Cina, i settori che Pechino non vuole in Borsa

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Per stimolare l’autosufficienza tecnologica e la crescita economica del Paese, Pechino ha inasprito i requisiti di quotazione per le società operanti nelle industrie tradizionali

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No, tu no. Alcune società cinesi hanno ricevuto l’alt da parte di Pechino di quotarsi in borsa. La China Securities Regulatory Commission ha infatti comunicato ad alcuni banchieri di aver dato a diversi settori – tra cui alimentari e covid – uno status di “semaforo rosso” che li rende off-limits per il finanziamento azionario sulle principali borse di Shanghai e Shenzhen. Dietro la decisione dell’autorità di regolamentazione cinese ci sarebbe la volontà di convogliare i capitali nei settori ritenuti strategici.

I settori a luce rossa…

Le società interessate dal nuovo provvedimento, stando a quanto riportato dal Financial Times, sarebbero le catene alimentari, quelle operanti nell’educazione, nella prevenzione del covid, nelle onoranze funebri e i business religiosi. Secondo gli analisti, la mossa del regolatore di aggiornare le linee guida per le quotazioni sottolinea gli sforzi di Pechino per rendere le borse azionarie del Paese al servizio della sua agenda nazionale. Il governo infatti teme che le quotazioni delle industrie tradizionali possano assorbire risorse che potrebbero altrimenti finanziare industrie di interesse strategico, come la tecnologia dell’informazione e l’industria manifatturiera avanzata, indipendentemente dai risultati finanziari di queste.

… e a luce gialla

La China Securities Regulatory Commission ha anche delineato una serie di settori “a luci gialle”, come l’abbigliamento e l’arredamento, per i quali le richieste di offerta pubblica iniziale potrebbero essere sottoposte a un pesante esame, soprattutto per quanto riguarda le società che finanziano la loro crescita prevalentemente sul debito.

Record di Ipo

Il provvedimento della CSRC arriva dopo un anno caratterizzato, in netto contrasto con quanto avveniva a Wall Street, da una forte attività di quotazioni, favorite dall’allentamento voluto da Pechino dei controlli per approdare in borse al fine di rilanciare l’economia dopo che questa era stata gravemente limitata da anni di dure restrizioni dovute alla pandemia. In contrasto con le quotazioni languenti negli Stati Uniti lo scorso anno, 428 società hanno raccolto la cifra record di 587 miliardi di Rmb (87 miliardi di dollari) sulle borse di Shanghai e Shenzhen. Secondo Wind, fornitore di dati finanziari, lo slancio dovrebbe continuare con oltre 760 gruppi in fase di ipo.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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