Il Cupido di Caravaggio alla Wallace Collection di Londra: un boato travolgente
Nella Londra grigissima di questi giorni invernali (inizio febbraio 2026, ndr) un momento di gioia assoluta è entrare alla Wallace Collection, dove sino al 12 aprile 2026 è esposto uno dei dipinti di Caravaggio più straordinari per importanza storica, genio compositivo e sensualità. La casa museo in Marylebone, appena sopra Mayfair, è nota per la “gentilezza” della sua collezione, il cui nucleo è costituito da opere francesi del Settecento, prima fra tutte la provocante Altalena di Jean-Honoré Fragonard. Il Cupido di Caravaggio è entrato nella veneranda istituzione londinese come un boato, travolgendo come un fiume in piena tutte le opere che tranquillamente sonnecchiavano nelle gallerie.

Folla davanti al Cupido di Caravaggio esposto alla Wallace Collection di Londra
Eseguito per il Marchese Vincenzo Giustiniani nel 1602, il Cupido fu quindi dipinto per una delle collezioni più importanti a Roma nel primo Seicento, il cui aristocratico promotore era anche una delle figure di spicco della vita culturale raffinata della città. Venduto dai Giustiniani nel 1812, oggi è parte delle collezioni della Gemäldegalerie di Berlino, che con generosità lo ha prestato per la prima volta a un museo inglese.
In dialogo con l’Amore trionfante
Lo stesso direttore della Wallace Collection, Dr Xavier Bray, è cosciente che l’unica opera con cui il dipinto poteva dialogare in spirito è l’Amore trionfante, copia di una scultura di Jean-Pierre-Antoine Tassaert commissionata da Sir Richard Wallace stesso nel 1871, e che dunque ha lasciato la Smoking Room per scendere nelle sale espositive ed essere accanto a Caravaggio. A questa, si uniscono due sculture classiche che erano parte della collezione del Marchese Giustiniani, un’Afrodite in marmo del II secolo a.C. e un Apollo sempre in marmo, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., entrambe romane, oggi in collezioni private.

Arte romana, Apollo, collezione privata
Una mostra intima e sublime
Ecco una mostra che anche se fatta con poche opere è un esperimento sublime. Davanti alle faticose e titaniche maratone come quella di Richter a Parigi, io spezzo una lancia in favore dell’esperienza intimissima di vedere un unico capolavoro. I pochi e ben pensati accostamenti scultorei permettono di decidere cosa si vuole investigare.
Il Cupido di Caravaggio, un sorriso pericoloso e seducente
C’è chi entra solo e unicamente per passare del tempo con un dipinto – e un pittore – che ha letteralmente stravolto e spinto in avanti l’arte occidentale. Un realismo, quello di Caravaggio, di una potenza mai vista prima, al quale si accompagna una scelta compositiva a dir poco sconvolgente. Cupido non è più un bambino svolazzante, ma è un giovane quasi adolescente ma non ancora, di una nudità assoluta, la cui posa ricorda le ben note stampe erotiche di Agostino Carracci. Il suo sorriso è pericoloso, seducente: sotto di lui giacciono abbandonate tutte le arti, dalla musica alla guerra, e tutti i poteri. Sorride e sovrasta quello che l’uomo ha o potrebbe aver conquistato, con l’intelletto o la forza, se non fosse stato paralizzato dall’amore terreno.
C’è invece chi vuole esplorare più a fondo il primo Barocco romano, fatto di dibattiti sulla supremazia di un’arte su un’altra, in particolare della pittura sulla scultura e viceversa: grandi discussioni, spesso violente, che coinvolgevano non solo gli artisti ma anche i grandi studiosi e conoscitori che, come il Marchese Giustiniani, stavano creando meravigliose collezioni.
Rifiutare la classicità
Altri ancora cercano di capire le fonti stilistiche di Caravaggio. Lui stesso pubblicamente proclamava di rifiutare la classicità, quella delle sculture che riaffioravano a Roma andando a adornare i più bei palazzi della grande aristocrazia. Ma questo suo realismo non è magari solo il travestimento di un ideale classico che aveva quotidianamente sotto gli occhi? Il torso del Cupido non è poi dissimile da quello dell’Apollo: il giovane è solo più piegato su se stesso, quasi un memoria della statua più famosa all’epoca, il Torso del Belvedere…

Tutti qui a Londra stanno andando in pellegrinaggio a vedere il favoloso ragazzo, anche solo per qualche minuto: la mostra, come il museo, sono gratuiti. Volendo invece cercare di avere un’esperienza simile a quella del Marchese Giustiniani, per il quale le fonti ci dicono che questo dipinto era la punta di diamante della collezione, ho chiesto a ChatGP quanto potrebbe costare: rimane vago, proponendo una cifra tra le decine e le centinaia di milioni di dollari. Fossero solo decine sarebbe un grande affare! (Nota del redattore: chiedendo allo stagista artificiale se è proprio sicuro della risposta, si corregge, dicendo che l’opera vale “almeno 100 milioni”).

