In attesa di conoscere le cedole minime garantite del prossimo Btp Valore, in emissione a ottobre, ci si può già chiedere se la struttura del nuovo titolo di Stato sarà conveniente.
Le differenze principali rispetto ai precedenti Btp Valore, che avevano dato buone soddisfazioni ai sottoscrittori in termini di rendimento, sono due: la durata, che passa da sei a sette anni, e la struttura delle cedole crescenti, articolata ora in tre fasi – dal primo al terzo anno, dal quarto al quinto e dal sesto al settimo.
Una terza differenza riguarda il contesto di mercato. Al momento dell’ultima emissione, la Bce non aveva ancora completato la sua tornata di tagli ai tassi d’interesse – un fenomeno che ha contribuito a ridurre i rendimenti dei titoli di Stato, spingendone i prezzi verso l’alto e creando opportunità di vendita con profitto prima della scadenza, per chi desiderava cambiare strategia.
Oggi, nel gergo tecnico, si dice che la curva dei rendimenti si è “irripidita”: significa che un titolo a breve scadenza, come un Bot a un anno, rende relativamente molto meno rispetto a un Btp a dieci anni, mentre nel recente passato la differenza era meno marcata. Di conseguenza, per continuare a ricevere cedole generose occorre allungare la durata dell’investimento – e con essa anche i rischi. Infatti, in linea generale, il prezzo di un titolo di Stato a lunga scadenza reagisce in modo più marcato alle variazioni dei tassi rispetto a un titolo a breve termine. Nessun problema se si mantiene il titolo fino alla scadenza, quando il rimborso avviene alla pari, ma il rischio emerge se si presentano imprevisti e si è costretti a vendere prima. Nel caso del Btp Valore di ottobre 2025, la durata di sette anni potrebbe spaventare qualcuno.
Andrea Carboni, co-fondatore di HCinque Scf, è tra coloro che hanno accolto freddamente le caratteristiche del nuovo Btp: “Si stimano rendimenti finali lordi intorno al 3,3–3,4%, più o meno in linea con le altre emissioni, ma con una duration così elevata e con poco spazio per apprezzamenti il rischio in caso di rialzi dei tassi non è trascurabile, dato che sette anni sono lunghi”.
A limitare l’oscillazione del Btp Valore rispetto all’andamento dei tassi è però la sua struttura a cedola crescente, spiega a We Wealth Luigi Pedone, Research Specialist di Finint Private Bank, secondo cui il nuovo titolo merita attenzione. Al netto della durata maggiore, “l’emissione appare potenzialmente interessante, pur restando in attesa di dettagli sulle cedole minime garantite e sull’eventuale premio rispetto ai titoli governativi quotati con analoga scadenza. Le curve dei rendimenti mostrano attualmente una pendenza crescente e consentono di ottenere un premio via via più consistente allungando la duration. In questo contesto, cogliere l’attuale finestra di mercato per inserire selettivamente titoli di Stato domestici a medio-lungo termine nei portafogli può rappresentare una scelta opportuna”.
La cedola step-up, con una prima cedola trimestrale fissata per i primi tre anni, una cedola aumentata nel quarto e quinto anno e un ulteriore step dal sesto al settimo, aggiunge Pedone, “riduce parzialmente la sensibilità del titolo alle variazioni dei tassi d’interesse rispetto a un Btp a tasso fisso di pari scadenza”.
“In realtà”, osserva Rocco Probo, analista di Consultique Scf, “la struttura dell’emissione del Btp Valore è un modo più efficiente per gestire il rischio duration rispetto a un classico titolo a tasso fisso. Questo perché, come per gli altri Btp Valore, l’emissione sarà una step-up, ovvero il tasso cedolare incrementerà nel corso del tempo. In presenza di tassi di interesse più elevati in futuro, man mano che passa il tempo, la struttura step-up può avvantaggiarsi grazie a una distribuzione cedolare residua più elevata rispetto a un titolo di pari scadenza a tasso fisso”.
Il fatto che le cedole più sostanziose arrivino alla fine della vita del titolo rende il Btp Valore relativamente competitivo anche in caso di vendita dopo un eventuale rialzo dei tassi – il rovescio della medaglia è che nei primi anni si incassano cedole inferiori a quelle “di mercato” per titoli a sette anni. L’effetto di mitigazione della sensibilità ai tassi (la cosiddetta duration) sarà tanto più evidente quanto più sarà marcato l’aumento della cedola nelle tre fasi dello step-up.
Al netto di queste considerazioni sul rischio-tasso, “il tema della durata del titolo resta molto rilevante sul mercato obbligazionario non solo in termini di sensibilità ai tassi e quindi di volatilità del portafoglio, ma anche per il legame tra l’investimento e gli obiettivi dell’investitore”.
Infatti, non tutti i risparmiatori sono a loro agio con l’idea che il capitale investito nel Btp Valore sia garantito solo se detenuto per sette anni. Questa è la prima e più importante domanda a cui rispondere, per capire se il Btp Valore di ottobre sarà o meno conveniente nel caso specifico.

