Il ciclo di revisione al rialzo degli utili delle banche europee dal primo trimestre del 2021 al secondo trimestre del 2026 è il più lungo della storia recente: la sua durata mette in luce il cambiamento strutturale del contesto macroeconomico e normativo avvenuto a partire dalla pandemia di Covid-19. È questo quanto emerge dall’analisi di Axiom Alternative Investments. Il quadro favorevole va però osservato anche alla luce dei rischi e dell’incertezza macroeconomica.
Settore finanziario europeo: i risultati non deludono
Oltre il 90% delle banche europee ha riportato nel secondo trimestre risultati superiori alle attese del consensus, con un utile ante imposte complessivamente superiore del 6% alle previsioni. Inoltre, per l’80% degli istituti gli analisti hanno rivisto al rialzo le stime sull’utile per azione (EPS).
Nel settore finanziario europeo, nel secondo trimestre il margine di interesse è aumentato dell’1% e le commissioni del 4%, con risultati particolarmente positivi nel trading su azioni e nell’investment banking. A favorire la crescita sono state anche le IPO e le emissioni degli hyperscaler.
Allo stesso tempo, i costi rimangono sotto controllo e la qualità del credito è elevata, con un tasso di crediti in sofferenza (NPL) stabile all’1,9%.
Anche le prospettive future sono costruttive: il margine di interesse e le commissioni dovrebbero crescere di circa il 4%-5% all’anno (1%-2% al di sopra del PIL nominale) e i costi dovrebbero attestarsi a circa il 2% all’anno (1%-2% al di sotto del PIL nominale).
Contesto regolamentare favorevole e contributo delle attività di M&A
Fra i catalizzatori potenzialmente positivi per il settore rientra anche il contesto regolamentare, dalla revisione dell’output floor (soglia minima di capitale) agli aggiustamenti alla FRTB (Fundamental Review of the Trading Book) e ai progressi sul fronte della normativa relativa alle cartolarizzazioni, fino alla Savings and Investments Union.
Un ulteriore contributo può arrivare dalle attività di fusione e acquisizione: le acquisizioni complementari che generano commissioni permettono di diversificare i ricavi e aumentare quelli da commissioni, riducendo la dipendenza dal margine di interesse.
Lo scenario non è privo di rischi
Tuttavia, lo scenario rimane incerto e non privo di rischi. Secondo David Benamou, cofondatore e CIO di Axiom Alternative Investments, al momento l’incentivo per i clienti a spostare la liquidità dai depositi verso strumenti più remunerativi dovrebbe rimanere contenuto: “Se i tassi a breve rimangono al di sotto del 3%, non ci attendiamo una riallocazione significativa dei depositi da parte della clientela”. Ciò nonostante, gli spread dei titoli di Stato potrebbero ampliarsi a causa dell’aumento degli oneri legati al finanziamento del debito pubblico e del calendario elettorale – in particolare in Paesi come la Francia e l’Italia – e, qualora i rendimenti obbligazionari continuassero a salire, potrebbero rappresentare un freno per la crescita di prestiti e depositi.
A ciò si aggiungono rischi macroeconomici come la riduzione delle scorte energetiche, la debolezza dei mercati del lavoro e, sul fronte dell’AI, la crescente concorrenza cinese e l’aumento dell’indebitamento.
Tale contesto rafforza il ruolo strategico della diversificazione. In particolare, “La diversificazione verso borse quotate, broker, (ri)assicuratori e REIT offre un modo per ottenere rendimenti totali simili a quelli del settore bancario riducendo al contempo la sensibilità macroeconomica”, ha dichiarato Benamou.
Dall’analisi emerge dunque l’importanza di affiancare all’esposizione bancaria europea una maggiore diversificazione all’interno del comparto finanziario. In uno scenario caratterizzato da rischi macroeconomici e geopolitici ancora significativi, ampliare lo spettro verso segmenti meno sensibili al ciclo può contribuire, secondo Axiom, a ridurre la dipendenza dall’andamento delle banche senza rinunciare al potenziale di rendimento del settore finanziario.

