Asset digitali conquistano consulenti e Hnwi, meno gli istituzionali

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Gli investitori istituzionali sono più propensi a includere gli asset digitali, anche se a mostrare una maggiore apertura sono soprattutto i consulenti e Hnwi

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Dichiarano “una percezione positiva degli asset digitali” solo il 6% dei fondi pensione, il 3% delle fondazioni e il 18% degli hedge fund. Al contrario il gradimento sale al 38% fra i family office, al 58% fra i consulenti finanziari e al 74% fra gli investitori finali Hnw.

I portafogli degli investitori istituzionali sono sempre più propensi a includere gli asset digitali, anche se ad aver mostrato una maggiore apertura, fra 2021 e 2022, sono stati soprattutto i consulenti finanziari e gli investitori finali benestanti (high-net-worth). E’ quanto rileva Fidelity Digital Assets nella nuova edizione del suo “Institutional Investor Digital Assets study”. 


Nella prima metà del 2022 il 58% degli investitori istituzionali avevano degli investimenti in essere in asset digitali, un aumento di sei punti percentuali rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. La diffusione di questo investimento nei portafogli istituzionali è superiore in Asia, dove viene riportata dal 69% degli intervistati, ma è in crescita anche in Europa (al 67%, 11 punti in più rispetto al 2021) e negli Usa (42%, con un incremento di 9 punti). 

In generale, l’81% degli intervistati crede che gli asset digitali possano avere un ruolo nei portafogli. Il sondaggio, condotto da Coalition Greenwich su 1.052 soggetti fra gennaio e giugno, per la verità non include solo investitori istituzionali, ma anche individui High-net-worth e consulenti finanziari che assieme costituiscono oltre la metà del campione. In effetti, gli investitori istituzionali più tradizionali restano ancora piuttosto guardinghi sugli asset digitali. 

Dichiarano “una percezione positiva degli asset digitali” solo il 6% dei fondi pensione, il 3% delle fondazioni e il 18% degli hedge fund. Al contrario il gradimento sale al 38% fra i family office, al 58% fra i consulenti finanziari e al 74% fra gli investitori finali Hnw. 

Al di là della mera percezione, investe attualmente in asset digitali l’82% degli Hnwi e il 73% dei consulenti finanziari, contro 5% dei fondi pensione e il 7% degli hedge fund.

Non tutte le categorie intervistate hanno osservato un aumento nella propensione ad investire in asset digitali in futuro. Rispetto al 2021 la quota di hedge fund che si dice intenzionata a investire in questo mondo si è ridotta dal 56 al 38%. Al contrario, gli investitori Hnw sono aumentati dal 70 all’86%. Negli Stati Uniti, in particolare, la quota di investitori benestanti intenzionata ad entrare nel mondo dei digital asset è più che raddoppiata dal 31 al 74% nell’ultimo anno. 

Significativa anche il 30% di fondi pensione che, nonostante i modesti livelli attuali, esprime l’intenzione di investire in digital asset nel futuro. Assomando tutte le componenti del campione preso in esame, l’attrattiva dei digital asset risulta in aumento: l’88% degli intervistati dichiara che le caratteristiche di questi prodotti sono interessanti, in aumento di 5 punti negli Usa e di 2 punti in Europa, mentre l’apprezzamento in Asia rimane stabile. 


Che cosa attira degli asset digitali 

Che cosa attira del mondo delle criptovalute e degli asset digitali? Per il 43% degli intervistati, dato stabile rispetto al 2021, è l’elevato potenziale di rialzo. Perde quota, e a buon diritto a giudicare dai dati più recenti in materia, la decorrelazione degli asset digitali con gli altri strumenti finanziari (citata dal 25% quest’anno contro il 37% del 2021). Crescono, invece, gli apprezzamenti ricevuti dalla partecipazione alla finanza decentralizzata (si sale dal 13 a 23%) e per le opportunità di rendimento (dal 15 al 23%). In questo ambito uno dei metodi per estrarre rendimento da criptovalute come ether consiste nel fornirle come liquidità dei servizi di finanza decentralizzata, in cambio di un interesse: il cosiddetto staking. 

 … E che cosa no 

 Il principale ostacolo che frena gli investimenti in asset digitali rimane l’elevata volatilità, citata dal 50% degli intervistati. Altre preoccupazioni citate dagli investitori intervistati includono la mancanza di fondamentali per valutarne il valore appropriato (37%), le preoccupazioni per la sicurezza (35%) e la manipolazione del mercato (35%).

“L’aumento dell’adozione che si riflette nei dati indica una forte prima metà dell’anno per il settore degli asset digitali. Sebbene i mercati abbiano affrontato venti contrari negli ultimi mesi, riteniamo che i fondamentali degli asset digitali rimangano solidi e che l’istituzionalizzazione del mercato negli ultimi anni lo abbia posizionato in modo da resistere ai recenti eventi”, dichiara Tom Jessop, presidente di Fidelity Digital Assets. “Gli investitori istituzionali sono esperti nella gestione dei cicli e i fattori in gran parte intrinseci che hanno citato come interessanti in questo studio probabilmente rimarranno anche quando il mercato uscirà da questo periodo”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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