Dollaro, sterlina, yen e non solo. Come investire sulle valute ora

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L’attenzione resta puntata sulle mosse della Fed, dopo l’annuncio di una pausa da falco sui tassi di interesse nel corso dell’ultima riunione. Secondo Ing, il dollaro potrebbe essere sull’orlo di un declino. Ecco quali valute ne beneficerebbero

Indice

Pesole: “Da quando è cominciato il ciclo di stretta monetaria di Fed e Bce, le monete hanno cominciato a muoversi con una volatilità maggiore, spingendo gli investitori a guardare al mercato valutario con più interesse”

Per sbloccare un rally dello Yen, l’atteggiamento della banca centrale giapponese dovrebbe cambiare. Nelle aspettative di Ing, entro la fine dell’estate potremmo assistere a un’inversione verso una politica di stretta monetaria

Dollaro, sterlina, euro, yen. Le valute rappresentano un’occasione di investimento, al punto che esiste un mercato (Forex o Foreign exchange market, ndr) che ne disciplina i corsi. Per scegliere, però, sono diversi i fattori da considerare. In questo preciso momento storico, l’attenzione degli economisti resta principalmente puntata sulle mosse della Federal Reserve, dopo l’annuncio di una pausa “da falco” sui tassi di interesse nel corso dell’ultima riunione di metà giugno. Mentre dall’altra parte dell’Oceano la lira turca tocca nuovi minimi storici, sulla scia del primo intervento sul costo del denaro post-elezioni annunciato dalla neo governatrice Hafize Gaye Erkan.

Perché investire sulle valute adesso

Guardando con lo specchietto retrovisore ai cinque anni appena trascorsi, la volatilità del mercato valutario “è stata per un lungo periodo molto bassa e di conseguenza anche i ritorni sono stati contenuti”, racconta a We Wealth Francesco Pesole, fx strategist di Ing. “Da quando è cominciato il ciclo di stretta monetaria della Federal Reserve e della Banca centrale europea nell’ultimo anno e mezzo, le monete hanno invece cominciato a muoversi con una volatilità maggiore, spingendo naturalmente gli investitori a guardare al mercato valutario con più interesse”. La chiave di tutto è il dollaro, continua l’esperto. “Tendenzialmente il dollaro rimane forte finché la Fed mantiene questo atteggiamento da falco, continuando a promettere una stretta monetaria. E se la situazione rimane questa, la maggior parte delle monete correlate con la crescita come l’euro, il dollaro australiano, il dollaro canadese, il dollaro neozelandese o la moneta scandinava, tendenzialmente faticheranno ad apprezzarsi”, osserva Pesole. 

Il dollaro è sull’orlo di un declino?

Nelle aspettative di Ing, però, il dollaro potrebbe essere sull’orlo di un declino. Un declino che potrebbe iniziare intorno al terzo trimestre di quest’anno, accelerare nel quarto trimestre e raggiungere un picco nella prima metà del 2024. “Questo perché crediamo che la Fed taglierà i tassi a cavallo di quest’anno e all’inizio dell’anno prossimo”, spiega Pesole. “Di conseguenza, ci aspettiamo un euro-dollaro abbastanza forte intorno all’1,15-1,20. E tutto il gruppo di monete che hanno una sensitività con la crescita assisteranno a un buon periodo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, quindi il dollaro australiano, il dollaro canadese, il dollaro neozelandese e la moneta scandinava, appunto”, dichiara lo strategist.

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Cosa può sbloccare un rally dello Yen

Lo Yen si trova invece in una posizione “un po’ interlocutoria”, secondo Pesole. Tendenzialmente, qualora la Fed iniziasse ad abbassare i tassi di interesse, la valuta giapponese ne beneficerebbe. Ma c’è anche un’altra variabile da considerare. “Mentre tutte le banche centrali dei paesi sviluppati hanno alzato i tassi, la banca centrale giapponese è rimasta immobile”, spiega l’esperto. “Per sbloccare un rally dello Yen, la sua politica monetaria dovrebbe cambiare. Nelle nostre aspettative, entro la fine dell’estate potremmo assistere a un graduale allontanamento da una politica ultra rilassata sui tassi di interesse verso una politica di stretta monetaria, ma non è una garanzia. Se non dovesse avvenire, difficilmente lo Yen potrà avere un grande apprezzamento”.

Bank of England, tassi al 5%. Gli effetti sulla sterlina

Intanto, nella giornata del 22 giugno, la Bank of England ha alzato i tassi britannici dal 4,5% al 5%. I mercati si attendono però un altro punto percentuale di rialzo, per arrivare al 6%, ovvero i tassi più alti tra i paesi sviluppati. “Obiettivamente sarebbe una mossa estremamente aggressiva e con conseguenze per l’economia molto serie, quindi se i mercati si sbagliano e hanno aspettative troppo da falchi rispetto a ciò che farà la Bank of England e dovranno rivedere queste aspettative, la sterlina potrebbe perdere un po’”, osserva Pesole. “Non dovremmo parlare di un enorme correzione però. Soprattutto nel lungo periodo, la sterlina dovrebbe rimanere una moneta forte e quindi ci aspettiamo che il cambio con l’euro rimarrà relativamente stabile. Solo verso la fine dell’anno l’euro si apprezzerà un po’, ma non c’è nessun movimento drammatico in vista”, conclude lo strategist.

Lira ai minimi storici dopo la mossa di Erkan

Sempre giovedì, come anticipato in apertura, anche la banca centrale turca ha aumentato il tasso di interesse, quasi raddoppiandolo dall’8,5% al 15%, spingendo però la lira a toccare nuovi minimi storici. Come ricordato in una recente intervista rilasciata a We Wealth da Rocco Probo, analista di Consultique Scf, l’influenza di Erdogan sulla banca centrale “è stata pressante in passato e difficilmente non lo sarà anche in futuro”. Ed Erdogan, che intende stimolare la crescita, resta “allergico” a tassi molto alti. In altre parole, la recente nomina di Erkan alla guida della banca centrale turca rischierebbe di avere una rilevanza relativa su una possibile ripresa della lira, che nel giro di cinque anni ha perso l’80% del suo valore contro il dollaro. I mercati si attendevano di fatto un aumento dei tassi di interesse di almeno il 20% per sostenere la valuta.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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