Banche, 268 filiali chiuse da inizio 2025. Serve un argine?

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Vetrina di una filiale della CARIGE ITALIA con insegna turchese sopra l'ingresso; un poster in vetrina mostra un uomo e una donna sorridenti con in mano una carta.

Il risiko bancario accelera la chiusura degli sportelli. Un trend storico che rischia l’esclusione finanziaria. C’è chi guarda alle Poste come ultimo presidio.

Risiko bancario e crescente digitalizzazione della clientela spingono le banche verso l’imperativo delle sinergie di costo – un modo elegante per parlare di tagli. Lo confermano, anche quest’anno, i numeri sulla riduzione della rete fisica: nei primi nove mesi del 2025 in Italia sono stati chiusi 268 sportelli bancari, pari a un calo dell’1,4% da fine 2024. Il fenomeno riguarda sia le grandi città – dove è più facile eliminare sovrapposizioni in caso di fusioni – sia i piccoli centri. A 2025 non ancora concluso, sono altri 38 i comuni che hanno perso l’ultima filiale, portando a 4,73 milioni i residenti in territori completamente privi di sportelli bancari (+1,8% rispetto a fine 2024), secondo l’ultimo rapporto di First Cisl. Altri 6,49 milioni di italiani vivono in comuni con un solo sportello, quindi a rischio di desertificazione (+3,2%).

Le riduzioni più marcate, a livello regionale, si sono registrate in Basilicata (-2,5%), Marche (-2,5%), Veneto (-1,9%), Friuli-Venezia Giulia (-2,3%).

Anche le grandi città hanno visto uno sfoltimento importante:
Milano -14,6%, Roma -12,7%, Palermo -15,3%, Genova -11,6%.

Il problema della desertificazione bancaria colpisce in particolare le province caratterizzate da una forte frammentazione comunale e da piccoli centri abitati. In fondo alla classifica figurano Isernia, Vibo Valentia e Aosta.

Il fenomeno non è nuovo, né esclusivamente italiano.
“Tra il 2008 e il 2022, il numero di filiali nei Paesi UE-27 è diminuito in media del 42%”, si legge in uno studio pubblicato nell’agosto 2024 su Socio-Economic Planning Sciences. Nei Paesi Bassi, per esempio, sopravvivono solo 4 filiali ogni 100.000 abitanti, dopo la chiusura del 79% degli sportelli. In Italia, nel 2022 se ne contavano ancora 35 ogni 100.000 abitanti, contro una media UE di 30.

Il grado di diffusione dell’internet banking sembra correlato al ritmo delle chiusure: nei Paesi Bassi lo usava già l’82% dei clienti nel 2013, mentre in Italia – secondo First Cisl – siamo oggi al 55%.
Tra gli over 65-74 anni, appena il 33,9% utilizza l’internet banking, contro una media UE del 44,7%.

Le operazioni di consolidamento bancario, riducendo la concorrenza nei territori, accelerano un processo di riduzione degli sportelli in atto da anni. L’ultima grande operazione, l’acquisizione di Popolare di Sondrio da parte del Gruppo Bper, è stata seguita dall’annuncio di 90 chiusure di filiali, ha ricordato il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani. Preoccupa ora l’eventualità di un’integrazione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm:

“Un’operazione straordinaria come questa porterebbe alla nascita della terza rete per numero di filiali, con sovrapposizioni molto rilevanti in alcuni territori, che fornirebbero il pretesto per nuovi tagli pesanti all’occupazione”, ha dichiarato Colombani. “Verrebbero penalizzate ulteriormente le fasce più deboli della popolazione e le piccole imprese, che da anni soffrono per la restrizione del credito”.

Mentre la razionalizzazione dei costi procede, il servizio di prossimità fisica viene progressivamente ridimensionato. Una quota di popolazione anziana, meno digitalizzata e più fragile, rischia così di restare priva di accesso ai servizi bancari fondamentali.

Se fermare il risiko bancario e la riduzione dei costi appare impossibile, gli uffici postali potrebbero diventare l’unico presidio fisico residuale nei territori. Lo suggerisce anche il paper Bank branch desertification and the design of a postal banking network di Silvia Baldassarre, Manuel Cavola ed Eduardo Pipicelli.

Con un potenziale vantaggio competitivo per l’unico operatore rimasto radicato nei territori: il servizio postale.

“La competizione tra banche e servizi postali è stata poco esplorata in letteratura”, scrivono gli autori. “I cittadini considerano la distanza o la scomodità nel raggiungere uno sportello come la principale barriera all’accesso ai servizi finanziari. Di conseguenza, gli uffici postali situati in aree con scarso accesso alle banche – come quelle rurali – possono attrarre con facilità la domanda dei clienti finanziariamente esclusi, guadagnando competitività”.

Domande frequenti su Banche, 268 filiali chiuse da inizio 2025. Serve un argine?

Quante filiali bancarie sono state chiuse in Italia nei primi nove mesi del 2025?

Nei primi nove mesi del 2025, in Italia sono stati chiusi 268 sportelli bancari. Questo dato rappresenta una diminuzione dell'1,4% rispetto alla fine del 2024.

Qual è la principale ragione dietro la chiusura di filiali bancarie secondo l'articolo?

La chiusura di filiali è principalmente dovuta al 'risiko bancario' e alla crescente digitalizzazione della clientela. Questi fattori spingono le banche a cercare sinergie di costo, che si traducono in tagli alla rete fisica.

La riduzione degli sportelli bancari riguarda solo le grandi città?

No, il fenomeno della riduzione degli sportelli bancari riguarda sia le grandi città, dove si eliminano sovrapposizioni dovute a fusioni, sia i piccoli centri.

Qual è l'impatto percentuale della chiusura di filiali sul totale degli sportelli bancari?

La chiusura di 268 sportelli bancari nei primi nove mesi del 2025 corrisponde a un calo dell'1,4% rispetto al numero di filiali presenti alla fine del 2024.

Come vengono definite le 'sinergie di costo' nel contesto della chiusura delle filiali?

Le 'sinergie di costo' sono definite come un modo per parlare di tagli, in riferimento alla riduzione della rete fisica degli sportelli bancari.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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