Trump, accordo con la Cina sui dazi: le azioni vincono davvero?

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Illustrazione di due uomini in giacca e cravatta, uno di fronte all'altro su uno sfondo blu; uno ha i capelli neri e l'altro ha i capelli biondi e una cravatta rossa.

I dazi sulla Cina aumentano al 55%. Per imprese e consumatori è una vittoria solo se rapportata al 145% minacciato a maggio.

Indice

I due giorni di colloqui a Londra tra i rappresentanti di Cina e Stati Uniti si sono conclusi con un accordo che dovrebbe scongiurare il ripristino dei dazi vertiginosi innalzati prima della tregua di Ginevra. Lo ha annunciato su Truth Social il presidente americano Donald Trump:
“Il nostro accordo con la Cina è concluso, salvo approvazione finale da parte del presidente Xi e mia. La Cina fornirà in anticipo tutti i magneti completi e le terre rare necessarie. Allo stesso modo, noi forniremo alla Cina quanto concordato, inclusa la possibilità per gli studenti cinesi di frequentare i nostri college e le nostre università (cosa che mi è sempre andata bene!)”.

Secondo i termini dell’intesa, le importazioni cinesi saranno soggette a un dazio complessivo del 55%, che somma il 10% di dazio “reciproco” globale voluto da Trump, un 20% legato al contrasto del traffico di fentanyl, e un 25% di dazi già preesistenti sulla Cina. Si tratta comunque di un netto calo rispetto al 145% raggiunto prima della tregua dello scorso maggio.

Inflazione sotto le attese, mercati in lieve rialzo

L’ultima lettura dell’inflazione americana ha contribuito a migliorare il sentiment di giornata: a maggio il tasso si è attestato al 2,4%, sotto le attese, con un rallentamento sia nella componente generale sia in quella core su base mensile. Wall Street ha aperto in lieve rialzo, con l’S&P 500 in crescita dello 0,3% a circa un’ora dall’apertura.

“Le pressioni inflazionistiche contenute aumentano la probabilità di un taglio dei tassi nel medio termine”, ha commentato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “I dati mostrano che l’impatto dei dazi è stato finora trascurabile. Con un mercato del lavoro in lieve calo e un’inflazione sotto controllo, si apre uno spiraglio per un taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno”.

Tuttavia, non si tratta di un allentamento imminente:

“Non prevediamo alcun taglio da parte della Fed almeno fino a settembre”, ha aggiunto Diodovich. “Condividiamo l’opinione del presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee: eventuali interventi arriveranno solo una volta risolte le controversie con i Paesi colpiti dai dazi”.

Obbligazionario e azionario: segnali contrastanti

La combinazione di un’inflazione ancora poco toccata dai dazi e la prospettiva di una normalizzazione dei rapporti commerciali con la Cina ha contribuito ad allentare i timori di stagflazione, che avevano pesato sui titoli a lunga scadenza. Il rendimento del Treasury decennale è sceso dal 4,510% al 4,423%.

Per l’azionario, invece, il giudizio è più sfumato: l’innalzamento delle barriere commerciali rispetto all’era pre-Trump rappresenta un deterioramento dello scenario economico, ma l’S&P 500 continua ad avvicinarsi ai massimi storici di febbraio – un movimento apparentemente disallineato dai fondamentali.

In termini relativi, rispetto agli scenari estremi temuti ad aprile, il bicchiere appare mezzo pieno.

“Per gli Stati Uniti, oltre all’accesso garantito a terre rare e magneti, il 55% rappresenta un’arma strategica. Rafforza la difesa dei settori industriali chiave, genera entrate utili a finanziare il ‘Big Beautiful Bill’ e delinea il perimetro della nuova politica industriale”, osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. “Il prezzo? Beni cinesi più costosi per i consumatori americani. Ma se il baricentro resta la sicurezza economica e industriale, la strategia regge. Basta citare Temu per intuire l’impatto”.

E per Pechino?

“Lo scenario è più ambiguo: la Cina ottiene concessioni strategiche – pieno accesso agli atenei americani per i suoi studenti, aperture sui semiconduttori. Non sono ricavi immediati, ma investimenti sul futuro. E per un Paese che punta alla leadership tecnologica, valgono quanto (o più di) uno sconto tariffario”.

Infine, se Wall Street sale ma senza entusiasmo, è perché lo scenario tariffario peggiore era già stato scontato nei prezzi, grazie al cosiddetto “Taco trade” – l’aspettativa che, alla fine, Trump non andrà fino in fondo nella battaglia commerciale.

Domande frequenti su Trump, accordo con la Cina sui dazi: le azioni vincono davvero?

Qual è l'impatto immediato dell'accordo tra Stati Uniti e Cina sui mercati finanziari?

L'articolo indica che i mercati hanno reagito con un 'lieve rialzo' in seguito all'annuncio dell'accordo, suggerendo un impatto positivo iniziale, seppur contenuto. Tuttavia, l'articolo evidenzia anche 'segnali contrastanti' tra obbligazionario e azionario, indicando incertezza.

Quali sono i termini principali dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina menzionati nell'articolo?

L'accordo prevede che la Cina fornisca 'in anticipo tutti i magneti completi e le terre rare necessarie'. In cambio, gli Stati Uniti si impegnano a fornire qualcosa, anche se l'articolo non specifica cosa.

Qual è il rischio che l'accordo tra Stati Uniti e Cina non venga finalizzato?

L'articolo sottolinea che l'accordo è 'concluso, salvo approvazione finale da parte del presidente Xi e mia [Trump]'. Questo implica che esiste ancora un rischio, seppur potenzialmente basso, che l'accordo non venga ratificato.

Quale era la situazione dei dazi tra Stati Uniti e Cina prima dell'accordo?

Prima dell'accordo, esistevano 'dazi vertiginosi' che erano stati innalzati prima della 'tregua di Ginevra'. L'accordo mira a scongiurare il ripristino di questi dazi.

Come si posiziona l'inflazione nel contesto dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina?

L'articolo menziona che l''inflazione' è 'sotto le attese', il che potrebbe aver contribuito al 'lieve rialzo' dei mercati. La relazione tra inflazione e accordo non è esplicitamente definita, ma suggerisce un contesto economico favorevole.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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