Mobilitare capitali privati verso l’economia reale, rafforzare il dialogo tra istituzioni e mercato, interrogarsi sul ruolo del private capital in una fase in cui il dibattito sul credito privato si è fatto più acceso. Sono i temi al centro dell’evento “Economia Reale leva di crescita per mercato ed imprese. Istituzioni, Capitali e operatori: tre pilastri dell’innovazione”, promosso da Anthilia Capital Partners Sgr il prossimo 13 maggio alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano.
Il timing non è casuale. In uno scenario attraversato da nuove tensioni geopolitiche, interrogativi sulla crescita europea e crescente attenzione sul ruolo del risparmio privato come leva di sviluppo, il confronto riunirà esponenti delle istituzioni, accademici, banchieri e operatori di mercato per discutere un nodo sempre più centrale: come trasformare il capitale inerte in capitale produttivo a sostegno delle imprese.
Rappresentanti del MEF e delle Istituzioni si confronteranno su iniziative concrete a supporto del tessuto delle PMI italiane a partire da una relazione del professor Marco Fortis che evidenzierà il ruolo dell’Italia nel panorama produttivo europeo. Il programma metterà a confronto il punto di vista di istituzioni, università, sistema bancario e gestori, in un dialogo che ruota attorno a quattro grandi driver: normativa, capitali, competenze e innovazione.
Dall’idea di sistema al nodo dei capitali per le PMI
“Normativa, mercato e operatori non sempre si muovono in coordinamento – osserva Daniele Colantonio, Partner e consigliere di Anthilia Capital Partners Sgr – mentre il tema dell’accesso dei capitali all’economia reale richiede una visione di sistema, regole chiare ed operatori che remino nella stessa direzione”.
È un punto che attraversa l’intera logica dell’evento: il sostegno alle PMI non come tema di nicchia, ma come snodo competitivo del Paese.
Non a caso uno dei messaggi chiave che emergeranno nel confronto riguarda il ruolo del risparmio privato. “L’80% dell’economia mondiale non è quotata”, ricorda Colantonio. “Gli strumenti che consentono accesso a quel mondo pongono certamente attenzione sulla ridotta liquidità degli impieghi, ma offrono opportunità di diversificazione e rendimenti differenziali”.
Qui si innesta uno dei nodi più dibattuti: come favorire una maggiore allocazione verso economia reale senza snaturarne le caratteristiche e mantenendo coerenza tra profilo di rischio, orizzonte temporale e bisogni dell’investitore.
Secondo Colantonio, la parola chiave resta una: pianificazione.
“Una parte di portafoglio può e deve essere pensata con logica di medio-lungo termine. L’economia reale non può rispondere a logiche di trading o di breve termine, funziona diversamente”.
Il ruolo di banche e Sgr come “ingranaggi” di sviluppo
Un altro asse centrale dell’evento riguarda la collaborazione tra banche e gestori specializzati come canale per convogliare capitale verso il tessuto produttivo.
Nel panel dedicato interverranno esponenti di Banco Desio, Cassa Lombarda, Banca Valsabbina oltre al CEO di Anthilia Sgr, in un confronto tra modelli (Banca-Sgr) diversi ed allo stesso tempo complementari.
L’idea di fondo è che il private capital non sia solo una fonte di finanziamento alternativa, ma una vera e propria leva a supporto della crescita.
“Le Sgr specializzate rappresentano un tassello di questo ingranaggio”, spiega Colantonio. “Costruiscono i veicoli che consentono alle reti distributive e agli investitori di sostenere concretamente le imprese”.
Private credit: oltre le semplificazioni
Il tema si inserisce peraltro in un momento in cui il dibattito sul private credit si è intensificato, complice le tensioni che hanno coinvolto alcuni veicoli semi-liquidi a livello internazionale e i timori riemersi attorno a liquidità, valutazioni e possibili effetti di contagio.
Un confronto inevitabile, anche alla luce di un mercato che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente e che oggi impone maggiore selettività. Ma, osserva Daniele Colantonio, il rischio è leggere fenomeni molto diversi con la stessa lente.
“Non si possono sovrapporre le criticità emerse in alcuni prodotti statunitensi con il mercato europeo del private debt, che ha strutture, diversificazione e presidi regolamentari profondamente diversi”.
Il riferimento è, in particolare, alle tensioni osservate su alcuni veicoli semi-liquidi, dove il mismatch tra richieste di rimborso e natura illiquida degli attivi sottostanti ha riacceso gli interrogativi sul modello e le possibili proposte di miglioramento. Un tema che, secondo Colantonio, non va però confuso con il funzionamento dei fondi chiusi tradizionali, dove l’orizzonte di investimento e disinvestimento è definito ex ante e non soggetto a dinamiche di riscatti.
Il punto, semmai, è distinguere tra criticità legate ad alcune strutture di prodotto e le caratteristiche dell’asset class nel suo complesso. Anche perché, osserva, nel mercato europeo il tema della diversificazione settoriale, della disciplina contrattuale nei finanziamenti e dei presidi di controllo rende il contesto diverso rispetto a quello che ha alimentato alcune preoccupazioni oltreoceano.
Nel dibattito si innesta anche una riflessione più ampia: quali traiettorie potrà assumere l’apertura dei private markets al mondo wealth. Soluzioni pensate per aumentare flessibilità e “ridurre l’illiquidità” sono percorribili entro determinati limiti, stando attenti a non alterare il requisito necessario di “capitale paziente”.
Una riflessione che va oltre l’attualità. Per Colantonio, il tema non è negare che esistano fisiologici rischi di mercato, da confrontare peraltro con i relativi rendimenti attesi, ma evitare che singoli episodi inducano letture generalizzate di un’asset class ben più ampia di certe narrazioni. L’auspicio è sempre di usare la lente di ingrandimento prima del megafono.
“Ogni investimento incorpora rischio. Il punto è comprenderne struttura e funzione in portafoglio. Per questo la parola chiave resta pianificazione”.
Più che una difesa corporativa dell’asset class, l’auspicio è di ricondurre il dibattito su un terreno meno emotivo e più analitico: distinguere tra eccessi di alcune strutture, vulnerabilità da monitorare e ruolo che il capitale privato può continuare ad avere nel finanziamento dell’economia reale.
Del resto, il tema rimanda a una questione ancora più ampia: in un contesto in cui i bilanci pubblici hanno margini sempre più limitati nel sostenere da soli la crescita del sistema economico, il rapporto tra risparmio privato e sviluppo produttivo non appare più una nicchia per addetti ai lavori, ma un nodo strutturale per l’economia europea. Ed è anche su questo crinale, tra prudenza, innovazione e capacità di canalizzare capitale verso l’economia reale, che si gioca una parte della discussione aperta dall’evento milanese.
Un confronto che guarda avanti
Nella visione dell’evento, il tema non è solo come finanziare l’economia reale oggi, ma quale architettura costruire per i prossimi anni.
In questo senso il confronto del 13 maggio si propone come momento di riflessione su un passaggio cruciale: il progressivo ruolo del capitale privato non più come complemento, ma come componente strutturale del finanziamento all’economia.
Ed è forse qui il messaggio di fondo della giornata.
“L’impresa resta l’anello fondamentale del sistema economico”, conclude Colantonio. “Se si creano condizioni perché cresca, si alimenta un circuito virtuoso che riguarda investitori, famiglie e Paese”.
Un tema che, in una stagione di grandi trasformazioni, va ben oltre il perimetro di un singolo evento.
