uomo in giacca e cravatta rossa gesticola mentre è in piedi all'aperto davanti a più microfoni. Lo sfondo mostra alberi spogli e un grande edificio con un tetto triangolare.

Evento negativo per la crescita e mal digerito dai mercati: i dazi Usa premiano l’oro, ma aprono spiragli in settori trascurati e ora a sconto

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L’introduzione dei dazi americani ha ridotto le previsioni di crescita per gli Stati Uniti, con impatti negativi anche sull’economia globale. In questo contesto, individuare segmenti di mercato che potranno uscirne come vincitori assoluti – e non solo in termini di “meno peggio” – è un compito particolarmente complesso per gli analisti.


Scope Ratings ha abbassato le previsioni sul Pil Usa per il 2025 dal 2,7% stimato a dicembre all’1%, con un ribasso anche per il 2026 (nel range 1,5%-2%). All’indomani del Liberation Day invocato da Donald Trump, Wall Street ha aperto in territorio profondamente negativo, dopo aver inizialmente salutato con favore l’anticipazione di un dazio universale al 10%, nella parte bassa delle previsioni. Quello che non era immediatamente messo in conto è stata la pioggia di dazi “reciproci” che l’amministrazione ha presentato per una sessantina di Paesi ritenuti sleali nelle proprie politiche commerciali. Fra questi, anche l’Unione Europea, che sarà sottoposta a un dazio del 20%, e la Cina, con una tariffa del 34% (che si aggiunge al 20% già varato).


Per Nomura, il dazio medio sulle importazioni cinesi passerà dall’11% del 2024 al 66%, risultando “molto peggio delle previsioni di mercato”. L’indice Hang Seng, fra i migliori da inizio anno, ha chiuso in calo dell’1,5% la seduta di giovedì, digerendo male la nuova ondata di tariffe – minore, invece, l’impatto sul Csi 300.

Fra gli esiti meno attesi dell’ondata di dazi c’è stato l’indebolimento del dollaro, sceso ai minimi di quasi sei mesi. In parallelo, ha continuato a vincere l’oro, che il 3 aprile ha toccato un nuovo record a 3.196,60 dollari nel contratto future, per poi ricadere a quota 3.113 dollari l’oncia.

Presi nel loro complesso, gli indici azionari di Cina, Giappone ed Europa hanno tutti registrato una reazione negativa al Liberation Day. Eppure, in contesti come questi, cercare l’occasione può rivelarsi particolarmente redditizio.

La speranza che i dazi non durino

Al momento i mercati reagiscono negativamente, ma nelle prossime settimane è possibile che ad alimentare le speranze dei trader sia la prospettiva di un ridimensionamento. “In seguito all’azione del 2 aprile, il nostro scenario base (al quale attribuiamo una probabilità del 50%) prevede una progressiva riduzione dei dazi rispetto ai livelli annunciati dal Presidente”, ha dichiarato il team di analisti di Ubs, “lo stesso Presidente ha invitato i partner a negoziare, e il segretario al Tesoro Bessent ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg che i dazi annunciati rappresentano ‘l’estremo superiore della forchetta’ e che i Paesi coinvolti potrebbero intraprendere azioni per ottenere una loro riduzione”.

I settori oggi scontati, che potranno tenere in futuro


Quindi, in questa ondata, chi si salva davvero, a parte l’oro? “All’interno dei mercati azionari globali sviluppati, i settori difensivi come le utilities, i beni di consumo e l’healthcare hanno dimostrato una relativa resistenza quest’anno, così come i settori più ciclici come l’energia e i finanziari. Tra questi, riteniamo che le utility abbiano maggiori probabilità di continuare a sovraperformare, in quanto l’allentamento della politica monetaria indotto dalle tariffe favorisce queste proxy obbligazionarie”, ha commentato Altaf Kassam, responsabile per l’Europa Investment Strategy & Research di State Street Global Advisors. Inoltre, “un jolly per la sovraperformance potrebbe essere rappresentato dalle azioni europee. Finora il Regno Unito è stato uno dei pochi Paesi a ‘salvarsi’ con solo una tariffa generalizzata del 10%, ma soprattutto l’Unione Europea ha un potere negoziale maggiore in termini di potenziali ritorsioni, eventualmente attraverso l’imposizione di tariffe di ritorsione sulle esportazioni di servizi statunitensi verso l’Europa”.


Fra i settori, quello dei semiconduttori – attualmente esentato dai dazi reciproci – potrebbe continuare a tenere. “I semiconduttori sono stati esplicitamente esentati dai dazi reciproci più alti e dunque, a nostro avviso, saranno soggetti solo al dazio base del 10%”, ha affermato Luigi De Bellis di Equita, “al margine si tratta di uno scenario meno negativo delle attese, che pensiamo rifletta la valenza strategica del settore e gli impegni di investimento di lungo termine presi da alcuni player di rilievo come TSMC”, anche se “per il settore, resta comunque un impatto negativo indiretto sulla domanda finale, in particolare nei settori dell’elettronica di consumo”.


Ubs continua “a vedere un forte potenziale di lungo termine nelle Opportunità di Innovazione Trasformativa – intelligenza artificiale, longevità, energia e risorse – che nel breve potrebbero però essere coinvolte in un’ondata di de-risking”. Il che potrebbe rappresentare oggi occasioni di acquisto a buon mercato.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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