Banca Mediolanum convince il mercato dopo i risultati del terzo trimestre, mettendo a segno un rialzo del 3,3% a Piazza Affari nonostante una seduta negativa per il listino milanese. Nei nove mesi la banca guidata da Massimo Doris ha registrato un utile netto in crescita dell’8%, a 726 milioni di euro, con commissioni nette in aumento dell’11% a 968,6 milioni, che hanno più che compensato il calo del margine d’interesse (-5% a 581,7 milioni).
Il vero elemento chiave è stato il ritmo crescente della raccolta netta nel risparmio gestito, che potrebbe raggiungere 8,5 miliardi di euro a fine anno, nella parte alta della forchetta indicata dalla banca. Sarebbe un nuovo record, dopo i 7,6 miliardi del 2024. Mediolanum prevede di mantenere un livello simile anche nel 2026, “a condizione che i mercati non siano ribassisti”, ha precisato Doris, ricordando che nelle fasi di mercato negativo la raccolta netta tende a contrarsi.
A differenza delle banche commerciali, più esposte al calo dei tassi per la maggiore incidenza del margine d’interesse, Mediolanum ha beneficiato della rinnovata propensione degli investitori a spostarsi verso fondi e soluzioni gestite che intercettano il rialzo dei mercati finanziari. Le masse gestite e amministrate sono salite da 144,4 a 150,40 miliardi tra fine giugno e fine settembre (+13% su base annua), mentre la raccolta netta gestita nei primi nove mesi è cresciuta del 21%.
In parallelo, gli impieghi alla clientela sono aumentati del 7%, raggiungendo 18,44 miliardi. Mediolanum prevede di chiudere l’anno con un margine d’interesse sostanzialmente stabile, grazie a nuovi depositi raccolti a costo contenuto.
Grazie ai risultati, il Cda ha deliberato un acconto sul dividendo di 0,60 euro per azione, in forte crescita rispetto all’acconto 2024. “Abbiamo superato due traguardi di grande significato: oltre 2 milioni di clienti e masse gestite per più di 150 miliardi”, ha commentato Doris.
Reclutamenti: la traiettoria di Mediolanum
La banca ha proseguito l’espansione della rete: al 30 settembre 2025 i Family Banker sono 6.682, in crescita del 4%. “La rete continua a crescere e quindi anche la raccolta dovrebbe aumentare di pari passo”, ha spiegato Doris, aggiungendo: “Continueremo a reclutare: circa il 20% dei nuovi ingressi sono banker senior con masse rilevanti, un altro 20% proviene da figure bancarie junior, il resto dal settore assicurativo. La domanda di consulenza c’è e lo spazio per crescere esiste”.
Doris sull’intelligenza artificiale: “Il consulente resterà centrale”
“Come all’inizio degli anni Duemila con l’arrivo di Internet, oggi c’è un po’ di sopravvalutazione dell’intelligenza artificiale. Non sto dicendo che non sia una buona tecnologia – anzi, verrà usata ovunque, come oggi Internet è dappertutto. Ma allora si diceva che il trading online avrebbe fatto sparire i consulenti finanziari, e così non è stato. Penso accadrà lo stesso con l’intelligenza artificiale”, ha risposto Doris a un analista.
“Chi vuole fare da sé avrà piattaforme più veloci ed efficienti di oggi. Ma l’AI non potrà mai rispondere a richieste come: ‘Fammi un portafoglio che renda il 5% reale, a rischio zero’, perché è una contraddizione in termini”.
“L’intelligenza artificiale aiuterà molto, ma quando il mercato scende e il cliente va nel panico, un algoritmo non può sostituire un consulente che ti mette una mano sulla spalla e ti spiega perché non bisogna vendere. Investiremo in AI per essere più efficienti e dare strumenti migliori a clienti e consulenti, ma non credo che stravolgerà il nostro modello”.

