Powell da Jackson Hole risponde a Trump: “Il graduale rialzo dei tassi rimane appropriato”

Livia Caivano
Livia Caivano
24.8.2018
Tempo di lettura: 3'
Guerre commerciali, politica monetaria e indipendenza della banca centrale americana: questi i principali temi discussi a Jackson Hole dai governatori della Fed

Per la prima volta nella storia il presidente degli Stati Uniti interferisce nelle decisioni di politica monetaria

I governatori della Fed non sono allineati ma Jerome Powell non ha dubbi, il rialzo dei tassi non si tocca

Occhi puntati sullo scontro Trump–Powell per la prima volta del successore di Janet Yellen al simposio dei bancheri mondiali in Wyoming.

Molti volti noti ma anche celebri assenti: non parteciperanno all'evento quest'anno il presidente della Bce Mario Draghi né il suo comitato esecutivo. Assente anche il governatore della Boj Haruhiko Kuroda.

Mester: "migliorano le stime"


Prima di Powell altri membri della Fed si sono espressi: “Ho migliorato la mia stima sulla crescita dell'economia di un range tra il 2,75% e il 3% per il 2018", ha dichiarato la presidente della Fed di Cleveland Loretta Mester a Cnbc. "Penso che la politica di bilancio, i tagli fiscali e l'aumento di spesa, siano stati un fattore positivo per l'economia in termini di crescita della domanda - ha precisato la presidente - non si vede ancora un forte impatto dai dazi. Un percorso di graduale rialzo dei tassi è una politica monetaria adeguata" in questo contesto. Per la Mester i target della banca centrale americana su inflazione e mercato del lavoro "sono stati essenzialmente raggiunti".

Bullard, "Mettere in pausa in rialzo dei tassi"


Un altro presidente Fed le fa eco, schierandosi dalla parte del presidente Trump. "Non dovremmo ignorare il messaggio che ci arriva dalla curva dei rendimenti e per questo dovremmo mettere in pausa il percorso di rialzo dei tassi di interesse", così il numero uno della banca di St. Louis, James Bullard, intervistato a margine dell'evento. Secondo il governatore “la Fed dovrebbe essere attenta a non provocare inavvertitamente un'inversione della curva dei tassi, appiattita ai livelli massimi da molti anni a questa parte”. Bullard non vede particolari pressioni inflazionistiche e dice di "non credere che la situazione richieda un'azione preventiva".

Ultima parola a Jerome Powell


Arriva quindi l'atteso discorso di Powell, che chiude definitivamente (forse) il discorso: ci sono tutti i motivi per credere che la forte crescita economica proseguirà, ha esordito il presidente della Fed. Ha proseguito: “un graduale processo di normalizzazione monetaria resta appropriato. Faremo tutto il necessario se inflazione diventerà una minaccia”. Secondo Powell è comunque necessario “guardare oltre l'inflazione per cercare segnali di squilibri nell'economia americana”, benchè non si evidenzi alcun “chiaro segnale di accelerazione oltre 2%”. Un contentino al Tycoon in chiusura: “le riforme hanno reso il settore finanziario molto più solido”. La risposta non tarderà ad arrivare.

Festeggia il cambio euro/dollaro che in conclusione del discorso di  Jerome Powell registra il massimo intraday.

 

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