Dossier Mps-Unicredit, il Tesoro: escluso il rischio spezzatino

Rita Annunziata
5.8.2021
Tempo di lettura: 3'
L'audizione del ministro dell'Economia, Daniele Franco: “Non chiuderemo a tutti costi. Escluso il rischio smembramento. La salvaguardia dell'occupazione è una priorità del governo”

Il nuovo piano industriale di Mps, ricorda Daniele Franco, presenta obiettivi “non conformi alle richieste della Commissione europea, in particolare la riduzione costi fissata al 51% dei ricavi da Bruxelles, mentre in base al piano si prevede il 74% nel 2021”

Nel caso in cui l’interlocuzione con la Commissione richiedesse di fissare un obiettivo costi-ricavi più ambizioso, gli esuberi potrebbero essere considerevolmente più elevati rispetto ai 2.500 volontari attualmente fissati

Daniele Franco: “Mps è la banca più antica del mondo. La salvaguardia dell’occupazione e del marchio, della città di Siena, oltre che del risparmio, sono le priorità del governo. Proporremo un pacchetto finale solo se convinti che sarà adeguato”

Dopo la richiesta di chiarimenti di maggioranza e opposizione, il ministro dell'Economia Daniele Franco è intervenuto in audizione a Borsa chiusa dinanzi alle Commissioni finanze riunite di Camera e Senato. Definendo l'operazione Mps-Unicredit “una soluzione strategicamente superiore per l'interesse generale del Paese e motivata dal punto di vista industriale”. Un'occasione per fare il punto anche sui rischi di smembramento e sul tema esuberi, centrali ai fini del negoziato.
“Sin dall'autunno dello scorso anno sia il ministero sia la banca si sono attivati per la ricerca di un partner per Mps. È possibile che il Mef riceva azioni del gruppo Unicredit” a fronte della cessione del Montepaschi alla banca milanese “ma tale eventuale partecipazione al capitale non dovrebbe alterare gli equilibri di governance. Lo Stato parteciperà comunque a tutti i benefici economici in termini di creazione di valore derivanti dall'operazione”, precisa il ministro. “Mps è la banca più antica del mondo. La salvaguardia dell'occupazione e del marchio, della città di Siena, oltre che del risparmio, sono le priorità del governo”, aggiunge.

A rischio più di 2.500 esuberi


Il nuovo piano industriale di Mps, ricorda, presenta obiettivi “non conformi alle richieste della Commissione europea, in particolare la riduzione costi fissata al 51% dei ricavi da Bruxelles, mentre in base al piano si prevede il 74% nel 2021 e ancora il 61% al 2025”. E nel caso “probabile in cui l'interlocuzione con la Commissione richiedesse di fissare un obiettivo costi-ricavi più ambizioso”, avverte, gli esuberi di personale potrebbero essere “considerevolmente più elevati” rispetto ai 2.500 volontari attualmente fissati.

“Non chiuderemo a ogni costo”


Esclusa una chiusura “a qualsiasi costo” dell'operazione. Per Mps, riferisce Franco, “abbiamo un'unica controparte che si è fatta avanti” ma “proporremo un pacchetto finale solo se convinti che sarà adeguato. Auspico che si chiuda, lo auspico fortemente, e credo ci siano margini per trovare una soluzione, ma non a qualsiasi costo. Non lo faremo noi e non lo farà Unicredit”.

Aumento di capitale superiore ai 2,5 miliardi


Il ministro chiarisce inoltre che non si intravedono rischi per uno smembramento di Montepaschi, ma sottolinea che i risultati degli stress test condotti dalla Banca centrale europea e l'Autorità bancaria europea (tutt'altro che positivi per l'istituto senese) hanno confermato “l'esigenza di un rafforzamento strutturale di grande portata”. Per condurla sui valori medi delle banche europee, spiega, servirebbe “un aumento ben superiore a quello previsto dal piano 2020-2025” da 2,5 miliardi di euro. “Ai fini di un eventuale aumento di capitale di banca Mps, che si rendesse necessario nell'ambito della complessiva struttura dell'operazione, potranno essere utilizzate le risorse stanziate dall'articolo 66 del decreto legge 104 del 2020, cosiddetto decreto agosto, vale a dire fino a 1,5 miliardi”, conclude Franco.

La reazione degli analisti alle nozze Mps-Unicredit


Ricordiamo che lo scorso 30 luglio, a seguito dell'annuncio di Unicredit dell'avvio delle trattive con il Mef per l'acquisizione di una parte degli asset del gruppo senese, gli analisti hanno promosso subito il titolo di Piazza Gae Aulenti. Equita, in particolare, aveva deciso un upgrade a “buy” con target price rialzato a 13 euro per azione (+13%). E in attesa di maggiori dettagli, l'investment bank aveva dichiarato che la green light alle interlocuzioni in esclusiva rappresentasse “uno step decisivo per una soluzione strutturale su Mps”, sottolineando come sebbene restassero “da verificare le modalità e i termini di un eventuale deal, i principi concordati con il Mef” lascerebbero “ampia flessibilità nel negoziare un accordo favorevole dal punto di vista economico e patrimoniale”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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