Unicredit, la Russia pesa per 1,2 miliardi ma non è decisiva

Teresa Scarale
Teresa Scarale
5.5.2022
Tempo di lettura: 5'
Il gruppo ha presentato i risultati del primo trimestre. Come da attese, la posizione russa grava pesantemente sui numeri, che però restano positivi, anche in prospettiva. E la Borsa festeggia

L’amministratore di Unicredit Andrea Orcel può tirare un respiro di sollievo. I numeri del suo gruppo fanno meglio del previso e mostrano segni tendenziali di crescita in tutti i comparti generatori di reddito, nonostante i pesanti accantonamenti precauzionali e la svalutazione crediti dovuti principalmente ai legami con la Russia. Dopo la pubblicazione dei conti trimestrali (primo trimestre 2022), Piazza Affari premia il gruppo di piazza Gae Aulenti, con il titolo che balza del 5,8% a 8,89 euro, pari a 19,4 miliardi di capitalizzazione. La società stessa e gli investitori temevano la fortissima esposizione alla Russia, quantificata in due miliardi di euro. Nonostante questo, la società ha chiuso il trimestre con un utile di 247 milioni, certo lontano dai 1162 miliardi che avrebbe registrato senza la posizione russa, ma comunque nettamente positivo. Il calo relativo rispetto al 2021 è del 72%.

In che modo la Russia ha gravato sui conti? Con l’accantonamento di 1,2 miliardi di euro a fronte di possibili default, cui si aggiungono 600 milioni di euro di svalutazioni di asset. Una mossa che, come ha spiegato lo stesso Andrea Orcel durante la presentazione dei numeri, ha consentito di ridurre l’esposizione nei confronti della Russia a costi minimi. Ovvero, l’impatto della possibile nazionalizzazione della controllata russa di Unicredit «sarebbe pari a zero». La definitiva uscita dalla Russia «rimane complicata, stiamo esaminando ogni opzione. Comunicheremo la decisione una volta presa, non mentre è in corso».

I ricavi del gruppo hanno raggiunto i 5.017 miliardi (+7,3% rispetto al periodo analogo dello scorso anno. Il risultato operativo lordo balza a 2.676 miliardi (+17,7% rispetto al 2021). Buon andamento anche per i costi operativi (2.341 miliardi), in calo del 2,6%. Restano i pesanti accantonamenti per perdite su crediti (1,284 miliardi), accantonamenti (725 milioni) e gli stessi oneri sistemici per 719 milioni riducono notevolmente i profitti. 

Oltre le attese la performance dell’indice di solidità patrimoniale Cet 1: al 31/3/2022 era al 14%, al di sopra dell'obiettivo 2022-2024 fissato al 12,5-13,0%. Valore che ha permesso di neutralizzare già nei primi tre mesi dell'anno 92 punti base di impatto della Russia sul capitale. La banca si dice ben posizionata per assorbire eventuali ricadute macroeconomiche «grazie alla robusta

situazione patrimoniale, alla copertura prudenziale e alla diversificazione e resilienza della rete». Il primo trimestre 2022 viene giudicato «eccellente», con tutte le divisioni che hanno superato la guidance 2022 del piano “Unicredit Unlocked”. I progressi valgono per tutte le aree geografiche, escludendo la Russia. Uncredit è in anticipo anche sul raggiungimento degli obiettivi in termini di volumi complessivi Esg 2022-2024.

Il gruppo prevede di poter distribuire agli azionisti 3,75 miliardi agli azionisti sui risultati 2021. Un miliardo è legato alla crisi Russia-Ucraina ma l’istituto confida di poterlo distribuire. Confermato il riacquisto azioni proprie per 1,6 miliardi. Gli analisti plaudono al buyback. Santander indica outperform e prezzo obiettivo a 14 euro. Sulla stessa linea d’onda Kbw, che indica un target price di 13,9 ero. «La conferma di un buyback da 1,6 miliardi di euro è una sorpresa positiva», scrive Jefferies. In più, la valutazione di “perdita estrema” della banca sulla Russia è calata da circa 200 punti base a 128 punti base, con alcune azioni di de-risking, ma la riduzione sembra anche essere basata su una migliore recuperabilità transfrontaliera» comunicano gli analisti, per i quali il titolo è in buy con prezzo obiettivo a 15 euro. Credit Suisse inoltre sottolinea come il piano Unicredit Unlocked offra una «resilienza incoraggiante» e ribadisce come la banca abbia fatto registrare un forte risultato contabilizzando «più del 70% dell'impatto aggiornato sul capitale di “perdita estrema” dall'esposizione russa». 

Confermata per il 2022 la guidance finanziaria: la banca prevede che il pil cresca nelle sue zone di presenza del 2,6% nel 2022 e del 3,1% nel 2023 (inflazione 5,9% nel 2022; 2,4% nel 2023). Scopo a tendere della banca è quello di «produrre rendimenti appetibili e sostenibili, con l'ambizione di distribuire agli azionisti almeno 16 miliardi entro il 2024».  

Questo il commento conclusivo di Andrea Orcel: «UniCredit ha ottenuto ancora una volta risultati finanziari trimestrali eccellenti in tutte le aree di business, registrando un record su alcuni indicatori finanziari chiave, dimostrando il valore intrinseco e il dinamismo commerciale della rete e delle persone. La robusta generazione organica di capitale ci ha permesso di mantenere un solido CET1 ratio del 14,0 per cento, pur tenendo conto del riacquisto di azioni proprie per €1,6 miliardi relativo all’esercizio 2021, dell’accantonamento del dividendo e dell’impatto negativo delle esposizioni in Russia. I primi mesi del 2022 sono stati contraddistinti da un’estrema incertezza geopolitica e macroeconomica».

«UniCredit sta entrando in questa fase, in cui si prospettano sfide per l’economia globale dovute a fattori come il conflitto in Ucraina e le sue più ampie ripercussioni, con un modello resiliente e profittevole, una prudente capitalizzazione e con accantonamenti già in essere. Tutto questo ci rende fiduciosi riguardo le nostre capacità di realizzare il Piano Strategico 2022-24 e di continuare a supportare le nostre comunità, i nostri clienti e il sistema finanziario durante questo periodo turbolento».

Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione
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