Investimenti alternativi: come stanno cambiando i portafogli degli HNWI

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Un gruppo di relatori siede sul palco del II Wealth Management Summit, con un grande schermo blu alle loro spalle che mostra "Designing the Future of Wealth" e i dettagli dell'evento; un pubblico ascolta con attenzione.

Il private market non è più un territorio per specialisti, ma una componente sempre più rilevante dei portafogli delle famiglie imprenditoriali e dei grandi investitori privati. In occasione del Secondo Wealth Management Summit di We Wealth, i protagonisti della filiera – da Coller Capital a Belluzzo International Partners, da BlackRock a Mediobanca, fino a Scouting Capital & Family Advisors ed Eurizon Capital Real Asset SGR – hanno descritto un ecosistema in profonda trasformazione. Evergreen, PIR alternativi, secondario, club deal e co-investimenti non sono più strumenti periferici: stanno ridisegnando la geografia del wealth italiano

Indice

Visione e posizionamento: il caso Mediobanca

Per Mediobanca, l’ingresso negli alternativi è nato da una scelta strategica. «È stata soprattutto una visione» ha ricordato Theo Delia-Russell, Deputy Head Private Banking Division and Management Committee, Head of Insurance Distribution, spiegando come la banca abbia iniziato a esplorare i private market nel 2017, guardando ai modelli statunitensi, incontrando operatori esteri e osservando da vicino l’evoluzione dei club deal tra gli imprenditori. La particolare struttura del gruppo – una private bank all’interno di un’investment bank – ha facilitato questo posizionamento. “Oggi alcuni clienti vengono da noi esclusivamente per l’offerta alternativa” ha aggiunto Delia-Russell. L’allocazione media si attesta intorno al 15%, con punte del 100% nei portafogli più evoluti.

Il cambio culturale delle famiglie imprenditoriali

Lato investitori, la trasformazione è evidente. Rinaldo Sassi (Founding Partner & Group CEO di Scouting Capital & Family Advisors), ha raccontato il caso di una grande famiglia imprenditoriale che ha vissuto due eventi di liquidità a distanza di decenni. Il fondatore, legato a una cultura prudente, aveva mantenuto un’impostazione quasi interamente monetaria. La terza generazione, formata all’estero e più abituata all’analisi dei private asset, ha invece chiesto di destinare una parte significativa del patrimonio a private equity, real estate, secondario e co-investimenti. “Il DNA imprenditoriale non sparisce” ha osservato Sassi. “Spinge a voler essere parte attiva dei deal, non solo finanziatori passivi”. Così, accanto ai fondi globali, crescono i club deal: strumenti che pesano solo per l’1–3% dei portafogli complessivi ma rappresentano una forma autentica di capitale paziente, responsabile e partecipato.

Il gap italiano nell’allocazione agli alternativi

La fotografia del mercato arriva da Gian Marco Castellani, Head of Wholesale Italy di BlackRock. Oggi meno dell’1% dei portafogli private banking italiani è esposto ai mercati privati, contro il 5-10% dei grandi portafogli internazionali. Le barriere percepite restano tre: liquidità, orizzonte temporale lungo e difficoltà di monitoraggio del NAV. Per colmarle servono due leve: educazione finanziaria e nuovi veicoli regolamentati. L’Eltif 2.0 e i fondi alternativi evergreen hanno già ampliato l’accesso, mentre iniziative come la Private Markets Academy di BlackRock stanno accompagnando banker e consulenti nella comprensione delle diverse asset class. Con 600 miliardi di dollari in private markets e una presenza capillare sul territorio, il gruppo punta su una combinazione di specializzazione e capacità di supporto alle reti di distribuzione.

PIR alternativi: l’anomalia virtuosa italiana

Uno dei temi più dibattuti è stato quello dei PIR alternativi, un’innovazione tutta italiana che unisce incentivo fiscale e supporto all’economia reale. Come ha spiegato Gaetano Vallefuoco (Responsabile Private Equity Fondi e Co-Investimenti di Eurizon Capital Real Asset SGR), dal 2021 Eurizon ha lanciato tre edizioni attraverso le principali reti private, raccogliendo oltre 500 milioni di euro, pari a circa un quarto del totale nazionale. “La totale esenzione dal capital gain è stata il catalizzatore principale” ha detto Vallefuoco. Ma l’elemento distintivo è un altro: la possibilità per la clientela private di investire al fianco delle piattaforme istituzionali del gruppo, beneficiando di rapporti consolidati, processi di selezione rigorosi e condizioni spesso più competitive. Vallefuoco ha anche evidenziato come le soluzioni evergreen rappresentino un trend destinato a durare. Il capitale è investito dal primo giorno, i proventi vengono reinvestiti automaticamente e la liquidabilità periodica migliora l’esperienza dell’investitore. Ma la vera svolta è la possibilità per il gestore di fare allocation dinamica: disinvestire asset meno performanti e reindirizzare rapidamente il capitale verso nuove opportunità.

Secondario: il matching tra liquidità promessa e reale

Per Jonathan Aiach, Director, Head of Southern Europe Private Wealth Distribution di Coller Capital, pioniere mondiale del mercato secondario, l’elemento critico delle strutture evergreen è la coerenza tra liquidabilità del veicolo e liquidità del sottostante. Nel secondario questo equilibrio è naturale: le transazioni sono frequenti, la valorizzazione è trimestrale, il reporting consente di monitorare l’andamento degli asset in modo regolare. “Il rischio maggiore è il mismatch tra veicolo e sottostante” ha sottolineato Aiach. “Il secondario riduce questo rischio e offre una liquidità più coerente con la natura degli investimenti”.

Governance, veicoli e il ritorno del capitale paziente

L’ultima prospettiva è quella giuridica e fiscale, portata da Luigi Belluzzo, Founding Partner di Belluzzo International Partners. La rinascita del capitale paziente è infatti strettamente legata alla governance familiare, alla convivenza generazionale e alla corretta strutturazione dei veicoli. Accanto alle società semplici, alle holding e agli SPV crescono l’uso di RAIF e veicoli irlandesi, utili per investimenti condivisi tra famiglie imprenditoriali o per iniziative di lungo periodo. In parallelo, si stanno affermando i modelli di permanent capital, orientati a flussi di dividendi regolari più che al capital gain, in linea con le esigenze di continuità espresse da molte famiglie.

Ciò che emerge dal Summit è una certezza: i private market non sono più un’alternativa, ma un’estensione naturale della cultura imprenditoriale italiana.

Domande frequenti su Investimenti alternativi: come stanno cambiando i portafogli degli HNWI

Qual è stata la motivazione principale dietro l'ingresso di Mediobanca negli investimenti alternativi?

L'ingresso di Mediobanca negli alternativi è stato guidato principalmente da una scelta strategica e da una visione lungimirante, come ha sottolineato Theo Delia-Russell. La banca ha iniziato a esplorare i private market nel 2017, ispirandosi ai modelli statunitensi.

Quali passi ha intrapreso Mediobanca per sviluppare la sua strategia negli investimenti alternativi?

Mediobanca ha studiato i modelli statunitensi, incontrato operatori esteri e osservato l'evoluzione dei club deal tra gli investitori per sviluppare la sua strategia negli investimenti alternativi. Questo approccio ha permesso alla banca di comprendere meglio il settore.

Quali aspetti specifici dei mercati privati ha iniziato a esplorare Mediobanca?

Mediobanca ha iniziato a esplorare i private market nel 2017, concentrandosi sull'analisi dei modelli statunitensi e sull'osservazione dei club deal tra investitori. Questo ha permesso di comprendere meglio le dinamiche di questo settore.

Chi è Theo Delia-Russell e qual è il suo ruolo in relazione all'ingresso di Mediobanca negli alternativi?

Theo Delia-Russell è Deputy Head Private Banking Division and Management Committee, Head of Insurance Distribution di Mediobanca. Ha spiegato come l'ingresso negli alternativi sia nato da una visione strategica della banca.

Qual è l'importanza dei modelli statunitensi per Mediobanca nell'ambito degli investimenti alternativi?

I modelli statunitensi hanno rappresentato un punto di riferimento importante per Mediobanca nell'esplorazione dei private market. La banca ha studiato questi modelli per comprendere meglio le strategie e le opportunità nel settore degli investimenti alternativi.

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di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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