Btp, spread sotto quota 100: merito del governo? Le opportunità

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Una donna con i capelli lunghi fino alle spalle parla da un podio con due microfoni. Indossa una giacca chiara e sullo sfondo si vedono grafici astratti di borsa.

Una combinazione di fattori ha assottigliato il divario fra Btp e Bund tedeschi: nell’ultimo anno la sovraperformance italiana è stata evidente

Indice

Lo spread Btp-Bund a 10 anni è sceso sotto quota 100 punti base nel corso della giornata del 14 maggio: una buona notizia in senso assoluto, con buona parte dei meriti all’Italia – ma anche a fattori macroeconomici e polici esterni.

Tradizionalmente, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è considerata un termometro dell’affidabilità creditizia dell’Italia. In questa fase, il miglioramento del rating S&P (da BBB a BBB+) riflette un recupero di fiducia, favorito da una gestione prudente dei conti pubblici e da un’economia che ha sorpreso positivamente, sovraperformando la media dell’Eurozona. Tuttavia, il confronto con la Germania implicito nello spread ha due facce: non è solo l’Italia a migliorare, ma anche Berlino a perdere parte del suo smalto di affidabilità.

Il nuovo governo Merz ha annunciato un ampio piano di spesa pubblica, con investimenti in infrastrutture e difesa. Questo comporta un incremento del debito e, anche per la “super-affidabile” Germania, significa dover offrire un premio al rischio più alto. Il mercato lo ha già scontato.

In generale, i rendimenti dell’Eurozona sono stati favoriti dalla domanda di porti sicuri dopo l’incertezza introdotta dalla guerra commerciale americana, che ha allontanato gli investitori dal dollaro e favorito gli acquisti di titoli governativi europei. Questo ha contribuito a far scendere i rendimenti da inizio aprile. Ma se dovessimo interpretare le cause del calo dello spread delle ultime ore, più che di un merito specifico italiano, dovremmo parlare di un più deciso aumento dei rendimenti tedeschi.

Il contesto politico esterno

Il Parlamento tedesco ha infatti autorizzato il superamento del freno al debito, sbloccando fino al 2037 nuove spese: difesa (senza limiti), infrastrutture per lo 0,8% del Pil annuo (circa 40 miliardi di euro) e transizione climatica per lo 0,2% del Pil (10 miliardi di euro annui). Sono interventi che hanno raccolto un ampio consenso tra gli economisti, considerando che il vecchio modello di sviluppo tedesco, basato sulle esportazioni, rischia di entrare in crisi con la contrazione del commercio globale.

Il debito e il deficit italiani: una buona rotta?

E i meriti italiani? Su questo si era espressa l’agenzia di rating S&P, a metà aprile, riconoscendo la stabilità politica, “il miglioramento delle riserve economiche, esterne e monetarie dell’Italia”, insieme ai “graduali progressi compiuti nella stabilizzazione delle finanze pubbliche dall’inizio della pandemia”. E il deficit? Nel 2024, secondo le ultime stime del governo, continuerà a restare sopra il tetto massimo europeo, sforando al 3,3%, per poi calare al 2,8% del Pil nel 2026 – con la prospettiva di chiudere così la procedura d’infrazione.

Btp contro Bund: due dinamiche opposte nell’ultimo anno

Qualche numero chiarisce meglio l’evoluzione dell’ultimo anno:

  • Il 13 maggio 2024 il Btp decennale rendeva il 3,85%, oggi il rendimento è al 3,69%.
  • Il Bund tedesco ha fatto il percorso opposto: dal 2,51% al 2,61%.
  • Ancora più marcato il caso francese: l’Oat decennale è passato da 3,05% a 3,35%, in un contesto politico instabile e con spinte redistributive che mettono pressione sul deficit.

Le buone notizie per i detentori di Btp

Per molti investitori italiani, questa è musica per le orecchie. Chi ha acquistato Btp tra il 2022 e il 2024 ha beneficiato dei rendimenti più generosi disponibili nell’Eurozona e oggi può anche realizzare plusvalenze, vendendo i titoli prima della scadenza (se vuole). Una flessibilità preziosa, soprattutto se confrontata con chi ha puntato su titoli francesi o tedeschi nel 2024, che oggi non offrono le stesse opportunità.

Domande frequenti su Btp, spread sotto quota 100: merito del governo? Le opportunità

Cosa indica la discesa dello spread Btp-Bund sotto quota 100 punti base?

La discesa dello spread Btp-Bund sotto quota 100 punti base, avvenuta il 14 maggio, è un segnale positivo che riflette un miglioramento dell'affidabilità creditizia dell'Italia. Questo miglioramento è attribuito sia a fattori interni legati al governo italiano sia a dinamiche macroeconomiche e politiche esterne.

Quali sono i principali fattori che hanno contribuito al calo dello spread Btp-Bund?

Il calo dello spread è dovuto in parte ai meriti dell'Italia, ma anche a fattori macroeconomici e politici esterni. Un elemento chiave è stato il miglioramento del rating S&P per l'Italia, passato da BBB a BBB+, che indica un recupero di fiducia nel paese.

Come si posizionano i Btp rispetto ai Bund in termini di dinamiche di rendimento nell'ultimo anno?

L'articolo menziona che Btp e Bund hanno mostrato dinamiche opposte nell'ultimo anno. Questo suggerisce che i rendimenti dei titoli di Stato italiani potrebbero aver seguito un percorso diverso rispetto a quelli tedeschi, con implicazioni per gli investitori.

Quali sono le buone notizie per i detentori di Btp secondo l'articolo?

Le buone notizie per i detentori di Btp derivano principalmente dalla discesa dello spread sotto quota 100 punti base. Questo evento è considerato positivo in senso assoluto e suggerisce un potenziale miglioramento del valore e della redditività di questi titoli.

In che modo il miglioramento del rating S&P influisce sull'affidabilità creditizia dell'Italia?

Il miglioramento del rating S&P da BBB a BBB+ è un indicatore diretto di un recupero di fiducia nell'affidabilità creditizia dell'Italia. Questo rafforza la percezione di solidità finanziaria del paese, influenzando positivamente i rendimenti dei titoli di Stato.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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