In Italia e a livello globale cresce la quota di investitori che utilizza strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT per farsi assistere nella selezione delle azioni e nelle decisioni di portafoglio. Lo evidenzia l’ultima edizione del Retail Investor Beat, indagine condotta dalla società di ricerca Opinium per eToro su 11.000 investitori retail in 13 Paesi e 3 continenti (1.000 in Italia).
A livello mondiale, il 19% degli investitori dichiara di usare già l’AI nelle proprie scelte, in aumento rispetto al 13% rilevato nel 2024. In Italia la quota è pari al 13% (era l’11% un anno fa), con un ulteriore 40% che si dice intenzionato a farlo in futuro. Sommando chi già utilizza questi strumenti e chi intende farlo, la media italiana raggiunge così il 53% (quella globale è al 58%). La percentuale sale al 65% nella fascia 18-27 anni e al 57% fra i 28-43 anni, calando di poco al 56% tra i 44 e i 60 anni. Decisamente più bassa la propensione degli over 60: solo il 2% già si affida a ChatGPT o simili, ma un ulteriore 28% si dichiara aperto all’idea — un dato che potrebbe far riflettere i canali di consulenza tradizionali.
AI come nuovo alleato del risparmiatore
Tra gli investitori italiani che utilizzano l’AI, il 41% considera questa tecnologia il futuro degli investimenti. Non solo: il 23% le attribuisce la capacità di prendere decisioni migliori rispetto a sé stesso, mentre il 28% arriva a ritenerla superiore perfino ai grandi gestori professionali. Altri la scelgono per il risparmio di tempo nelle ricerche (22%) o di costi commissionali (23%).
Diversi studi hanno già dimostrato come ChatGPT possa rappresentare un valido supporto per l’investitore fai-da-te. Una ricerca pubblicata su Finance Research Letters nel giugno 2024, ad esempio, evidenziava come i portafogli costruiti con le selezioni di ChatGPT abbiano “sovraperformato rispetto a quelli basati su asset scelti casualmente, producendo un effetto di diversificazione sufficiente a livello di portafoglio e consentendo agli utenti di costruire portafogli più efficienti”. Altri studi, pur non attribuendo all’AI la capacità di battere sistematicamente il mercato, rilevavano performance comparabili a quelle dei gestori umani.
Il “fondo dell’AI” che batte i fondi reali
Non mancano però rilevazioni più “popolari”, meno accademiche ma ugualmente indicative. È il caso del portafoglio “virtuale” di 38 titoli selezionati da ChatGPT e creato dal sito di comparazione finanziaria finder.com il 3 marzo 2023: a due anni dal lancio, ha messo a segno un rialzo del 41,97%, superando di 14 punti percentuali la performance media dei dieci fondi più popolari del Regno Unito (fermi al 27,63%). Il “fondo dell’AI” ha battuto i concorrenti reali con impressionante costanza: per il 99% del periodo considerato.
“L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante del nostro quotidiano e il mondo degli investimenti non fa eccezione”, commenta Massimo Citoni, Country Head di eToro Italia. “In un contesto caratterizzato da mercati complessi e dinamici, la possibilità di avvalersi dell’AI offre agli investitori retail strumenti e analisi che prima erano prerogativa dei grandi istituzionali, creando un terreno di gioco più equo e aperto a tutti”.
“Quella che prima era solo una narrativa potenziale si sta affermando: sempre più risparmiatori retail stanno prendendo consapevolezza della capacità dell’AI di abbattere le barriere che precludevano l’accesso a informazioni di qualità, permettendo decisioni più consapevoli. Dobbiamo comunque ricordare che la tecnologia non può sostituire totalmente il fattore umano e che le decisioni devono essere comprese”, aggiunge Citoni.

