Bce spaccata: dopo giugno attese sui prossimi tagli polarizzate

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I falchi cercano la pausa dopo il taglio previsto a giugno, ma c’è chi vede il tasso terminale all’1,25% – pari ad altri tre tagli

Indice

Dopo Isabel Schnabel, anche il falco austriaco Robert Holzmann ha raffreddato le aspettative di una Banca centrale europea fortemente accomodante nella seconda metà del 2025. A giugno, i mercati si aspettano un taglio dei tassi che dovrebbe portare il deposit rate al 2%, ma oltre questa soglia è probabile una pausa. Secondo Holzmann, se l’economia dell’Eurozona sta rallentando non è colpa di una politica monetaria troppo restrittiva, bensì dell’incertezza: le decisioni economiche vengono rimandate, le persone preferiscono attendere. In questo contesto, ha spiegato al Financial Times, un ulteriore allentamento monetario avrebbe un impatto trascurabile sull’attività economica. Il tasso d’interesse realmente neutro, secondo il governatore della banca centrale austriaca, sarebbe oggi compreso tra il 2,5% e il 3%: il che significa che la politica monetaria attuale non è più restrittiva, ma già neutrale, come del resto suggerisce anche il linguaggio dei comunicati ufficiali della Bce. “Quasi tutte le stime recenti sul tasso neutro per l’Europa indicano un aumento marcato dall’inizio del 2022. Siamo già almeno a quel livello”, ha dichiarato Holzmann.

Oltre ai falchi, però, nella Bce si sono susseguite nelle ultime settimane anche dichiarazioni di segno opposto. Le ultime in ordine di tempo sono state quelle di Pierre Wunsch, governatore della banca centrale belga, per il quale la Bce dovrebbe prepararsi a portare i tassi “lievemente sotto” il 2% entro l’anno.

L’effetto dazi sulla Bce

Nei giorni scorsi Schnabel aveva segnalato che l’impatto dei dazi imposti dagli Stati Uniti potrebbe essere inizialmente disinflazionistico, ma sul lungo periodo tendenzialmente inflazionistico. Un avvertimento alla prudenza proprio mentre il mercato ha già scontato un tasso sui depositi al 1,75% entro la fine dell’anno. Intanto, Goldman Sachs ha stimato che l’apprezzamento dell’euro e il calo dell’energia incideranno sulle nuove proiezioni dello staff Bce, rafforzando le condizioni per un taglio a giugno e uno successivo, con un obiettivo al 1,75%.

Secondo le stime contenute nel report del 27 maggio, le proiezioni aggiornate dello staff dovrebbero riflettere una riduzione della crescita attesa a +0,1% su base trimestrale per il resto del 2025, e un calo dell’inflazione media annua nel 2026 all’1,7% per l’indice headline e all’1,8% per il dato core. Tra febbraio e metà maggio, l’euro si è rafforzato del 4% su base commerciale e i prezzi spot di petrolio e gas sono scesi del 25%, elementi che, sulla base dei modelli Bce, comporterebbero un impatto negativo sulle proiezioni d’inflazione rispettivamente di 0,6 e 0,3 punti percentuali all’inizio del 2026.

Previsioni colomba fra gli analisti

Sul fronte dell’inflazione, i dati di maggio potrebbero rassicurare la Bce. Sebbene ad aprile l’inflazione sia salita al 3,1%, secondo Tomasz Wieladek, capo economista europeo di T. Rowe Price, questo dato riflette soprattutto l’aumento dei prezzi alimentari, che pesano molto nella percezione dei consumatori. Inoltre, ha osservato, i dazi vengono intuitivamente associati a maggiore inflazione, anche se gli effetti reali sono più sfumati. Più rilevante per le prossime mosse della Bce sarà, secondo Wieladek, il dato di maggio sull’inflazione dei servizi, attesa in calo, insieme a una significativa frenata dell’inflazione salariale, scesa al 2,4% nel primo trimestre. Anche il Pmi dei servizi è tornato a scendere. Nel complesso, questi segnali potrebbero spingere la Bce a un nuovo taglio da 25 punti base nella prossima riunione, con un possibile approdo al 1,25% entro fine anno.

Domande frequenti su Bce spaccata: dopo giugno attese sui prossimi tagli polarizzate

Qual è l'aspettativa del mercato riguardo ai tassi di interesse della BCE dopo giugno?

I mercati si aspettano un taglio dei tassi a giugno che dovrebbe portare il deposit rate al 2%. Tuttavia, l'articolo suggerisce che oltre questa soglia è probabile una pausa nei tagli.

Qual è la posizione di Robert Holzmann riguardo alla politica monetaria della BCE?

Robert Holzmann, considerato un 'falco' austriaco, ha raffreddato le aspettative di una politica monetaria fortemente accomodante da parte della BCE nella seconda metà del 2025.

Qual è la causa principale del rallentamento dell'economia dell'Eurozona secondo Holzmann?

Secondo Holzmann, il rallentamento dell'economia dell'Eurozona non è dovuto a una politica monetaria troppo restrittiva, ma all'incertezza che influenza le decisioni economiche.

Chi sono Isabel Schnabel e Robert Holzmann e perché sono menzionati nell'articolo?

Isabel Schnabel e Robert Holzmann sono menzionati perché le loro recenti dichiarazioni hanno raffreddato le aspettative di una politica monetaria più accomodante da parte della BCE. Schnabel è menzionata prima di Holzmann.

Qual è l'impatto previsto dei dazi sulla politica della BCE?

L'articolo menziona 'l'effetto dazi sulla BCE' come una delle intestazioni, suggerendo che i dazi potrebbero influenzare le decisioni future della Banca Centrale Europea.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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