Il 40% degli italiani ha un consulente. Cosa significa per i portafogli

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Solo il 7% degli intervistati ritiene che i costi siano un elemento importante nella scelta del proprio advisor

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Cresce l’utilizzo della consulenza finanziaria fra gli investitori italiani: ad essere assistiti da un professionista è ora il 40% dei decisori finanziari, in aumento dal 32% rilevato nel 2022. Tuttavia, resta maggioritaria la quota dei risparmiatori che assume almeno una parte delle scelte finanziari in modalità fai-da-te: sono il 42% del campione sondato da Consob nel suo ultimo rapporto sulle decisioni finanziarie delle famiglie. Gli italiani che si fanno consigliare da parenti e amici, poi, sono un sostanzioso 32% (da notare che era possibile esprimere più di una risposta)..

Identikit di chi ha un consulente in Italia

Chi è seguito da un consulente finanziario tende ad essere mediamente più anziano: la percentuale è al 49% tra i 65-75 anni, al 48% tra 55-64 anni e solo al 32% tra i giovani compresi fra i 18 e i 34 anni. Nel 43% dei casi, si è seguiti dalla stessa persona da almeno 10 anni, il che conferma quanto sia statisticamente forte la fedeltà del cliente rispetto al suo professionista finanziario di riferimento.

La ricerca del consulente finanziario, poi, risulta più frequente fra i risparmiatori più avversi al rischio (44%) e fra quelli in possesso di maggiori conoscenze finanziarie di base (44%).

Solo il 7% degli intervistati ritiene che i costi siano un elemento importante nella scelta del proprio advisor, al contrario delle tipiche doti relazionali come la chiarezza, l’affidabilità, l’attenzione ai bisogni e le competenze, in vetta alle preferenze. Va, però, aggiunto che “nel 48% dei casi, il consulente non viene inizialmente selezionato dal cliente, ma gli viene assegnato (ad esempio, direttamente dalla banca)”.

Come investe chi ha un consulente, rispetto agli autonomi

Chi è seguito da un advisor, investe in modo un po’ diverso, con una maggiore quota di portafoglio destinata a fondi comuni (51%), buoni postali (46%), obbligazioni societarie (44%) e titoli di Stato (43%), mentre l’investimento in singole azioni è più comune tra chi prende decisioni autonome (38%).


Non sono le uniche differenze. Il 59% degli investitori che detengono criptovalute prende decisioni in autonomia, mentre solo il 12% degli investitori che seguono i consigli di un consulente detiene criptovalute, un dato inferiore rispetto alla media generale del 18%.

Inoltre, anche gli ETF, uno strumento finanziario meno remunerativo per la distribuzione, risultano più comuni fra chi investe in autonomia (al 20%) rispetto a chi è seguito da un consulente finanziario (13%).


La sostenibilità, infine, non sembra ancora entrata nella piena prassi dei consulenti finanziari, visto che il 68% degli italiani afferma di non aver ricevuto richieste sulle sue preferenze ESG da parte del proprio advisor.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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