Bankitalia, ripresa graduale ma incompleta: verso il pil a -9,5%

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Secondo Bankitalia, in uno scenario privo di nuovi rilevanti focolai epidemici il pil italiano potrebbe contrarsi nel 2020 del 9,5%, per poi recuperare gradualmente nei prossimi due anni. Ma l’enfasi della politica economica dovrà spostarsi verso interventi volti a rendere l’economia più resiliente e sostenibile

Nel primo trimestre la flessione del pil aveva sfiorato il 5,3%

Le misure di bilancio adottate tra marzo e maggio per sostenere la ripartenza del Paese hanno generato una crescita del disavanzo delle amministrazioni pubbliche di 75 miliardi

Le imprese dei servizi e dell’industria ritengono che per tornare ai livelli pre-covid saranno necessari nove-dieci mesi

In Italia l’incertezza continua a regnare sovrana, frenando investimenti e consumi. L’allentamento delle restrizioni alle attività produttive, infatti, ha posto le basi per la ripartenza, ma si tratterebbe di una ripresa “graduale e incompleta”: in uno scenario base privo di nuovi rilevanti focolai epidemici il prodotto interno lordo potrebbe contrarsi del 9,5% entro la fine dell’anno, per poi recuperare il 4,8% nel 2021 e il 2,4% nel 2022. A dipingere il quadro del post-lockdown è Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia, in un’audizione dinanzi alle commissioni bilancio di Camera e Senato.
La flessione del pil, che nel primo trimestre aveva sfiorato il 5,3%, spiega Balassone, nel secondo trimestre si è accentuata in misura valutabile attorno al 10%, “riflettendo soprattutto l’andamento molto sfavorevole del mese di aprile, quando è stato più pesante l’effetto delle misure di sospensione dell’attività produttiva”. Sebbene nel mese di maggio siano stati registrati i primi segnali di miglioramento, con la produzione industriale salita di oltre il 40% rispetto ad aprile, alla fine del secondo trimestre l’attività resterebbe ancora di circa il 20% inferiore ai livelli pre-covid.

Secondo Balassone, le previsioni in merito alla contrazione del pil del 9,5% riflettono le proiezioni dell’Eurosistema di inizio giugno di un crollo dell’8,7% nel 2020 e di un progressivo recupero negli anni successivi. La ripresa, infatti, “sarebbe graduale e incompleta”, spiega, “frenata da effetti persistenti sui comportamenti di consumo, per la caduta dell’occupazione e dei redditi, e sui programmi di investimento, scoraggiati anche dall’aumento dell’incertezza”.

L’andamento dei contagi, inoltre, contribuirebbe a rendere traballanti le prospettive economiche, considerando anche i dubbi in merito a una recrudescenza dell’epidemia nei mesi autunnali. Nello scenario più negativo, continua il dirigente della Banca d’Italia, il pil italiano potrebbe conoscere una contrazione anche superiore al 13%, per poi “recuperare in misura più contenuta nel 2021 rispetto allo scenario base”. Queste previsioni, precisa, non considerano tuttavia gli “ulteriori interventi che potranno essere effettuati con lo scostamento di bilancio proposto dal Governo e con le risorse rese disponibili nell’ambito delle iniziative di risposta alla crisi pandemica definite in sede europea”.

Secondo Balassone, le misure di bilancio adottate tra marzo e maggio per sostenere la ripartenza del Paese hanno generato una crescita del disavanzo delle amministrazioni pubbliche di 75 miliardi, pari al 4,5% del pil, mentre l’aumento del fabbisogno sfiora gli 87 miliardi (oltre il 5% del pil). Inoltre, “lo scorso 22 luglio il governo ha richiesto l’autorizzazione ad aumentare di ulteriori 25 miliardi l’obiettivo di indebitamento netto per l’anno in corso”, pari all’1,5% del prodotto interno lordo.

Ma come stanno reagendo le imprese in questo contesto? Secondo l’indagine trimestrale dell’istituto, condotta tra il 25 maggio e il 17 giugno e basata su un campione di circa 1.200 attività, poco più di un quinto delle aziende ritiene di avere già toccato, se non addirittura superato, i livelli di fatturato pre-covid. In media, tuttavia, le imprese dei servizi e dell’industria ritengono che per tornare ai ritmi precedenti alla pandemia saranno necessari altri nove-dieci mesi. Resta un 3% che crede di non poter tornare più a sfiorare tali livelli di produzione.

“La maggioranza delle aziende intervistate segnala che gli effetti dell’epidemia si trasmettono principalmente attraverso una riduzione della domanda, sia interna che esterna”, aggiunge Balassone, che conclude: “Nei prossimi mesi, l’enfasi della politica economica dovrà necessariamente spostarsi dalla gestione degli effetti di breve periodo della crisi alla progettazione di interventi volti a rendere l’economia italiana più resiliente e sostenibile, in grado di crescere a ritmi più sostenuti. Altrimenti, esaurito il sollievo temporaneo che possono garantire le misure d’emergenza, le condizioni macroeconomiche e finanziarie del Paese non potrebbero che peggiorare”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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