La crisi ucraina costerà all'industria italiana 51 miliardi

Rita Annunziata
2.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Secondo le ultime stime del Centro studi di Confindustria, i nuovi picchi di prezzo legati alla crisi ucraina potrebbero spingere la bolletta dell'industria a 51 miliardi nel 2022. Bonomi: “Chiediamo al governo un confronto permanente di urgenza”

Bonomi: “Dobbiamo essere tutti ancora più consapevoli che quello che sta accadendo avrà conseguenze molto serie sulla nostra economia e su quella di tutta Europa”

Spadafora: “Il governo guidato da Mario Draghi deve rapidamente attivare un mix di interventi sia di tipo fiscale sia sul versante del credito e della liquidità”

Le tensioni nell'Est Europa mostrano i primi effetti (potenziali) sull'industria italiana. Secondo le ultime stime del Centro studi di Confindustria, i rincari legati alla crisi ucraina rischiano di far impennare la bolletta a 51 miliardi nel 2022. Una situazione che, nelle parole del presidente Carlo Bonomi, richiede l'implementazione di una politica energetica comune a livello europeo oltre alla costituzione di un organo garante per la misurazione degli impatti della crisi e la definizione di necessarie contromisure.
“L'attacco russo all'Ucraina è una gravissima violazione della libertà e dell'autodeterminazione di una nazione”, ha dichiarato Bonomi nella sua relazione al Consiglio generale nella giornata di martedì. “È un attacco che in alcun modo può essere giustificato dall'adesione alla Nato, che nei decenni successivi alla caduta del Muro hanno liberamente espresso numerosi paesi, baltici ed est europei. Nessuno li hai mai invasi o ha forzato la loro libera volontà nello scegliere l'Alleanza Atlantica”. Ue e Nato, aggiunge Bonomi, rappresentano “due pilastri fondamentali della nostra collocazione internazionale e in quelle sedi si devono adottare tutte le misure necessarie contro ogni tentativo di calpestare libertà e sovranità dei popoli con l'uso della forza”.
Nel corso del Consiglio generale di Confindustria, come anticipato in apertura, si è poi discusso dell'impatto della guerra sugli interessi nazionali. In primis in relazione alla dipendenza della Penisola dal gas russo e poi al tema dei rincari energetici e delle materie prime. Fino al nodo dell'export verso la Russia, che rappresenta una quota elevata del fatturato per le filiere dell'arredamento, del legno, dell'abbigliamento e dei prodotti in pelle. Senza dimenticare le imprese tricolori presenti in Ucraina e lo stock di investimenti diretti delle imprese italiane in Russia: si contano ben 442 sussidiarie che occupano quasi 35mila addetti e registrano un fatturato annuo pari a 7,4 miliardi.

“L'approccio alla politica energetica deve radicalmente mutare”, osserva Bonomi. “Per questo chiediamo al governo un confronto permanente di emergenza sulla valutazione delle conseguenze di questa crisi e l'avvio di un lavoro congiunto essenziale non solo per l'industria ma per la crescita dell'intero Paese”, aggiunge, ricordando come “quello che sta accadendo avrà conseguenze molto serie sulla nostra economia e su quella di tutta Europa”.

A intervenire sul tema anche il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. “La bomba atomica finanziaria opportunamente attivata dall'Occidente contro la Russia, con l'obiettivo di fermare la guerra in Ucraina, avrà senza dubbio ricadute dirompenti sull'economia europea e su quella italiana in particolare, ragion per cui si rende necessario un pacchetto di aiuti straordinario soprattutto per sostenere le piccole e medie imprese del nostro Paese”, dichiara. “Il governo guidato da Mario Draghi deve rapidamente attivare un mix di interventi sia di tipo fiscale sia sul versante del credito e della liquidità”.

Confida infine nell'impegno dell'esecutivo nel “sostenere gli sforzi per far cessare la guerra e per fronteggiare l'impatto di questa drammatica crisi anche su cittadini e imprese” Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. “Il ritorno della guerra in Europa è intollerabile e servono risposte ferme”. Necessarie, conclude, “misure strutturali per la risoluzione dei nodi del nostro sistema energetico, agendo per la maggiore diversificazione e sicurezza delle forniture estere ma anche per l'incremento della produzione nazionale di gas”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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