Big Tech: il volo di Icaro del debito per l’intelligenza artificiale

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Una persona tiene in mano uno smartphone con i loghi dei grandi colossi tecnologici - Google, Apple, Meta, Amazon e Microsoft - su uno sfondo colorato e sfocato.

Le Big Tech volano alto sull’intelligenza artificiale finanziando data center con miliardi di bond. Ma il mercato inizia a prezzare il rischio di eccesso

Indice

Se i miliardi che le grandi società tecnologiche americane stanno investendo nei data center dovessero rivelarsi un segno di tracotanza, sarebbe sui mercati obbligazionari che si manifesterebbe per primi l’eventuale scetticismo degli investitori.
Le ultime emissioni da parte di colossi come Meta hanno ancora una volta registrato una domanda di gran lunga superiore all’offerta, ma c’è chi inizia a notare un differenziale più ampio rispetto ai Treasury statunitensi — segnale che il rischio di credere nella “svolta” dell’intelligenza artificiale, con tutti i miliardi che richiede, comincia a chiedere una remunerazione leggermente più alta.

Secondo il Financial Times, lo spread fra i titoli obbligazionari delle Big Tech e i Treasury di riferimento è salito a 0,78 punti percentuali, il livello più alto dal cosiddetto Liberation Day di aprile, contro lo 0,5% di settembre.
La reazione del mercato del credito, tradizionalmente meno volatile di quello azionario, rappresenta un indicatore utile per comprendere come gli investitori stiano valutando l’imponente piano di spesa di Google, Amazon, Microsoft e Meta, che tra 2025 e 2026 investiranno complessivamente circa 750 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center.

Data center, la nuova (costosissima) infrastruttura strategica

Queste infrastrutture sono considerate critiche per la redditività futura, poiché sostengono l’intera catena del valore digitale — dal cloud computing allo streaming, all’e-commerce — e soprattutto sono essenziali per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale.
Il problema immediato è che conquistare posizioni in questo segmento avrà un costo complessivo enorme, stimato da J.P. Morgan in oltre 5.000 miliardi di dollari.
Nonostante l’ampia liquidità a disposizione, saranno soprattutto i mercati pubblici del debito il canale privilegiato per finanziare questi progetti: un aumento della leva che, anche con le migliori intenzioni, rischia di spingere al rialzo i rendimenti richiesti dagli investitori.

Nell’immediato, tuttavia, le “Magnifiche” di Wall Street non sembrano avere difficoltà a trovare risparmiatori disposti a prestare loro denaro.
Il 30 ottobre Meta ha collocato 30 miliardi di dollari di obbligazioni, ricevendo una domanda 4,2 volte superiore all’offerta — un risultato notevole per quella che è la quinta emissione investment grade più grande di sempre.
Nei giorni successivi Alphabet, la casa madre di Google, ha emesso oltre 17 miliardi di dollari di bond, con ordini pari a cinque volte l’offerta.
Un primo segnale di scetticismo, qualora dovesse emergere, assumerebbe la forma di emissioni meno partecipate — ma per ora siamo ancora lontani da questo scenario.

La leva delle Big Tech e il nuovo equilibrio del debito

Siamo comunque solo all’inizio di una nuova ondata di collocamenti e non è detto che tutti riscuoteranno lo stesso entusiasmo.
“Gli hyperscaler impegnati nella costruzione di data center come Meta e Alphabet detengono collettivamente circa 350 miliardi di dollari in liquidità e dovrebbero generare 725 miliardi di flussi di cassa operativi nel 2026.
Ciononostante, sta arrivando sul mercato una quantità sostanziale di nuovo debito da parte di emittenti di alta qualità”, ha scritto J.P. Morgan.

Secondo diversi analisti, l’aumento della leva finanziaria in questa fase riflette più un contesto di mercato favorevole che una reale necessità di finanziamento.
L’ultimo bond a 50 anni emesso da Alphabet ne è un esempio emblematico: nonostante una durata insolita e rischiosa per un settore dove le gerarchie possono mutare rapidamente, ha offerto un extra-rendimento di appena 1,09 punti percentuali sui Treasury, cioè solo 0,45 punti in più rispetto alla scadenza decennale della stessa Alphabet.

Il recente aumento degli spread, insomma, potrebbe essere fisiologicamente collegato a un nuovo ciclo di emissioni, più che a una perdita di fiducia da parte degli investitori.

Domande frequenti su Big Tech: il volo di Icaro del debito per l’intelligenza artificiale

Qual è il principale motivo di preoccupazione per gli investitori riguardo agli ingenti investimenti delle Big Tech in data center?

La preoccupazione principale risiede nel fatto che questi massicci investimenti potrebbero rivelarsi un segno di 'tracotanza' da parte delle aziende. Se le aspettative non dovessero essere soddisfatte, il primo segnale di scetticismo degli investitori si manifesterebbe sui mercati obbligazionari.

Come si sta manifestando l'interesse degli investitori per le recenti emissioni obbligazionarie delle Big Tech legate ai data center?

Le ultime emissioni obbligazionarie da parte di colossi come Meta hanno registrato una domanda significativamente superiore all'offerta. Questo indica un forte interesse da parte degli investitori per finanziare queste infrastrutture strategiche.

Cosa indica un differenziale più ampio tra i rendimenti delle obbligazioni delle Big Tech e quelli dei Treasury statunitensi?

Un differenziale più ampio rispetto ai Treasury statunitensi è interpretato come un segnale che il rischio percepito dagli investitori per queste obbligazioni sta aumentando. Ciò potrebbe riflettere un crescente scetticismo sulla sostenibilità degli investimenti in data center.

Qual è la funzione strategica dei data center per le Big Tech secondo l'articolo?

I data center sono identificati come la nuova e costosissima infrastruttura strategica per le Big Tech. Sono fondamentali per supportare le loro operazioni e le future iniziative, in particolare quelle legate all'intelligenza artificiale.

In che modo gli investimenti in data center influenzano l'equilibrio del debito delle Big Tech?

Gli ingenti investimenti in data center rappresentano una leva finanziaria significativa per le Big Tech, modificando il loro attuale equilibrio del debito. La capacità di attrarre capitali sui mercati obbligazionari è cruciale per sostenere queste spese.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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