Green bond, il lato buono del reddito fisso

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
17.11.2020
Tempo di lettura: 7'
Le obbligazioni verdi sono un mercato da 650 miliardi di euro, in rapida espansione. “Offrono una struttura trasparente per supportare iniziative di contrasto e adattamento al cambiamento climatico”, ricorda Simona Merzagora, managing director di NN IP

L'interesse degli investitori per le obbligazioni verdi è sempre più evidente. Secondo NN IP il mercato potrebbe valere 1000 miliardi di euro entro la fine del 2021.

L'impronta green che contraddistingue i maggiori piani di stimolo fiscale, in Usa, Europa e Asia, dovrebbero alimentare ulteriormente il segmento dei green bond.

Le obbligazioni verdi performano meglio di quelle tradizionali. Dal 2016 in Europa hanno offerto un extra-rendimento di 0,7% l'anno, a fronte di una volatilità un po' superiore.

Hanno il colore della natura. Lo stesso della speranza, forse non è un caso. Perché sono uno strumento concreto per promuovere iniziative di contrasto al cambiamento climatico e di tutela dell'ambiente. Quello dei green bond è un mercato giovanissimo, che ha iniziato a muovere i primi passi nel 2014. Si tratta di titoli a reddito fisso con la stessa struttura delle obbligazioni tradizionali, cui si aggiunge un elemento di sostenibilità, che riguarda l'utilizzo dei capitali raccolti.
“I green bond offrono una struttura trasparente per supportare iniziative di contrasto e adattamento al cambiamento climatico”, spiega Simona Merzagora, managing director di NN Investment partners, società con asset pari a 285 miliardi di euro in gestione, tra le più attive sul fronte degli investimenti sostenibili. “Questo li rende uno strumento efficace per gli emittenti che vogliono finanziare progetti di transizione energetica e per gli investitori che vogliono rendere più sostenibili i propri portafoglio e contribuire a esercitare un impatto positivo e misurabile sull'ambiente”.

I green bond, un mercato in evoluzione

Oggi le emissioni verdi valgono 650 miliardi di euro, più delle obbligazioni high yield europee e dei bond convertibili globali: rappresentano quindi, a pieno titolo, un segmento a sé stante del reddito fisso, in rapida espansione. Da un lato, c'è un interesse crescente da parte degli investitori. Al punto che la domanda, come dimostra la prima ricerca della Climate Bonds Initiative sugli investitori europei, non riesce a tenere il passo delle nuove emissioni. Basti pensare che nella prima metà del 2020, per i green bond denominati in euro, la oversubscription media - il parametro che misura l'eccesso di domanda rispetto all'offerta - è stato di 5,2 volte, rispetto al 3,1 registrato per le obbligazioni tradizionali.

Non solo. A distanza di sette giorni dall'emissione, dice la stessa ricerca, il 71% delle obbligazioni verdi europee ha beneficiato di una compressione dello spread (il differenziale di rendimento) superiore rispetto al mercato di riferimento, a riprova di una immediata forte richiesta sul mercato secondario.

D'altra parte, i maxi-piani di stimolo fiscale annunciati dai governi europei per ridare fiato all'economia, afflitta dalla recessione, hanno in larga parte una chiara impronta green. L'Unione Europea, ad esempio, si è impegnata a destinare almeno il 30% del suo pacchetto da 750 miliardi di euro a progetti orientati alla salvaguardia dell'ambiente. Non è un caso se, dopo il crollo del mercato osservato durante la fase più difficile della crisi sanitaria, tra luglio e settembre le emissioni sono balzate a 69 miliardi di euro, facendone un trimestre record.

“La pandemia sta trasformando il ruolo delle autorità di politica economica, portandoli dal ruolo tradizionale di “prestatori di ultima istanza” a quello di “investitori di prima istanza”. Ciò porta a due conseguenze importanti: come investitori, i governi nazionali e sovranazionali, come l'Ue con il Green New Deal o il Next Generation fund, hanno la possibilità di condizionare il modo in cui verranno allocati i fondi pubblici. Queste iniziative porteranno ad un'accelerazione delle emissioni verdi per finanziare la transizione energetica e, più in generale darà una forte spinta verso la creazione di un'economia più verde e più socialmente equa, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che sono stati ufficialmente abbracciati dall' Ue. In secondo luogo”, osserva Merzagora, “la spesa pubblica, in particolare in Europa, con il progetto Next Generation, dovrà essere allocata ad aziende e progetti infrastrutturali che hanno un chiaro impatto positivo e misurabile. Questo nuovo orientamento Esg dei governi offre delle opportunità interessanti per gli investitori: possono essere trovate, ad esempio, nel finanziamento di infrastrutture che hanno un'ulteriore rilevanza ambientale o sociale: ospedali, scuole e digitalizzazione”.

Il rischio del greenwashing

Rimane però un tema di trasparenza e credibilità. Ad oggi le obbligazioni verdi sono strumenti privi di una cornice regolamentare certa. L'etichetta green è riconducibile, di fatto, ad una semplice dichiarazione d'intenti. “Identificare come saranno utilizzati i capitali raccolti attraverso le emissioni può essere molto difficile”, ricorda il managing director di NN Ip.

A questo proposito, la International capital markets association (Icma) ha redatto i Green bond Principle, un insieme di linee guida e standard di riferimento per le società emittenti, che poggiano su quattro pilastri. Il primo è la destinazione dei capitali: i progetti finanziati devono essere associati a chiari benefici ambientali, possibilmente quantificabili: dalla tutela delle biodiversità alla lotta al cambiamento climatico, fino al controllo e alla prevenzione dell'inquinamento. Secondo: in assenza di una definizione univoca e globalmente accettata, è auspicabile una stima indipendente – effettuata da parte di un soggetto esterno - sul valore effettivo dei benefici ambientali connessi all'investimento. Terzo, la gestione delle risorse deve essere separata da altre attività, attraverso un conto o portafoglio dedicato. Quarto, la reportistica: gli emittenti devono documentare l'allocazione dei capitali a favore dei progetti indicati e tenere traccia dello stato di avanzamento lavori, pubblicando un report ad hoc almeno una volta l'anno.

“Queste linee guida sono su base volontaria”, ricorda Merzagora. “Le imprese che emettono i green bond potrebbero non avere alcuna intenzione di realizzare quanto dichiarato. O potrebbero essere coinvolte, nell'ambito della propria attività, in altre iniziative che appaiono incoerenti con gli obiettivi di tutela ambientale dichiarati”. Un esempio? L'azienda ferroviaria che emette un green bond per finanziare lo sviluppo di nuovi convogli a bassa emissione di carbonio può essere a sua volta impegnata nel trasporto di combustibili fossili.

“Per questo riteniamo che la gestione attiva giochi un ruolo centrale nella scelta dei green bond su cui investire: per valutare in modo accurato un'azienda - precisa il managing director di NN ip – occorre prendere in esame indicatori quantitativi e qualitativi relativi ai singoli progetti, alle aziende e al mercato di riferimento nel suo complesso. Per contrastare il greenwashing – la strategia di comunicazione che tende a valorizzare un presunto impegno sul fronte della tutela ambientale o della sostenibilità in generale, a fini commerciali e senza il supporto di iniziative concrete e credibili – “noi escludiamo le imprese emittenti che sono coinvolte in attività controverse: di conseguenza, estromettiamo dall'universo investibile circa il 15% degli emittenti di green bond”.

Attualmente, il portafoglio di emissioni versi su cui investe NN ip, calcolano gli analisti della società, finanzia progetti in grado di ridurre le emissioni di Co2 per un ammontare di 1.564.982 tonnellate a livello aggregato. L'equivalente di 625.993 carrozze ferroviarie o 96.068 abitazioni.

Un premio per gli obbligazionisti sostenibili

Chi acquista green bond lo fa perché vuole contribuire, con i propri risparmi, a finanziare iniziative che fanno bene all'ambiente e alla società nel suo complesso. Ma come ogni investitore, non può essere indifferente al tema dei rendimenti: qual è il ritorno atteso per le emissioni verdi?

Gli analisti di NN investment partners hanno messo a confronto la performance di un indice tradizionale specializzato nei green bond europei come il Bloomberg Barclays Msci Euro green bond index, con il paniere di riferimento per le emissioni europee, su un orizzonte di cinque anni (prima del 2016 il mercato non era ancora sufficientemente sviluppato per effettuare una comparazione rigorosa).

La conclusione, scrivono gli esperti nel report titolato Greenifying your fixed income portfolio, è che “gli investitori possono aspettarsi dalle obbligazioni verdi un ritorno simile o anche leggermente superiore rispetto ai bond tradizionali”. Dal 2016 all'agosto del 2020 Ie emissioni verdi hanno consegnato un rendimento annuo del 3,4%, ottenendo una sovraperformance dello 0,7% l'anno, a fronte di una volatilità leggermente superiore. L'extra-rendimento dei green bond ha trovato conferma ogni anno, dal 2015, eccetto il 2018.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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