Fondenergia è uno dei fondi negoziali più consolidati del panorama italiano. Quali sono le direttrici strategiche che guidano le vostre scelte di investimento?
Dal punto di vista degli investimenti, Fondenergia opera attraverso tre comparti: garantito, bilanciato e dinamico, pensati per rispondere a differenti profili di rischio e alle diverse fasi della vita lavorativa degli iscritti. L’obiettivo è offrire soluzioni coerenti nel tempo, capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso previdenziale. Proprio perché il Fondo è entrato in una fase più matura del proprio ciclo di vita, negli ultimi mesi abbiamo introdotto anche un profilo Life Cycle, che consente di modulare automaticamente l’esposizione al rischio: più elevata nelle fasi iniziali, più prudente con l’avanzare dell’età. Si tratta di un’opzione avviata lo scorso luglio che ha già raccolto l’adesione di oltre 1.300 iscritti, a conferma di un interesse crescente verso soluzioni di investimento più evolute e personalizzate.
Come si articola oggi l’asset allocation di Fondenergia?
La diversificazione è uno dei pilastri della nostra filosofia di investimento: oggi le risorse del Fondo sono distribuite su circa 3.000 asset, che spaziano dal cash alle obbligazioni, affiancate da una componente azionaria significativa e diversificata per area geografica e settore. Nel tempo abbiamo ampliato il perimetro degli strumenti utilizzati, inserendo una quota di private equity, con impegni complessivi per 105 milioni di euro e rafforzando l’esposizione alle infrastrutture, per un commitment di circa 150 milioni. Un elemento distintivo è rappresentato anche dall’investimento nel capitale di Banca d’Italia per 127 milioni di euro: una scelta di cui andiamo particolarmente orgogliosi, essendo stati il primo fondo pensione negoziale italiano a intraprenderla. L’esperienza dei mercati ci insegna che alcune dinamiche tendono a ripetersi ciclicamente. In una fase in cui l’inflazione appare sotto controllo, riteniamo comunque che le azioni e asset reali come le infrastrutture restino strumenti fondamentali di protezione nel medio-lungo periodo, grazie a meccanismi di adeguamento dei ricavi legati a tariffe e canoni. Il private equity e l’investimento in Banca d’Italia, invece, rispondono in modo più diretto agli obiettivi di rendimento strutturale del Fondo.
Il settore energia è al centro di una stagione di investimenti importanti in reti, infrastrutture e transizione green. Che ruolo hanno i private market in portafoglio?
Il settore in cui opera la maggior parte dei nostri aderenti, in particolare l’oil & gas, è strategico per il Paese ed è uno degli snodi centrali della transizione energetica. Le tensioni sugli approvvigionamenti degli ultimi anni hanno messo in luce quanto sia cruciale disporre di competenze, infrastrutture e capitali adeguati per affrontare le criticità del sistema. In quest’ottica, Fondenergia ha scelto di investire direttamente in quattro fondi infrastrutturali italiani, con l’obiettivo di coniugare rendimenti stabili nel medio-lungo periodo, protezione nelle fasi di elevata volatilità e un impatto positivo sull’economia reale. Gli investimenti spaziano dai trasporti all’energia rinnovabile, dallo stoccaggio del gas alla sanità, dai data center alle reti in fibra. Si tratta di una scelta che riflette anche un’attenzione verso la collettività e i bisogni futuri del Paese. Oggi Fondenergia è tra i fondi pensione negoziali con una delle incidenze più elevate di asset illiquidi sul totale delle masse in gestione. Al momento, tuttavia, non sono previsti ulteriori ampliamenti dell’esposizione in questo ambito.
La gestione responsabile è ormai un pilastro per gli investitori previdenziali. Come integrate i criteri ESG?
Già da alcuni anni il Fondo ha compreso che, accanto alle tradizionali variabili di rischio e rendimento, fosse necessario integrare in modo strutturale anche i fattori ESG, valutandone l’impatto sui risultati di medio e lungo periodo. Nel 2020 Fondenergia ha sottoscritto i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI) e ha introdotto criteri ESG nella selezione degli strumenti, adottando approcci best in class basati sullo scoring e privilegiando fondi conformi alla normativa SFDR. Successivamente, nei bandi per la selezione dei gestori finanziari, la sottoscrizione dei principi UN PRI è diventata una condizione imprescindibile. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con l’introduzione, nell’ultima selezione, di una commissione di incentivo legata alla riduzione delle emissioni dirette di gas serra rispetto al benchmark. Per quanto ci risulta, si tratta di una clausola pionieristica nel panorama dei fondi pensione negoziali italiani. Guardiamo con attenzione anche alle evoluzioni normative europee in tema di sostenibilità, pronti ad adottare soluzioni che mantengano un equilibrio pragmatico tra stabilità dei rendimenti e integrazione ESG.
Guardando ai prossimi anni, quali sono le priorità per garantire sostenibilità previdenziale e migliorare il rapporto con gli iscritti?
Sul fronte previdenziale abbiamo avviato un confronto con l’Autorità di Vigilanza per valutare la possibilità di erogare direttamente le rendite vitalizie, con l’obiettivo di offrire prestazioni di importo più elevato agli iscritti, mantenendo al contempo un profilo di sostenibilità complessiva del Fondo. Parallelamente, stiamo investendo sulla comunicazione e sul coinvolgimento degli associati, con video divulgativi, anche basati su strumenti di AI, un canale WhatsApp dedicato e incontri sul territorio, valorizzando competenze interne giovani e qualificate.
